Cassazione Penale, Sentenza n. 24530/2023 del 07/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del GIP che aveva dichiarato inammissibile l'opposizione ex art. 263 co. 5 c.p.p. contro il decreto del PM con cui era stato dichiarato non luogo a provvedere sull'istanza di restituzione dell'immobile sito in Velletri. Il ricorrente deduceva violazione di legge processuale (art. 606 lett. c) c.p.p.) in relazione agli artt. 263 e 321 c.p.p. e vizio di motivazione, sostenendo di aver continuato a godere del bene nonostante l'acquisizione dall'ente e l'ordinanza di sgombero emessa dal Comune.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la ricostruzione del GIP: gli immobili non erano mai stati sottoposti a vincolo ablativo (il GIP aveva rigettato la richiesta di sequestro preventivo), e l'opposizione proposta da Luciani è risultata inammissibile. Sul merito della restituzione, la Corte ha rilevato che il Comune di Velletri era pacificamente titolare dell'immobile, acquisito con determina dirigenziale ex art. 31 d.p.r. 380/01, e che il ricorrente era destinatario di ordinanza di sgombero del 4/8/2016 alla quale non aveva ottemperato. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la restituzione ai sensi dell'art. 262 c.p.p. va fatta a chi dimostri un diritto giuridicamente apprezzabile, e che il mero possesso non è sufficiente in assenza di prova positiva dell'ius possidendi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro 3.000.
Norme richiamate
Norma che disciplina l'opposizione agli atti del pubblico ministero; il collegio ha ritenuto l'opposizione proposta ai sensi del comma 5 inammissibile nel caso concreto.
Richiamato nella censura del ricorrente come norma processuale rilevante; la Corte non ha ritenuto fondata la doglianza relativa a questa disposizione.
Stabilisce che la restituzione delle cose sequestrate e non confiscate avviene a favore di chi ne abbia diritto e richiede prova rigorosa del diritto: la Corte ha applicato questo principio per escludere che il mero possesso giustifichi la restituzione.
Norma amministrativa richiamata per spiegare l'acquisizione del bene in favore del Comune di Velletri tramite determina dirigenziale; tale titolo amministrativo è stato ritenuto elemento decisivo a sfavore della pretesa restitutoria del ricorrente.
Massime di principio
- La restituzione di beni sequestrati non confiscati richiede la prova di un diritto giuridicamente apprezzabile; il mero possesso non è sufficiente per ottenere la restituzione.
- Quando un immobile è stato acquisito dall'ente pubblico con un titolo amministrativo valido (es. determina dirigenziale ex art. 31 d.p.r. 380/01) e sussiste un'ordinanza di sgombero non ottemperata dall'occupante, le istanze di restituzione presentate dall'occupante sono destinate a fallire.
- Se gli immobili non sono stati sottoposti a vincolo ablativo o a sequestro preventivo, l'opposizione ex art. 263 co. 5 c.p.p. può essere dichiarata inammissibile; è cruciale verificare lo stato giuridico dei beni al momento dell'impugnazione.
- Il ricorrente che pretende la restituzione ha l'onere della prova dell'ius possidendi: senza documentazione che dimostri un titolo giuridico prevalente, il giudice favorirà il titolare accertato del diritto reale.
- In casi analoghi, è determinante la prova di ottemperanza alle ordinanze di sgombero; il mancato adempimento indebolisce significativamente la posizione di chi si dice possessore.
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