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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16276/2026 del 06/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza di condanna per il delitto di cui all'art. 7, comma 1, d.l. 4/2019 sollevando cinque censure: (1) incompetenza territoriale, poiché la difesa sosteneva che la condotta omissiva si era perfezionata nel luogo di presentazione delle DSU (CAF/Patronato di Cutro/Crotone) e non nel luogo di residenza o presso la sede INPS indicata dalla Corte d'appello; (2) vizio relativo all'elemento soggettivo del reato, contestando che mancasse il dolo specifico dato che l'imputata credeva erroneamente di aver diritto al beneficio e si era affidata al CAF/patronato; (3) mancanza di motivazione sull'attribuzione della condotta omissiva all'imputata, considerata non firmataria delle DSU e potenzialmente indotta in errore dall'intermediario; (4) carenza probatoria per mancata acquisizione della DSU quale elemento costitutivo del reato; (5) vizio nella valutazione del diniego delle circostanze attenuanti generiche, con richiamo al diritto di non rispondere e alla situazione personale e di bisogno dell'imputata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo fondato e assorbente. Dopo un'analisi sul carattere del reato previsto dall'art. 7 d.l. 4/2019 (reato di pericolo concreto a consumazione anticipata e reato di mera condotta), la Corte ha stabilito che la competenza territoriale va individuata nel luogo in cui la domanda e la DSU sono state effettivamente presentate (luogo di consumazione della condotta), non nel luogo in cui la dichiarazione produce effetti amministrativi o dove risiede il beneficiario. Nel caso concreto la competenza territoriale è stata attribuita al Tribunale di Crotone (patronato/CAF di Crotone). Conseguentemente la sentenza impugnata della Corte d'appello di Milano è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone per il prosieguo. Le altre censure sono risultate assorbite dalla decisione sul primo motivo.

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. 4/2019

    "1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui all'articolo 3, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni"

    La Corte ha interpretato la norma come reato di pericolo concreto e di mera condotta: la consumazione coincide con la realizzazione della condotta (es. presentazione/omissione nella DSU) e il dolo specifico è elemento qualificante della fattispecie

  • art. 8 cod. proc. pen.

    Riferito dalla difesa in tema di competenza territoriale; la Corte di Cassazione richiama il principio che la competenza territoriale si radica nel luogo di consumazione del reato, che per i reati di mera condotta coincide con il luogo in cui è stata presentata la dichiarazione omissiva (DSU)

  • art. 5 d.l. 4/2019

    Richiamato quale norma che disciplina la DSU e la procedura di richiesta del beneficio: la DSU è l'atto da cui origina la condotta rilevante ai fini penali

  • art. 8 d.l. 4 maggio 2023, n. 48 (e art. 1, comma 318, legge n. 197/2022)

    La Corte segnala che, pur essendovi abrogazioni e successive disposizioni relative a fattispecie sovrapponibili, la responsabilità penale resta tutelata dalle norme transitorie e dalle fattispecie sostitutive che mantengono la rilevanza penale delle condotte relative ai sussidi

  • art. 606 comma 1 lett. d) cod. proc. pen.

    Citato dalla difesa in ordine alla motivazione insufficiente; la Cassazione ha comunque deciso che il primo motivo era risolutivo, assorbendo le altre doglianze

  • art. 235 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa riguardo agli elementi costitutivi del reato che avrebbero dovuto essere acquisiti; la Corte ha evidenziato l'importanza della prova documentale (DSU) ma ha risolto il ricorso sul tema della competenza territoriale

Massime di principio

  • Per i reati legati a dichiarazioni per l'ottenimento di benefici (es. DSU/ Reddito di cittadinanza), la consumazione del reato di mera condotta si verifica nel luogo in cui la dichiarazione è presentata: la competenza territoriale segue il luogo di presentazione, anche se l'ente erogatore ha sede altrove.
  • L'art. 7 d.l. 4/2019 è da considerare reato di pericolo concreto e di mera condotta: non è necessario il verificarsi di un evento dannoso per la consumazione; il giudice deve accertare, sulle concrete circostanze del caso, l'esistenza del pericolo rilevante.
  • La qualificazione del dolo specifico è centrale: la mera omissione non basta a provare il dolo fraudolento se l'imputato ha ragionevole convinzione di avere diritto al beneficio o si è affidato a intermediari incaricati della compilazione.
  • Quando le dichiarazioni vengono predisposte o trasmesse tramite intermediari (CAF, patronati), va attentamente valutata l'attribuibilità della condotta all'interessato (sottoscrizione, ruolo dell'intermediario, affidamento), e la mancata firma può assumere rilievo probatorio rilevante.
  • La mancata acquisizione di documenti-chiave (es. DSU) può costituire un vizio istruttorio significativo, ma se la decisione della Corte d'appello viene annullata per ragioni decisive (es. incompetenza territoriale), le altre doglianze possono risultare assorbite e riesaminate in sede competente.
  • Il diritto di non rispondere nelle indagini non può essere usato di per sé per deprezzare la posizione dell'imputato; l'apprezzamento delle attenuanti generiche richiede valutazione complessiva di elementi soggettivi e personali.

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