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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32329/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Leka Elvis chiedeva l'indennizzo per ingiusta detenzione (438 giorni) subita nell'ambito di un procedimento per sequestro di persona, porto illecito d'arma e lesioni, per il quale era stato assolto con sentenza irrevocabile (art. 530, comma 2, c.p.p.). La Corte d'Appello di Roma, giudice della riparazione, aveva rigettato la richiesta ritenendo che sussistesse una colpa grave ostativa: aveva valorizzato le dichiarazioni rese dalla persona offesa nelle indagini (poi irreperibile e sottrattasi al dibattimento) e la circostanza che il ricorrente, pochi giorni dopo l'aggressione, era stato trovato nella stessa autovettura usata dagli autori del fatto, nella zona di residenza della vittima, e riconosciuto dalla stessa. La difesa ha impugnato sostenendo travisamento dei fatti, illogicità e violazione di norme (anche art. 314 c.p.p.) e ha evidenziato che le sentenze assolutorie non sono state tenute in debita considerazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto adeguata e congrua la motivazione della Corte d'Appello che, esercitando la propria autonoma valutazione nel giudizio di riparazione, poteva considerare le dichiarazioni predibattimentali della vittima e le circostanze di fatto (riconoscimento, presenza nella stessa vettura, riscontri documentali come filmati, testimonianza oculare e referto medico) come elementi idonei "ex ante" a far sorgere il ragionevole convincimento degli organi inquirenti e del giudice della cautela. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione di euro 1.000 in favore del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 530 cod. proc. pen.

    Rinvio all'assoluzione pronunciata nel processo di cognizione; la Corte osserva che l'assoluzione ai sensi di questa norma non impedisce, nel giudizio di riparazione, una rivalutazione ex ante delle condotte del richiedente ai fini della verifica di dolo o colpa grave

  • art. 526 cod. proc. pen.

    Richiamata nel ricorso dalla difesa come possibile base dell'assoluzione; la Corte rileva comunque che l'assoluzione non è dipesa esclusivamente dall'applicazione di questa norma

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Invocato dalla difesa in relazione alla nozione di dolo o colpa grave; la questione centrale è se le condotte del ricorrente siano state, ex ante, idonee a concorrere alla decisione cautelare

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi richiamati)

    Il giudice della riparazione valuta autonomamente tutti gli elementi probatori, può utilizzare dichiarazioni rese nelle indagini da soggetti poi sottrattisi al dibattimento salvo che tali dichiarazioni siano state dichiarate inutilizzabili, e verifica se vi sia stata macroscopica negligenza, imprudenza o violazione idonea a determinare o concorrere alla misura cautelare

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione svolge una valutazione autonoma rispetto al giudice della cognizione: l'assoluzione non esclude automaticamente l'assenza di colpa grave ai fini dell'indennizzo
  • Possono essere utilizzate, nel procedimento di riparazione, le dichiarazioni rese nelle indagini preliminari da persone che poi si sono sottratte al contraddittorio in dibattimento, salvo che tali dichiarazioni siano state ritenute del tutto inutilizzabili nel giudizio di merito
  • Per negare l'indennizzo il giudice deve rilevare condotte del richiedente caratterizzate da macroscopica negligenza o imprudenza (dolo o colpa grave) che, valutate ex ante, siano state idonee a concorrere a determinare l'adozione o il protrarsi della misura cautelare
  • La presenza di elementi di riscontro (filmati, testimonianze oculari, referti sanitari, riscontri sulla disponibilità del mezzo ecc.) che coeriscano con le dichiarazioni della vittima può giustificare, ex ante, il ragionevole convincimento delle autorità e ostare alla riparazione
  • In sede di legittimità è difficoltoso censurare una motivazione adeguata e congrua del giudice della riparazione: i ricorsi sono spesso dichiarati inammissibili se la decisione è ben motivata

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