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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19614/2023 del 10/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnava l'ordinanza del Tribunale di Isernia che aveva rigettato l'appello cautelare avverso il decreto di sequestro preventivo (1/9/2020) di somme disposte in funzione di confisca per equivalente, sostenendo che il decreto originario era viziato da nullità per totale assenza di motivazione sul periculum in mora e che non era ammissibile alcuna integrazione della motivazione operata in sede di rigetto della richiesta di dissequestro. Denunciava altresì carenza motivazionale circa l'attualità e concretezza del pericolo di dispersione del patrimonio, contestando che il Tribunale si fosse limitato a considerazioni generiche (natura dei beni, trasferibilità del denaro) senza valutare la situazione patrimoniale concreta della ricorrente e della società coinvolta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché, nel giudizio d'appello disciplinato dall'art. 322-bis c.p.p., il tribunale ha piena cognizione e può supplire a insufficienze o mancanze di motivazione del provvedimento cautelare. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo: il controllo in Cassazione sulle misure cautelari reali è limitato ai vizi di legge e non alle questioni di merito o all'adeguatezza della motivazione salvo che questa sia radicalmente inesistente; nel caso di specie la motivazione era presente (riferimento alla trasferibilità dei beni e alla presenza di gravi indizi, in particolare del reato di autoriciclaggio) e le doglianze sulla valutazione del patrimonio della società e sulla congruità della misura attengono a valutazioni di fatto non sindacabili in sede di legittimità. Conseguentemente il mantenimento del sequestro è stato confermato.

Norme richiamate

  • art. 125 c.p.p.

    Principio generale sulla motivazione degli atti; la Corte ricorda che vizi motivazionali radicali rientrano nel vizio di legge quando rendono incomprensibile l'iter logico-giuridico del giudice

  • art. 321 c.p.p.

    Norma sul provvedimento di riesame e sui poteri del giudice; qui richiamata in relazione alla legittimità delle valutazioni cautelari e dei relativi motivi

  • art. 322-bis c.p.p.

    Nel giudizio d'appello avverso provvedimenti cautelari reali l'impugnazione ha effetto devolutivo e attribuisce al giudice del gravame piena cognizione, con potere di rimediare a insufficienze o mancanze di motivazione del provvedimento impugnato

  • art. 325, comma 1, c.p.p.

    Limita il sindacato in Cassazione in materia di misure cautelari reali ai soli vizi di legge; pertanto la deduzione del mero vizio di motivazione è in linea di principio preclusa salvo che la motivazione sia del tutto mancante o del tutto inintelligibile

  • art. 309, comma 9; art. 324, comma 7; art. 604 c.p.p.

    Richiamate nella motivazione come disposizioni che circoscrivono l'ambito di revisione delle misure cautelari, sottolineando la differenza tra riesame e sindacato di legittimità

  • art. 648-ter.1 c.p. (autoriciclaggio)

    La contestazione di autoriciclaggio è stata ritenuta elemento significativo per valutare il pericolo di dispersione del patrimonio e quindi per giustificare il mantenimento del sequestro

  • Sentenza Sezioni Unite n. 26959/2021 (cd. Ellade)

    Richiamata dalle parti e dal Tribunale: fornisce chiarimenti interpretativi sui requisiti motivazionali del sequestro in funzione di confisca e sull'esigenza di indicare le ragioni di opportunità; la Corte ha ritenuto che, pur essendo un 'fatto interpretativo' rilevante, le valutazioni effettuate in sede di gravame possono integrare la motivazione quando il giudice d'appello abbia piena cognizione

Massime di principio

  • In appello ex art. 322-bis c.p.p. il giudice ha piena cognizione e può integrare o supplire a carenze motivazionali del provvedimento cautelare originario; quindi un vizio di motivazione non è automaticamente insanabile se il tribunale d'appello fornisce adeguata argomentazione.
  • La Corte di Cassazione, nei ricorsi riguardanti misure cautelari reali, è limitata al sindacato di legittimità e ai vizi di legge (art. 325 c.p.p.); non sindacabile in cassazione l'adeguatezza o la valutazione di merito della motivazione, salvo che la motivazione sia radicalmente mancante o incomprensibile.
  • La presenza di elementi concreti quali l'agevole trasferibilità di denaro e beni mobili e l'esistenza di indizi gravi, specie se connessi a reati che implicano condotte di autoriciclaggio, può giustificare il periculum in mora e il mantenimento del sequestro in funzione di confisca.
  • Le censure che si fondano su valutazioni della consistenza patrimoniale dell'obbligato o su considerazioni sulla fruttuosità della confisca implicano accertamenti di fatto che sono riservati al giudice di merito e normalmente non sono riesaminabili in sede di legittimità.
  • Se si ritiene mancante la motivazione nel decreto di sequestro, è importante valorizzare eventuali atti successivi del procedimento (provvedimenti di rigetto del dissequestro, archivi, ordinanze motivate) che il giudice d'appello può legittimamente richiamare per integrare il quadro motivazionale.

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