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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 12264/2025 del 09/05/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gli attori chiedevano l'accertamento dell'acquisto per usucapione di un resede confinante con la propria abitazione, sostenendo che un atto di cessione gratuita (notaio Orlando 19.12.1991) non era stato accettato dal Comune e quindi non aveva trasferito la proprieta'. Perciò, avendo continuato a detenere e utilizzare l'area, ritenevano maturata l'usucapione. Hanno anche dedotto l'illegittimita' della cessione come espropriazione di fatto senza indennita'. Il Comune opponeva che la cessione era collegata alla pratica edilizia per il rilascio della concessione, era stata acquisita al patrimonio comunale e inserita nel piano delle alienazioni, e che la disponibilita' dei cedenti era mera tolleranza senza interversione del possesso; inoltre i cedenti avevano in piu' occasioni chiesto la riacquisizione, riconoscendo la proprieta' comunale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale proposto da Larocca sia il ricorso incidentale del Comune. Il Collegio ha ritenuto che la cessione gratuita, inserita nel procedimento per il rilascio della concessione edilizia, vada qualificata come atto endoprocedimentale di natura pubblicistica che non richiede la forma di accettazione tipica della donazione privata; l'effetto traslativo e' avvenuto con l'acquisizione al patrimonio comunale e con l'adozione degli atti amministrativi successivi. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante la continuazione dell'uso e il pagamento di oneri tributari da parte degli originari cedenti per provare l'animus rem sibi habendi e ha escluso che fosse stata dimostrata un'interversione del possesso. Le censure relative a presunta espropriazione di fatto e nullita' dell'atto dovevano essere esperite in sede amministrativa. Documenti prodotti tardivamente in appello non hanno modificato l'esito. Per la reciproca soccombenza, le spese del giudizio di legittimita' sono compensate; la Corte ha inoltre dato atto dei presupposti per il versamento di un ulteriore contributo unificato ove dovuto.

Norme richiamate

  • art. 832 c.c.

    Richiamato in relazione alla proprieta' e alle modalita' di acquisto della stessa; la Corte lo utilizza nel piu' ampio contesto delle regole sul trasferimento della proprieta' e dell'usucapione.

  • art. 872 c.c.

    Riferito alla disciplina del possesso e dei suoi effetti in tema di usucapione; la Corte lo usa per valutare la qualita' della detenzione versus possesso con animus rem sibi habendi.

  • art. 1476 c.c.

    Richiamato dalla Corte per spiegare che il trasferimento del possesso non segue automaticamente il trasferimento della proprieta' ma puo' costituire oggetto di obbligo specifico e che la mera prosecuzione della disponibilita' da parte dell'alienante non prova di per se' l'animus rem sibi habendi.

  • art. 1333 c.c.

    Utilizzato per inquadrare la cessione collegata al rilascio della concessione edilizia come impegno nell'ambito di un procedimento, riconoscendo natura pubblicistica e vincolante dell'accordo endoprocedimentale.

  • artt. 16 e 17 R.D. 2440/1923

    Richiamati dalla ricorrente per sostenere la forma a substantiam nei contratti con la pubblica amministrazione; la Corte ha pero' ritenuto che l'atto vada qualificato come disposizione endoprocedimentale e che la forma pubblicistica non impedisca l'effetto traslativo nel quadro del procedimento amministrativo.

  • artt. 42 e 48 d.lgs. n. 267/2000

    Norme sul patrimonio comunale richiamate nelle doglianze; la Corte ha preso atto dell'acquisizione dell'area al patrimonio comunale e ha ritenuto che tale acquisizione produca l'effetto traslativo opponibile ai ricorrenti.

  • art. 10 legge 6 agosto 1967 n. 767

    Citando giurisprudenza relativa a procedure urbanistiche, la Corte ha richiamato tale norma per giustificare il principio secondo cui impegni del privato assunti nel procedimento per ottenere atti autorizzativi vengono recepiti nell'atto autorizzativo e hanno efficacia vincolante.

  • art. 2967 c.c.

    Men- zionato nei motivi del ricorso in rapporto a questioni di prescrizione e di effetti degli atti; la Corte non ha ritenuto rilevante per l'esito il richiamo alla prescrizione decennale posto che la cessione ha avuto efficacia nell'ambito del procedimento amministrativo e con l'acquisizione al patrimonio.

  • art. 360 c.p.c.

    Norma processuale richiamata per censurare motivazioni e violazioni di legge; la Corte ha esaminato le censure e le ha ritenute infondate o inammissibili secondo le previsioni di questo articolo.

  • art. 116 c.p.c.

    Richiamato in relazione alla valutazione della prova e alla sussistenza di motivazione apparente; la Corte ha ritenuto non sussistente vizio motivazionale che giustificasse la cassazione.

  • art. 96 c.p.c.

    Invocato dal Comune per ottenere la condanna per lite temeraria; la Corte d'appello aveva escluso la lite temeraria e la Cassazione ha ritenuto inammissibile la doglianza al riguardo, confermando la discrezionalita' del giudice del merito.

  • art. 112 c.p.c. e art. 384 c.p.c.

    Richiamati con riferimento alla contestazione di ammissibilita' di nuove domande o documenti in appello; la Corte ha confermato che alcune deduzioni o documenti prodotti tardivamente non potevano alterare l'esito e che la domanda principale era stata correttamente delimitata.

  • D.P.R. n. 115/2002 art. 13

    Richiamato in relazione al contributo unificato: la Corte dà atto dei presupposti per l'eventuale versamento di un ulteriore importo da parte dei ricorrenti ai sensi della norma.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, Prot. 1, art. 1

    Cited by the ricorrente to allege violation related to expropriation without indemnity; the Court noted the invocation but did not find it decisive in the civil appeal, underlining that administrative remedies were the appropriate channel.

Massime di principio

  • Se una cessione gratuita e' collegata a un procedimento per il rilascio di una concessione edilizia, va valutata come atto endoprocedimentale di natura pubblicistica e l'effetto traslativo puo' prodursi con l'adozione dell'atto amministrativo che recepisce l'impegno del privato, senza la necessita' di una 'accettazione' formale secondo le regole della donazione privata.
  • L'eventuale illegittimita' dell'atto amministrativo (es. cessione imposta nel procedimento edilizio o presunta espropriazione di fatto) va impugnata in sede amministrativa; non e' efficiente sollevare esclusivamente in sede civile questioni che attengono alla legittimita' degli atti amministrativi.
  • Per l'usucapione e' decisivo l'animus rem sibi habendi: la mera prosecuzione della disponibilita' o il pagamento di tributi non provano di per se' l'interversione del possesso; occorre una manifestazione esteriore e opponibile che dimostri il possesso in nome proprio.
  • Documenti o atti prodotti tardivamente nel corso del giudizio di appello possono risultare inammissibili o irrilevanti ai fini della decisione se non tempestivamente prodotti nel rispetto delle regole di fase.
  • La qualificazione del rapporto tra privato e amministrazione (contrattuale privatistico vs accordo endoprocedimentale) e' cruciale: se l'impegno del privato era finalizzato all'adozione di un provvedimento autorizzatorio, quel vincolo va interpretato alla stregua di parte integrante del procedimento che legittima l'intervento amministrativo.
  • In caso di controversie immobiliari connesse ad atti amministrativi, valutare parallelamente (e tempestivamente) sia la via giudiziaria civile per i profili di diritto privato sia, quando necessario, la via amministrativa per la tutela della legittimita' degli atti pubblici.

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