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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22904/2024 del 19/08/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un contratto di appalto per il servizio di pulizia e sanificazione dei presidi sanitari, stipulato nel 1999 e scaduto il 31 gennaio 2002, ma proseguito in proroga fino al 2006. L'impresa ottenne un decreto ingiuntivo per il corrispettivo dei servizi resi tra gennaio e novembre 2006; l'azienda sanitaria propose opposizione sostenendo, da un lato, che il prezzo non fosse forfettario ma dovesse essere calcolato a misura in base alle superfici effettivamente trattate, e, dall'altro, che le proroghe successive alla scadenza fossero invalide perché non consacrate in un valido atto scritto e comunque contrastanti con il divieto di rinnovo tacito/proroga oltre i limiti consentiti dalla disciplina dei contratti pubblici. Il Tribunale accolse l'opposizione, ma la Corte d'appello riformò la decisione ritenendo valida la proroga per il 2006 e rigettando l'opposizione. In cassazione l'azienda sanitaria dedusse tre motivi: omesso esame del fatto decisivo relativo alla pattuizione del corrispettivo a misura; violazione delle norme sulla forma scritta dei contratti della P.A.; violazione delle norme speciali che vietano il rinnovo tacito e limitano le proroghe tecniche dei contratti di forniture e servizi pubblici.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il secondo motivo, accolto il terzo motivo e dichiarato assorbito il primo. Ha affermato che il requisito della forma scritta nei contratti pubblici può essere soddisfatto anche mediante scambio di distinte dichiarazioni scritte, senza necessità di un unico documento, ma ha censurato la sentenza impugnata per non avere verificato la compatibilità delle proroghe con la disciplina speciale dei contratti pubblici: il divieto di rinnovo tacito e le norme sulla proroga espressa/tecnica impongono di accertare se vi fosse una specifica valutazione di convenienza e pubblico interesse e il rispetto dei termini e delle condizioni previsti dalla legge. La sentenza di appello è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'appello di Firenze in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 369 c.p.c.

    Il deposito della sentenza impugnata e dell'istanza di trasmissione del fascicolo d'ufficio risultava tempestivo, sicché l'eccezione di improcedibilità è stata respinta.

  • art. 101, secondo comma, c.p.c.

    La nullità della sentenza di primo grado per mancato contraddittorio su questione rilevata d'ufficio non poteva essere fatta valere come mera eccezione in controricorso, ma richiedeva un ricorso incidentale della parte vittoriosa in appello.

  • art. 16 r.d. 18 novembre 1923, n. 2440

    Richiamato dalla ricorrente a sostegno della necessità della forma scritta per i contratti della P.A.

  • art. 17 r.d. 18 novembre 1923, n. 2440

    La forma scritta ad substantiam nei contratti della P.A. può realizzarsi anche mediante scambio di distinte dichiarazioni scritte e non solo con un unico documento sottoscritto contestualmente.

  • art. 6, comma 2, L. 24 dicembre 1993, n. 537

    Ha introdotto il divieto di rinnovo tacito dei contratti pubblici di fornitura di beni e servizi, prevedendo la nullità dei contratti stipulati in violazione del divieto.

  • art. 23 L. 18 aprile 2005, n. 62

    Ha limitato le proroghe dei contratti scaduti o in scadenza consentendole solo per il tempo necessario alla gara, entro un massimo di sei mesi e con pubblicazione del bando entro novanta giorni.

  • art. 57, comma 7, d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163

    Ha confermato il divieto di rinnovo tacito nei contratti pubblici, in coerenza con la disciplina comunitaria sugli affidamenti.

  • art. 97 Cost.

    È richiamato per la ratio del principio della forma scritta nei contratti pubblici, legata a buon andamento, imparzialità e controllabilità dell'azione amministrativa.

  • art. 15 del contratto

    Clausola contrattuale che aveva consentito una prima proroga del rapporto.

Massime di principio

  • Nei contratti della pubblica amministrazione, il requisito della forma scritta ad substantiam non richiede necessariamente un unico documento: può risultare anche dallo scambio di dichiarazioni scritte tra le parti, oppure dall'accettazione del privato delle condizioni fissate dall'ente in un atto amministrativo, purché il programma negoziale sia univoco e determinato.
  • La validità formale di una proroga di un appalto pubblico non esaurisce il controllo del giudice: occorre verificare anche la sua compatibilità con la disciplina speciale sui contratti pubblici, in particolare con il divieto di rinnovo tacito e con i limiti normativi alle proroghe espressamente consentite.
  • Le proroghe tecniche o espressamente disposte per servizi e forniture pubbliche sono legittime solo se supportate da una concreta valutazione di convenienza e pubblico interesse e se rispettano i limiti temporali e procedurali fissati dalla legge per il tempo strettamente necessario all'espletamento della nuova gara.
  • Nel giudizio di cassazione, la parte vittoriosa in appello che intenda far valere una questione preliminare o pregiudiziale non esaminata o risolta implicitamente in suo sfavore deve proporre ricorso incidentale, non essendo sufficiente la mera riproposizione della questione nel controricorso.

Come è indicizzato

MaterieAppaltoImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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