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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31845/2025 del 24/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Romano impugna la sentenza di appello che lo aveva dichiarato colpevole per più reati tributari (violazioni del dlgs n. 74/2000: art. 4, art. 2 e art. 8, unificati per continuazione). I motivi principali: 1) illegittima utilizzazione nel giudizio penale dei verbali e processi verbali redatti dalla Guardia di Finanza e da funzionari INPS in violazione dell'art. 220 disp. att. c.p.p. e senza escussione dei testi richiamati; 2) motivazione illogica per avere valorizzato dichiarazioni fondate su circostanze apprese da terzi non esaminati; 3) uso di presunzioni tipiche del diritto tributario anziché dei criteri di prova del processo penale; 4) motivazione meramente apparente e rinvio indiscriminato alla sentenza di primo grado; 5) errata negazione della sostituzione della pena detentiva breve con il lavoro di pubblica utilità ai sensi della normativa aggiornata (legge n. 689/1981 come modificata dal dlgs n. 150/2022, art. 95), con particolare riferimento al rilievo dell'età avanzata del condannato.

La decisione

La Cassazione ha rigettato o dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi, confermando la correttezza dell'utilizzabilità dei processi verbali della Guardia di Finanza e dei rilievi INPS e ritenendo non manifestamente illogica la valutazione del merito su fatti di prova. Tuttavia il ricorso è stato accolto sul punto relativo alla sostituzione della pena: la Corte di appello aveva motivato il rigetto con argomentazioni ritenute illogiche (richiamo generico alla gravità del fatto e alla età dell'imputato) e pertanto la decisione è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello di Napoli per la valutazione della sostituzione della pena detentiva breve con lavoro di pubblica utilità. Inoltre la Cassazione ha rilevato che il reato contestato al capo C) (emissione di fatture per operazioni inesistenti, ultima fattura 21/11/2013) era già prescritto al momento della sentenza di appello (21/11/2023), per cui ha annullato senza rinvio la condanna relativa a quel capo e ha eliminato la pena di 3 mesi di reclusione correlata alla continuazione, rideterminando la pena complessiva residua in 1 anno e 7 mesi di reclusione per i capi A) e B). Il resto del ricorso è inammissibile.

Norme richiamate

  • decreto legislativo n. 74 del 2000 (art. 2, art. 4, art. 8)

    Norme sostanziali che sanzionano rispettivamente l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, l'indicazione di elementi passivi inesistenti e l'emissione di fatture per consentire ad altri di evadere il fisco. Sono il fondamento della responsabilità penale contestata all'imputato.

  • art. 220 disposizioni di attuazione c.p.p.

    La Corte afferma che la mera violazione di questa disposizione non rende automaticamente inutilizzabili i risultati delle attività ispettive; chi invoca l'inutilizzabilità deve indicare la sanzione processuale prevista e dimostrare l'effettiva lesione di garanzie tali da determinare l'inutilizzabilità.

  • art. 81, comma finale, c.p.

    Richiamato in relazione all'aumento di pena per continuazione: la Corte di appello ha rideterminato l'incremento per tener conto della minore gravità di uno dei reati, e la Cassazione ha confermato la rideterminazione risultata congrua in sede di merito.

  • legge n. 689 del 1981 (art. 53-58) e dlgs n. 150 del 2022 (art. 95)

    Normativa sulle misure alternative e sulle sostituzioni della pena detentiva breve con lavoro di pubblica utilità. La Corte di cassazione ha ritenuto che la negazione del beneficio non possa fondarsi su motivazioni generiche (es. sola "gravità" del fatto o sull'età) ma richiede valutazioni concrete e obiettive sull'inefficacia rieducativa o sull'inadempimento probabile delle prescrizioni.

Massime di principio

  • I processi verbali redatti dalla Guardia di Finanza e dagli ispettori INPS, pur essendo atti investigativi, possono essere utilizzati nel dibattimento penale; la loro inutilizzabilità non è automatica in caso di violazione formale dell'art. 220 disp. att. c.p.p.: chi la deduce deve indicare e dimostrare la specifica sanzione processuale o il pregiudizio.
  • Le valutazioni di fatto operate dai giudici di merito (es. sulla inverosimiglianza di una versione difensiva o sulla insufficienza delle strutture aziendali dichiarate) sono difficilmente sindacabili in Cassazione se non per manifesta illogicità o contraddittorietà.
  • L'uso di presunzioni rilevanti in ambito tributario non esclude che i giudici penali possano trarre argomentazioni indiziarie dai dati documentali, purché la motivazione spieghi il passaggio logico dai fatti alle deduzioni di colpevolezza secondo criteri penalistici.
  • La prescrizione estingue il reato se maturata prima della pronuncia che lo conferma: la Corte di cassazione può annullare senza rinvio la condanna relativa a capo prescritto e rideterminare la pena complessiva eliminando la parte derivante dalla continuazione con quel capo.
  • La richiesta di sostituzione di una pena detentiva breve con lavoro di pubblica utilità può essere proposta anche in sede di gravame e va valutata concretamente; il rifiuto deve essere motivato su basi oggettive (prova di probabile inadempimento delle prescrizioni o di recidiva/proclività a delinquere), non su considerazioni generiche come l'età anagrafica del condannato.
  • Quando il giudice d'appello utilizza il rinvio alla motivazione di primo grado è legittimo a condizione che la decisione dia autonoma giustificazione e affronti in modo specifico le deduzioni difensive; spetta al ricorrente indicare i profili non valutati se contesta il rinvio.

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