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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 367/2022 del 10/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato l'esecuzione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (durata tre anni e sei mesi) già applicata con decreto del 9/6/2017 e la cui esecuzione era stata sospesa per lo stato detentivo del ricorrente. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo l'assenza di indici di persistente pericolosità sociale, il buon comportamento carcerario come prova di cambiamento, l'inversione dell'onere della prova e l'eccessiva valorizzazione dei soli precedenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta l'applicazione del quadro giurisprudenziale (in particolare la sentenza "Gattuso" e altri precedenti), che richiede la verifica dell'attualità della pericolosità dopo detenzione protrattasi almeno due anni. La Corte territoriale ha motivato che la condanna definitiva del Parisi per partecipazione, in posizione di vertice, a Cosa Nostra e per estorsione aggravata costituisce base solida per la valutazione della persistenza della pericolosità; la buona condotta in carcere è stata considerata comportamento dovuto e non indicativo di una reale revisione della condotta; la ricollocazione nello stesso contesto geografico e l'assenza di segni di distacco dal sodalizio hanno corroborato la valutazione negativa. Per questi motivi la Cassazione ha escluso vizi di diritto tali da ammettere il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159 (Codice delle leggi antimafia) - art. 14, comma 3-ter

    art. 14, comma 3-ter d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159

    Stabilisce la sospensione dell'esecuzione della sorveglianza speciale durante la detenzione e impone, quando lo stato detentivo si sia protratto per almeno due anni, un nuovo vaglio sulla persistenza della pericolosità sociale; la Corte ha ritenuto corretto il nuovo scrutinio effettuato dalla Corte d'appello.

  • d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159 - art. 15, comma 1

    art. 15, comma 1, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159

    Richiamato in relazione alla pronuncia della Corte costituzionale (n. 291/2013) che ha limitato la natura insuperabile della presunzione di pericolosità e ha imposto la considerazione della detenzione intercorsa come elemento potenzialmente rilevante per la rivalutazione della pericolosità.

  • d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159 - art. 7

    art. 7 d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159

    Impone l'obbligo di provvedere con decreto motivato; la Cassazione ha valutato che la motivazione della Corte d'appello soddisfaceva i requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità.

  • d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159 - art. 10, comma 2

    art. 10, comma 2, d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159

    Limita il ricorso per cassazione, nel procedimento di prevenzione, alle sole ipotesi di violazione di legge; la Corte ha applicato tale limite dichiarando inammissibile il ricorso per questioni di merito.

  • legge 27 dicembre 1956, n. 1423 - art. 4, penultimo comma

    art. 4, penultimo comma, legge 27 dicembre 1956, n. 1423

    Richiamata come precedente normativo che limita il sindacato di legittimità nei procedimenti di prevenzione (congenere alla previsione dell'art. 10 d.lgs. 159/2011).

  • codice di procedura penale - art. 606, comma 1, lett. c) e lett. e)

    art. 606, comma 1, lett. c) e lett. e) cod. proc. pen.

    Indica i limiti della censura in Cassazione: è ammessa la denuncia di motivazione inesistente o meramente apparente (lett. c) ma sono escluse le censure meramente di merito (lett. e); la Corte ha applicato questo principio.

  • codice di procedura penale - art. 616

    Prevede l'obbligo di condanna alle spese e le conseguenze economiche in caso di rigetto/inammissibilità; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

  • Corte Costituzionale - sentenza n. 291 del 2013

    Corte cost. n. 291 del 2013

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale nella parte in cui non prevedeva la necessità di rideterminare l'attualità della pericolosità quando l'esecuzione della misura fosse sospesa per detenzione; tale principio è stato richiamato dalla Corte per giustificare il nuovo vaglio.

Massime di principio

  • Quando l'esecuzione di una misura di prevenzione è stata sospesa per detenzione protrattasi almeno due anni, il giudice deve compiere un nuovo vaglio sull'attualità della pericolosità sociale al momento dell'esecuzione.
  • La condanna definitiva per partecipazione in posizione di vertice a un'associazione di tipo mafioso costituisce una solida base indiziaria che legittima una presunzione semplice di persistenza della pericolosità, purché corroborata da elementi fattuali specifici.
  • La buona condotta carceraria, da sola, difficilmente è idonea a dimostrare la perdita della pericolosità sociale, soprattutto se non accompagnata da evidenze di una critica rimeditazione del passato criminale o di un concreto e manifesto distacco dal contesto associativo.
  • La ricollocazione nel medesimo contesto geografico e la persistenza di condizioni favorevoli al sodalizio rappresentano elementi utile a confermare il rischio di riattivazione di comportamenti illeciti.
  • In sede di Cassazione nel procedimento di prevenzione il sindacato è limitato a questioni di diritto e a vizi quali la motivazione inesistente o meramente apparente; non è consentito un riesame di merito dei fatti e delle prove valutate dal giudice di merito.
  • La presunzione semplice di pericolosità connessa alla partecipazione associativa è reversibile, ma per superarla è necessario portare elementi concreti e specifici che dimostrino il venir meno della natura strutturale dell'apporto al sodalizio.

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