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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16225/2022 del 27/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Milano che, nell'ambito di indagini per bancarotta fraudolenta della STF s.p.a., ha disposto il sequestro preventivo della somma di euro 930.000,00 ritenuta profitto del reato. La ricorrente era indagata come membro degli organi societari e beneficiaria personale di flussi di denaro riconducibili a presunte distrazioni patrimoniali operate tra STF, TRIHOLDING e società collegate. Il ricorso in Cassazione contestava: insufficiente e meramente apparente motivazione del Tribunale riguardo al periculum in mora; mancata valutazione delle incertezze temporali e della ricostruzione dei flussi; carenza del nesso di pertinenzialità tra le somme sequestrate e il presunto profitto; violazione delle regole sulla sospensione dell'esecuzione dell'ordinanza (art. 310 c.p.p.)

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione adeguata e comprensibile, avendo verificato il fumus mediante l'analisi concreta dei flussi monetari e desunto il periculum dalla spiccata capacità degli indagati di distribuire e disperdere il profitto illecito attraverso molteplici e ramificate modalità. La Corte ha applicato il principio consolidato sulla natura fungibile del denaro (richiamando l'indirizzo delle Sezioni Unite), affermando che, quando il profitto è costituito da denaro, il nesso di pertinenzialità è sussistente in re ipsa e non richiede l'identificazione materiale e temporale delle singole banconote. Il quarto motivo (sospensione dell'esecuzione) è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse, essendo il sequestro ormai esecutivo. Conseguentemente il sequestro di euro 930.000,00 è stato confermato e il ricorso cassato; sono a carico della ricorrente le spese processuali come disposto.

Norme richiamate

  • art. 321, comma 2 c.p.p.

    Norma che consente il sequestro preventivo quale misura cautelare reale; applicata per disporre l'apprensione delle somme ritenute profitto del reato.

  • art. 322-bis c.p.p.

    Disciplina dell'appello del Pubblico Ministero contro i provvedimenti del gip; rilevante per la funzione del Tribunale quale giudice del riesame che ha riformato il rigetto del gip.

  • art. 310 c.p.p.

    Norma sugli effetti delle decisioni in sede di appello (sospensione degli effetti delle decisioni che accolgono l'appello); oggetto di contestazione dalla ricorrente in relazione all'immediata esecuzione dell'ordinanza, ma ritenuta inapplicabile per difetto d'interesse.

  • art. 606, comma 1, cod. proc. pen.

    Individua i motivi di ricorso per cassazione; richiamata in relazione ai vizi denunciati (violazione di legge e carenza della motivazione).

  • art. 125, comma 3 c.p.p.

    Richiama obbligo di motivazione degli atti; la ricorrente deduceva nullità per motivazione apparente ma la Corte ha ritenuto la motivazione sufficiente.

  • art. 110 cod. pen. e art. 223 (L. fall.) in relazione agli artt. 216 e 219 L. fall.

    Norme sostanziali contestate (concorso nel reato e fattispecie di bancarotta: distrazione di beni e conseguenti profili di responsabilità); sulla base delle contestazioni il Tribunale ha ritenuto sussistente il fumus per il reato di bancarotta.

  • Principio giurisprudenziale (Sezioni Unite e precedenti)

    Richiamo a orientamenti di Legittimità (Sez. U. e sentenze 'Gubert', 'Lucci' e Sez. U. n. 42415/2021) che affermano la fungibilità del denaro: quando il profitto è denaro il nesso di pertinenzialità è in re ipsa e la confisca diretta è possibile anche senza identificazione materiale delle singole somme.

Massime di principio

  • Per disporre il sequestro preventivo di somme ritenute profitto del reato è sufficiente che il giudice del riesame accerti il fumus attraverso una ricostruzione concreta dei flussi patrimoniali: la motivazione può essere sintetica ma deve rendere comprensibile l'iter logico-giuridico
  • La natura fungibile del denaro consente di applicare la confisca (e il sequestro preventivo propedeutico) su somme presenti nel patrimonio dell'indagato anche se non materialmente coincidenti con le specifiche somme provento del reato; il nesso di pertinenzialità può sussistere in re ipsa
  • Il periculum in mora ai fini del sequestro può essere desunto dalla capacità dei soggetti di distribuire e disperdere il profitto illecito attraverso molteplici e ramificate modalità, anche se i movimenti risultano tracciabili: la complessità e la possibilità di dispersione rendono concreto il rischio di aggravamento
  • Le incertezze temporali o parziali lacune nella ricostruzione non automaticamente escludono la misura cautelare reale, purché esistano elementi indiziari concreti che rendano plausibile l'effettivo accrescimento patrimoniale illecito
  • La valutazione del giudice del riesame sulle misure reali è limitata alla verifica del fumus e del periculum e non equivale a un sindacato di merito sulla fondatezza definitiva dell'accusa
  • Le doglianze sulla mancata applicazione della sospensione degli effetti dell'appello (art. 310 c.p.p.) possono essere prive di interesse se, al momento della decisione di legittimità, la misura è ormai divenuta esecutiva e il ricorrente non dimostra un danno attuale specifico
  • Difesa e PM devono mettere a fuoco la prova dell'accrescimento patrimoniale: per il prevenuto è utile documentare la lecita origine o il reinvestimento delle somme in attività riconducibili alla società fallita per contrastare l'allegazione di profitto illecito

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