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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19200/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Lecce che aveva rigettato l'appello contro l'ordinanza del GIP del 22/03/2024 con la quale era stata applicata la custodia cautelare in carcere per il reato di tentata estorsione ai danni di Salvatore Simone, aggravata dal metodo mafioso. I difensori deducevano: copia/incolla delle prime pagine dall'ordinanza relativa a coindagato Annis con conseguente travisamento dei fatti; vizio nella valutazione dell'attualità e persistenza delle esigenze cautelari (pericolo di recidiva e di inquinamento probatorio) e nella ritenuta necessità esclusiva della custodia cautelare in carcere; omissione di valutazione delle dichiarazioni difensive che qualificavano i rapporti come lavorativi/commerciali; erronea applicazione della presunzione di adeguatezza della misura ex art. 416-bis.1 c.p. rispetto allo status di imprenditore del ricorrente; mancata dimostrazione dei collegamenti funzionali con l'ambiente mafioso.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità sulle misure cautelari sia limitato al controllo dell'atto impugnato e dell'adeguatezza e congruenza del tessuto argomentativo rispetto alla logica e ai principi di diritto; non sono emerse carenze motivazionali tali da giustificare l'accoglimento. Il Tribunale del riesame aveva accertato la presenza e la partecipazione di Cava alle condotte estorsive (anche ricorrendo a valutazioni sulla non occasionalità del contributo e sulla fiducia nel sodalizio), aveva considerato irrilevante l'attività d'impresa ai fini del superamento della presunzione prevista per i delitti con aggravante di metodo mafioso, e aveva ritenuto adeguata la custodia in carcere, anche alla luce del breve tempo dall'adozione della misura. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di € 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. La sentenza dispone altresì gli adempimenti di cancelleria ex art. 94, comma 1 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3 c.p.p.

    "In tema di applicazione di misure cautelari personali, la doppia presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari e di adeguatezza della custodia in carcere, prevista per i delitti di cui all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen., deve intendersi riferita anche ai delitti tentati, aggravati ai sensi dell'art. 416-bis.1 cod. pen."

    La Corte ha richiamato la presunzione legale che, per reati con aggravante di metodo mafioso (anche se tentati), sussistono le esigenze cautelari e l'adeguatezza della custodia in carcere salvo che il ricorrente riesca a superare la presunzione con argomentazioni concrete e specifiche.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    L'aggravante connessa al metodo mafioso è stata ritenuta applicabile e rilevante per l'applicazione della presunzione di cui all'art. 275 c.p.p.; la presenza dell'aggravante rafforza la giustificazione della custodia cautelare quando sono emersi elementi di partecipazione.

  • art. 51, comma 3-bis, c.p.p.

    Richiamato nel quadro della giurisprudenza che legittima la doppia presunzione in favore dell'applicazione della custodia per taluni delitti gravi; la Corte ha applicato analogicamente tale orientamento ai reati tentati aggravati dalla 416-bis.1.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che consente la condanna alle spese del procedimento in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione; la Corte ha inoltre ravvisato profili di colpa ed ha irrogato la sanzione alla Cassa delle ammende.

  • art. 94, comma 1 c.p.p.

    Richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla pronuncia, senza incidenza sul merito.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari la Corte di cassazione esercita un sindacato limitato: controlla l'adeguatezza e la congruenza del ragionamento motivazionale del giudice di merito, non reinterpreta liberamente le risultanze probatorie.
  • La presenza dell'aggravante per metodo mafioso (art. 416-bis.1) estende la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari anche ai delitti tentati; il tentativo aggravato può giustificare la custodia in carcere salvo efficace prova contraria.
  • L'attività imprenditoriale o il ruolo sociale del indagato non sono di per sé idonei a superare la presunzione; occorre produrre elementi specifici e concreti che dimostrino l'assenza di collegamenti funzionali con l'ambiente criminoso o l'irrilevanza del rischio di reiterazione o di inquinamento probatorio.
  • Lamentare errori formali (es. copia/incolla) è possibile ma non sufficiente: bisogna dimostrare che l'errore abbia effettivamente travisato i fatti o compromesso la valutazione delle esigenze cautelari.
  • Per impugnare efficacemente una misura cautelare in cassazione è necessario far emergere carenze logiche o giuridiche nella motivazione del giudice di merito, mostrando che le conclusioni non sono sostenute da adeguato tessuto argomentativo e/o siano contraddette dalle risultanze processuali.
  • La dichiarazione di inammissibilità può comportare condanne alle spese e, in presenza di profili di colpa, sanzioni alla Cassa delle ammende: valutare attentamente la fondatezza del ricorso prima di proporlo.

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