Cassazione Penale, Sentenza n. 44/2023 del 03/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Crea impugna la sentenza della Corte d'appello di Messina che ha confermato la sua condanna per il reato di calunnia (con diffamazione assorbita) per querele con cui accusava il magistrato Paolo Antonio Bruno di pressioni, mancata astensione, legami con la 'ndrangheta e favoritismi. In cassazione il ricorrente deduce undici motivi: mancata/manca motivazione sull'omessa valutazione di nullità del decreto per indeterminatezza dell'imputazione; genericità dell'imputazione; omissione di integrazione del contraddittorio con il Ministro della Giustizia; violazione del diritto di difesa per nomina d'ufficio del difensore revocato e negazione di termine a difesa; illegittima revoca dell'ammissione di testimoni; diniego di poter rendere dichiarazioni spontanee perché allontanato; inesistenza del dolo nella calunnia; insussistenza del reato di diffamazione e applicabilità dell'esimente dello scritto difensivo; eccessività della pena e diniego delle attenuanti generiche; nullità per astensione del Presidente senza dichiarare la conservazione degli atti; carenza di motivazione sulla condanna alle spese e provvisionale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le parti: ha dichiarato infondati i motivi di nullità e di carenza istruttoria, ha ritenuto legittima la specificità dell'imputazione e l'effettività del diritto di difesa, ha confermato la legittimità della nomina d'ufficio dello stesso avvocato revocato salvo prova di incompatibilità effettiva, ha escluso nullità per la revoca dei testimoni e per il mancato permesso di dichiarazioni spontanee (non risultando richiesta), ha ritenuto provato il dolo della calunnia anche con riferimento alle querele, ha considerato assorbita la diffamazione nella calunnia (per cui non sussiste interesse del ricorrente a impugnare quel capo), e ha ritenuto non fondate le censure sulla pena e sulle presunte nullità formali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile o manifestamente infondato; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di una somma alla cassa delle ammende; resta confermata la condanna al risarcimento in favore della parte civile Paolo Antonio Bruno.
Norme richiamate
Norma richiamata quale rimedio straordinario utilizzato originariamente dal ricorrente per impugnare una decisione; citata nella ricostruzione dei fatti ma non decisiva per la decisione di cassazione.
Prevede la nullità del decreto che dispone il giudizio quando manca la citazione della persona offesa; applicata nella discussione sull'omessa citazione del Ministro della Giustizia ma la Corte ha ritenuto il ricorrente privo di interesse a sollevare tale nullità.
Riferimento alla nullità del decreto che dispone il giudizio; utilizzato nel quadro della questione sulla persona offesa ma non accolto per carenza di interesse del ricorrente.
Stabilisce chi può far valere determinate nullità; la Corte ha applicato il principio per escludere l'interesse del ricorrente a eccepire l'omessa citazione del Ministro.
Regola la nomina del difensore d'ufficio; la Corte conferma la legittimità della nomina anche nei confronti dell'avvocato precedentemente revocato, salvo prova di incompatibilità effettiva.
Disciplina il termine a difesa; la Corte afferma che il giudice può negarlo se la richiesta è meramente dilatoria o inutile rispetto alla concreta possibilità di difesa.
Consente la rinnovazione istruttoria in appello; la Corte osserva che la sola eventuale errata valutazione di superfluità dei testimoni in primo grado non determina nullità automatica e poteva essere trattata nei limiti dell'art. 603.
Prevede che l'imputato possa render dichiarazioni spontanee al termine della discussione su richiesta; la Corte ha ritenuto che nessuna richiesta sia stata formulata e che l'imputato espulso sia comunque rappresentato dal difensore.
Stabilisce che l'imputato espulso è rappresentato dal suo difensore e che l'ingresso per rendere dichiarazioni è sempre consentito; usato per respingere la doglianza relativa alle dichiarazioni spontanee.
Norma sull'esimente per atti giudiziari o scritti difensivi; la Corte ha ritenuto irrilevante la censura del ricorrente sulla qualificazione della querela come scritto difensivo, posto che la diffamazione era assorbita nella calunnia.
art. 591 c.p.p., comma 1, lett. a)
Regola l'inammissibilità di questioni prive di interesse; invocata per escludere il motivo sul reato di diffamazione, ormai assorbito e dunque privo di utilità per il ricorrente.
art. 133 c.p., secondo comma, n. 2
Consente di tener conto delle precedenti condanne nella determinazione della pena e nella valutazione della capacità a delinquere anche se non si procede formalmente per recidiva; la Corte ha ritenuto legittimo il riferimento a precedenti per la quantificazione della pena.
Prevede la condanna alle spese per il ricorso inammissibile o manifestamente infondato e il versamento alla cassa delle ammende; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma.
Massime di principio
- La specificità dell'imputazione è valutata in termini di garanzia del diritto di difesa: è sufficiente che il capo d'imputazione indichi l'atto contestato, il contenuto essenziale e consenta di collocare il fatto nello spazio e nel tempo; rilievi meramente generici non sono idonei a determinare nullità.
- L'omessa citazione di una persona offesa diversa dagli interessi dell'imputato (es. Ministro della Giustizia) configura una nullità ma il ricorrente deve avere interesse a farla valere; diversamente la questione è inammissibile per carenza d'interesse.
- La nomina d'ufficio di un avvocato precedentemente revocato è lecita salvo dimostrazione concreta di incompatibilità che pregiudichi la difesa; la mera dichiarazione di dissidio non è sufficiente senza prove specifiche.
- La negazione o la riduzione del termine a difesa può essere legittima se la richiesta è manifestamente pretestuosa o dilatoria; il giudice valuta la concretezza dell'esigenza difensiva.
- La decisione di ritenere superflui determinati testimoni in primo grado non determina automaticamente la nullità della sentenza; la discrezionalità sulla formazione della prova può essere censurata in appello o in cassazione solo se incide sulla completezza e sulla coerenza della motivazione.
- L'imputato espulso dall'aula è comunque rappresentato dal difensore; per ottenere di rendere dichiarazioni spontanee è necessaria una richiesta: l'assenza di istanza rileva ai fini della valutazione della violazione dell'art. 523 c.p.p.
- Quando un reato è assorbente (es. calunnia che assorbe la diffamazione), il ricorrente perde interesse a impugnare il capo assorbito, rendendo inammissibili talune doglianze strumentali.
- Le censure sul trattamento sanzionatorio richiedono contestazioni specifiche e documentate; affermazioni generiche di eccesso di pena o di omissione nella concessione di attenuanti non superano il vaglio di cassazione se non adeguatamente motivate.
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