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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 04277/2026 del 02/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Dundua ha chiesto, con istanza ex art. 671 c.p.p., il riconoscimento della continuazione tra i reati sanzionati nella sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere del 22 ottobre 2014 (definitiva 29/07/2016) e quelli della sentenza del 1 ottobre 2018 (definitiva 19/02/2019). Il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha rigettato la domanda ritenendo che lo scopo di lucro dell'imputato indicasse una volontà delinquenziale indeterminata e quindi fosse ostativo al riconoscimento della continuazione; Dundua ha impugnato tale ordinanza per violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che sussistevano gli indicatori della medesimezza del disegno criminoso (contiguità temporale, medesima natura dei reati, analogia del modus operandi, medesimi autori) e che lo scopo di lucro è, al contrario, indicatore della continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Napoli manifestamente illogica ed errata in diritto perché ha escluso la continuazione basandosi sul solo elemento del fine di lucro, interpretando tale fine come ostativo, mentre la giurisprudenza della Corte considera il fine di lucro un possibile indicatore di medesimo disegno criminoso. Inoltre il Tribunale non ha esaminato in modo adeguato gli altri indicatori (natura dei reati, prossimità temporale, identità degli autori, modus operandi). Per questi motivi la Cassazione ha annullato l'ordinanza e disposto il rinvio al Tribunale di Napoli per nuovo giudizio, con piena cognizione, ma in diversa persona fisica (in base alla dichiarazione di incostituzionalità dell'art. 34 c.p.p. nella parte pertinente).

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata per l'istanza di applicazione della continuazione in sede esecutiva; la Corte conferma che tale rimedio è utilizzabile e va valutato con verifica degli indicatori di continuazione

  • art. 624 cod. pen. (furto)

    Il fine di lucro, tipico del reato di furto, non può automaticamente escludere la continuazione: è anzi uno degli elementi indizianti del medesimo disegno criminoso

  • art. 34 cod. proc. pen.

    È richiamata la dichiarazione di incostituzionalità della parte che non prevede la possibilità che partecipi al giudizio di rinvio il giudice che aveva già provveduto sulla stessa richiesta ex art. 671 c.p.p.; di conseguenza il rinvio va celebrato da diversa persona fisica

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede una valutazione complessiva e motivata di più indicatori: natura dei reati, contiguità spazio-temporale, analogia del modus operandi, identità o costante compartecipazione degli autori, sistematicità e programmazione delle condotte; non basta valorizzare un solo elemento isolato
  • Il fine di lucro non esclude la continuazione: quando ricorra è un elemento che può rafforzare l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, specialmente nei reati contro il patrimonio
  • Il giudice dell'esecuzione (o del rinvio) deve effettuare una valutazione completa e motivata sugli indicatori evocati dalla difesa o emergenti dagli atti; decisioni fondate su travisamento dei fatti o su motivazione insufficiente sono annullabili
  • Dopo annullamento con rinvio, il giudizio deve essere celebrato da diversa persona fisica se sussistono profili di incompatibilità individuati dalla Corte costituzionale in relazione all'art. 34 c.p.p.
  • La mera affermazione della persistenza di un proposito di lucro indefinito non è di per sé idonea a negare la continuazione: occorre dimostrare che i reati successivi siano frutto di determinazione estemporanea e non pianificata nelle linee essenziali

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