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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46756/2024 del 19/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno chiesto la ricusazione della dott.ssa Ornella Gozzo sostenendo la sua incompatibilità per aver, in precedenza, partecipato come presidente-estensore al decreto n. 23/2023 nel procedimento di prevenzione che disponeva il sequestro di quote societarie e beni a carico degli stessi Cardone. Hanno dedotto violazione e falsa applicazione dell'art. 37 c.p.p. (nella parte che, anche dopo la sentenza n. 283/2000 della Corte costituzionale, estende la ricusazione al caso in cui il giudice abbia espresso valutazioni di merito su fatti identici in altro procedimento) e violazione dell'art. 6 CEDU (mancata imparzialità, secondo il criterio dell'osservatore esterno). Contestualmente hanno censurato la motivazione della Corte di appello che aveva ritenuto che la dott.ssa Gozzo non avesse espresso una autonoma valutazione sulla "pericolosità sociale", ma si fosse limitata a recepire argomentazioni già esaminate dalla Corte di cassazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato l'ordinanza della Corte di appello di Bari che aveva rigettato la ricusazione e ha rinviato per nuovo giudizio alla stessa Corte territoriale. La Corte di cassazione ha ritenuto che, benché la dott.ssa Gozzo non avesse espresso espressamente la questione della pericolosità sociale, nel decreto di prevenzione era comunque contenuta una valutazione di merito (anche implicita) sulla tempestualità dell'acquisizione dei beni rispetto alle condotte contestate; tale valutazione incideva sui medesimi fatti oggetto del giudizio penale d'appello, giustificando la ricusazione ai sensi dell'art. 37 c.p.p. e della giurisprudenza consolidata. Di conseguenza la Corte di cassazione ha censurato la valutazione della Corte di appello che aveva escluso l'incompatibilità, ordinando un nuovo esame della domanda di ricusazione.

Norme richiamate

  • art. 37 cod. proc. pen.

    Applicata nella versione interpretata dalla Corte costituzionale (sent. n. 283/2000) e dalla giurisprudenza di legittimità: comprende la ricusazione anche quando il giudice abbia già espresso valutazioni di merito su fatti identici in altro procedimento (anche procedimento di prevenzione), tali da compromettere l'imparzialità.

  • art. 6 CEDU

    Richiamato nel profilo dell'imparzialità: rileva non solo il pregiudizio soggettivo ma anche l'apparenza di mancanza di imparzialità, verificabile a partire da dubbi obiettivamente giustificabili in un osservatore esterno.

  • art. 25, comma 1 del d.lgs. n. 159/2011

    Richiamato nella discussione sul sequestro e sulla confisca per equivalente: la valutazione della Corte di legittimità ha riguardato se la disposizione consente la valorizzazione di acquisizioni patrimoniali anche se anteriori alla proposta, con conseguenze sulla legittimità del sequestro.

  • art. 5, comma 9, legge n. 161/2017

    Rilevante in relazione all'estensione della possibilità di sequestro anche a beni diversi da quelli originariamente previsti dal d.lgs. n. 159/2011; la questione della temporalità dell'acquisizione dei beni rispetto alle condotte era centrale per la validità del sequestro.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 283/2000

    Fornisce l'interpretazione estensiva dell'art. 37 c.p.p., riconoscendo la ricusazione quando il giudice ha già formulato valutazioni di merito su fatti identici in altro procedimento.

  • Corte di cassazione, Sezioni unite penali, 6 luglio 2022, n. 25951

    Riferimento giurisprudenziale che conferma l'applicabilità del motivo di ricusazione del'art. 37 al procedimento di prevenzione e la linea interpretativa consolidata della Corte di cassazione in materia.

  • Corte di cassazione, sentenza n. 28962/2022

    Decisione che aveva annullato il precedente decreto di sequestro con rinvio; nella motivazione di tale sentenza si è modellata la valutazione sulla quale il giudice di merito (dott.ssa Gozzo) ha poi fatto perno, e che la Cassazione odierna considera comunque fonte di una valutazione di merito incidentente sul giudizio penale.

Massime di principio

  • La partecipazione di un giudice a un provvedimento in un procedimento di prevenzione contenente valutazioni sulla temporalità dei fatti o sulla sussistenza di condotte costitutive di reato può giustificare la sua ricusazione nel successivo giudizio penale sullo stesso fatto anche se la valutazione è espressa in forma implicita.
  • L'art. 37 c.p.p., come interpretato dalla Corte costituzionale e dalla Cassazione, si applica anche ai procedimenti di prevenzione: non è necessario che la precedente valutazione sia formulata in un processo penale per far sorgere incompatibilità.
  • Per verificare l'imparzialità occorre considerare sia il giudizio soggettivo sia l'apparenza di imparzialità (criterio dell'osservatore esterno) richiamato dall'art. 6 CEDU; dubbi obiettivamente giustificabili bastano a fondare la ricusazione.
  • Se la motivazione di un precedente provvedimento riprende o colloca temporalmente fatti che sovrappongono il giudizio in altro procedimento, la mera affermazione che non vi sia "autonoma" valutazione non esclude automaticamente la ricusazione: conta l'effetto sostanziale delle considerazioni rese.
  • In casi analoghi la via corretta è l'annullamento e il rinvio per un nuovo esame della domanda di ricusazione quando il giudice di merito ha effettivamente formulato valutazioni che possono incidere sulla decisione penale successiva.

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