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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19382/2025 del 23/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza di conferma della condanna per furto aggravato (art. 625 n.4 e 8-bis c.p.). Il ricorrente ha proposto tre motivi: 1) nullità per mancata concessione del termine a difesa in sede di giudizio direttissimo, con contestuale celebrazione del rito abbreviato senza che l'imputato avesse effettivamente optato in udienza; 2) contestazione della sussistenza della circostanza aggravante ex n.8-bis (contestata la ricostruzione dei fatti circa il luogo e le modalità del tentativo di furto); 3) vizio di motivazione e eccessiva dosimetria della pena in relazione alla valutazione della stabile dimora.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto fondato il primo motivo: dal verbale è emerso che non vi fu richiesta formale di rito abbreviato in udienza ma solo il rilascio di procura speciale per una richiesta successiva, e la difesa aveva tempestivamente eccepito la nullità relativa alla negazione del termine a difesa. Alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 243/2022, il diniego del termine ha leso il diritto di difesa e ha determinato la nullità del giudizio. Pertanto la sentenza è stata annullata con rinvio al giudice di primo grado (annullamento con rinvio ex art. 623 comma 1 lett. b), richiamando art. 604 comma 4 seconda parte c.p.p.). La Cassazione ha disposto altresì il principio secondo cui, in giudizio direttissimo, il giudice è tenuto a concedere il termine richiesto dall'imputato ai fini di una scelta consapevole circa l'accesso ai riti speciali (rito abbreviato o applicazione pena ex art. 444 c.p.p.). Le altre censure (sul merito della aggravante e sulla dosimetria) non sono state accolte né decise nel merito in quanto la nullità rilevata ha reso necessario il rinvio.

Norme richiamate

  • art. 625 c.p. (furto)

    Norma sostanziale che definisce il reato contestato; nel caso era contestata la forma aggravata ai sensi dei numeri 4 e 8-bis

  • art. 8-bis comma citato in art. 625 c.p.

    Circostanza aggravante specifica contestata relativamente alla dinamica del furto; la sua applicabilità è stata dedotta dall'accusa e contestata dal ricorrente

  • art. 451 c.p.p.

    Norma sul rito direttissimo; la Corte costituzionale e la Cassazione sono intervenute sull'interpretazione delle sue previsioni in relazione alla concessione del termine a difesa

  • art. 558 c.p.p.

    Previsione sui termini e rinvii nel procedimento; l'interpretazione restrittiva che precludeva il termine è stata dichiarata incostituzionale laddove impediva la scelta consapevole del rito

  • art. 521 c.p.p.

    Richiamato nel ricorso come norma procedurale pertinente alla validità del giudizio; contestazione ricadente nell'ambito degli errori in procedendo

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Norma sulle modalità di esposizione dei motivi nel ricorso per cassazione; il ricorso è stato redatto nei limiti richiesti da tale disposizione

  • art. 180 c.p.p.

    Norma sulle nullità; la Corte ha ritenuto la nullità afferente alla negazione del termine come generale a regime intermedio, con conseguente annullamento

  • art. 182 comma 2 c.p.p.

    Stabilisce i termini per l'eccezione di nullità; la Corte ha osservato che la difesa ha tempestivamente eccepito la nullità, evitando la decadenza

  • art. 438 c.p.p.

    Regola l'istituto del rito abbreviato; la Corte ha distinto tra la formale elezione del rito in udienza e il rilascio di procura speciale che non equivale a richiesta immediata del rito; la sanatoria prevista (comma 6-bis) non si applicava perché il rito abbreviato non era stato realmente chiesto in udienza

  • art. 444 c.p.p.

    Disciplina dell'applicazione della pena su richiesta (patteggiamento); la concessione del termine serve anche a permettere una scelta consapevole su tale opzione

  • art. 604 comma 4 c.p.p.

    Richiamato come parte della disciplina sul rinvio e le conseguenze dell'annullamento; usato per motivare la trasmissione degli atti al giudice di primo grado

  • art. 623 comma 1 lett. b) c.p.p.

    Norma che dispone l'annullamento con rinvio quando ricorrono nullità non sanate; applicata dalla Cassazione per disporre il rinvio al giudice di primo grado

  • art. 611 c.p.p.

    Norma sulla trattazione del ricorso con intervento delle parti; citata per spiegare il contraddittorio nella fase di legittimità

  • art. 108 c.p.p.

    Rilevante per il principio del termine a difesa; la mancata concessione del termine incide sulle prerogative difensive

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 243 del 2022

    Fondamentale nel caso: ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'interpretazione degli artt. 451 commi 5-6 e 558 commi 7-8 c.p.p. nella parte in cui la concessione del termine a difesa nel direttissimo precludeva la successiva richiesta di rito abbreviato o di patteggiamento. Ha affermato che il termine deve essere concesso per consentire una scelta difensiva consapevole, alla luce dell'art. 24 Cost.

Massime di principio

  • In giudizio direttissimo la richiesta del termine a difesa da parte dell'imputato deve essere valutata e, ove richiesta per rendere possibile una scelta consapevole sui riti speciali, il giudice è tenuto a concederlo; il diniego illegittimo comporta nullità.
  • La mera elezione di procura speciale per chiedere in un momento successivo il rito abbreviato non equivale a una richiesta immediata del rito in udienza; occorre verificare dal verbale se vi è stata effettiva opzione in udienza.
  • L'eccezione di nullità relativa alla mancata concessione del termine deve essere sollevata tempestivamente ai sensi dell'art. 182 c.p.p.; l'omissione determina decadenza.
  • La sanatoria ex art. 438 comma 6-bis c.p.p. si applica solo se l'imputato ha effettivamente richiesto il rito abbreviato; se tale richiesta non è stata formulata, la celebrazione dell'abbreviato non sana la nullità.
  • Quando la Corte costituzionale interviene modificando l'interpretazione di disposizioni processuali, le corti devono adeguarsi e, se il difetto procedurale incide sul diritto di difesa, la conseguenza può essere l'annullamento con rinvio piuttosto che la valutazione del merito.
  • Se viene accertata una nullità che influenza la validità del procedimento, le questioni sostanziali (es. sussistenza di circostanze aggravanti o dosimetria) possono rimanere non decise e saranno riesaminate dal giudice di merito a seguito del rinvio.

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