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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38877/2022 del 14/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva revocato l'ordine di demolizione di una mansarda in Aversa. Il Procuratore deduceva due motivi: (1) violazione dell'art. 31 d.P.R. n. 380/2001 sostenendo che la domanda di sanatoria era stata presentata dopo il decorso dei 90 giorni dalla notifica dell'ordine di demolizione e quindi l'immobile era divenuto patrimonio comunale; (2) errata applicazione dell'art. 666 c.p.p., per mancanza di interesse del Tessitore a proporre l'incidente di esecuzione poiché il bene sarebbe stato acquisito al patrimonio del Comune.

La decisione

Il ricorso del Procuratore è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il Tribunale, nel valutare l'incidente di esecuzione, avesse correttamente applicato la disciplina del condono (in particolare il comma 19 dell'art. 39 della L. 724/1994 richiamato dall'art. 32 della L. 326/2003) e avesse legittimamente considerato validamente rilasciato il permesso di costruire in sanatoria del 31 marzo 2008. La Corte ha inoltre puntualizzato che il ricorrente non ha indicato elementi di fatto concreti per dimostrare l'illegittimità del permesso di sanatoria (ad es. superamento dei limiti volumetrici o prosecuzione delle opere oltre i termini), limitandosi all'affermazione della perdita di interesse dopo 90 giorni; per tali ragioni il ricorso è stato respinto.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. n. 380 del 2001

    Richiamato dal ricorrente come norma rilevante per la perdita dell'interesse del proprietario dopo il decorso dei termini per l'esecuzione dell'ordine di demolizione; la Corte osserva però che l'applicazione effettiva dipende dalla legittimità del provvedimento di sanatoria.

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Il ricorrente ha invocato la mancanza di interesse del proponente l'incidente di esecuzione quando il bene è acquisito al patrimonio comunale; la Corte richiede però che tale perdita di interesse sia effettiva e non presunta quando intervengono effetti della normativa sul condono.

  • art. 39, comma 19, L. 724/1994 (richiamato dall'art. 32 L. 326/2003)

    Per le opere abusive divenute sanabili in forza della presente legge, il proprietario che ha adempiuto agli oneri previsti per la sanatoria ha il diritto di ottenere l'annullamento delle acquisizioni al patrimonio comunale dell'area di sedime e delle opere sopra questa realizzate disposte in attuazione dell'articolo 7, terzo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e la cancellazione delle relative trascrizioni nel pubblico registro immobiliare dietro esibizione di certificazione comunale attestante l'avvenuta presentazione della domanda di sanatoria. Sono in ogni caso fatti salvi i diritti dei terzi e del comune nel caso in cui le opere stesse siano state destinate ad attività di pubblica utilità entro la data del 10 dicembre 1994.

    La Corte ha ritenuto applicabile tale disposizione: se il titolo in sanatoria è valido e gli oneri sono stati adempiuti, il proprietario può ottenere la revoca dell'acquisizione comunale anche se l'ordine di demolizione era già decorso.

  • art. 32 d.l. n. 268/2003 (conv. L. 326/2003), comma 25

    Richiamato dalla Corte come criterio sostanziale: violazioni come il superamento dei limiti volumetrici stabiliti per il condono o la prosecuzione delle opere oltre i termini possono invalidare il diritto alla sanatoria; in assenza di tali elementi il permesso di sanatoria può essere considerato legittimo.

  • Giurisprudenza di riferimento (es. Cass. Sez. 3, n. 45432 del 25/05/2016 - Ligorio)

    Precedenti della Corte affermano che, in linea generale, dopo il decorso inutile del termine assegnato per la demolizione il bene entra nel patrimonio comunale e viene meno l'interesse alla revoca; tuttavia ciò non esclude l'applicazione delle norme sul condono che possono ripristinare l'interesse del proprietario se sussistono i presupposti.

Massime di principio

  • La perdita automatica dell'interesse del proprietario dopo il decorso del termine per la demolizione è una regola generale, ma può essere superata se è intervenuta una sanatoria valida che, per legge, consente la revoca dell'acquisizione comunale.
  • Chi impugna una revoca dell'ordine di demolizione (es. il Pubblico Ministero) deve fornire elementi fattuali concreti per dimostrare l'illegittimità del titolo in sanatoria (ad es. superamento dei limiti volumetrici, prosecuzione dei lavori oltre i termini), non limitandosi a richiamare il principio della perdita di interesse.
  • Il giudice dell'esecuzione valuta la legittimità del provvedimento di sanatoria e la sussistenza dei presupposti normativi (art. 39 co.19 L. 724/1994 e norme richiamate); se il titolo di sanatoria è apparso regolare e non sono dedotti vizi specifici, la revoca dell'ordine di demolizione può essere confermata.
  • In casi analoghi è essenziale ricostruire la catena dei provvedimenti (ordine di demolizione, domanda di sanatoria, rilascio del permesso in sanatoria, eventuale annullamento in autotutela e decisioni del T.A.R.) e basare le censure su fatti documentati.
  • Per valutare l'interesse a proporre incidenti di esecuzione ex art. 666 c.p.p. occorre verificare se l'interesse del ricorrente è ancora attuale alla luce degli effetti della sanatoria e delle eventuali acquisizioni comunali; la mera affermazione della perdita di interesse non è sufficiente.

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