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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18091/2025 del 13/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato la decisione del Tribunale di Spoleto che aveva sostituito la pena detentiva con i lavori di pubblica utilità per i reati di rapina e lesioni, deducendo violazione di legge (art. 606 lett. b cod. proc. pen.) in relazione agli artt. 545-bis cod. proc. pen., 52 e 59 della L. 689/1981 (come modificata dall'art. 71 del d.lgs. 150/2022). La tesi è che la sostituzione non era consentita perché la rapina aggravata rientra tra i reati indicati dall'art. 4-bis L. 354/1975, per i quali i benefici trattamentali e la sostituzione della pena sono preclusi salvo il riconoscimento della specifica attenuante di cui all'art. 323-bis, secondo comma, c.p.; tale attenuante non era stata riconosciuta nel dispositivo della sentenza e non può essere estesa per analogia a reati non ricompresi nella lista.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla statuizione che disponeva la sostituzione della pena detentiva con i lavori di pubblica utilità. La Corte ha rilevato che il dispositivo non aveva riconosciuto l'attenuante speciale di cui all'art. 323-bis, secondo comma, c.p. (necessaria per rimuovere la preclusione prevista dall'art. 59 L. 689/1981 per i reati ivi elencati) e che tale attenuante non può essere applicata per analogia a reati estranei alla lista. Inoltre la Corte ha ritenuto che, nella fase in cui il dispositivo è già stato pronunciato e pena e titolo di reato definiti, non è possibile sanare la situazione mediante il meccanismo dell'art. 545-bis cod. proc. pen.; per tali ragioni è stata esclusa la legittimità della sostituzione della pena e la relativa statuizione è stata eliminata.

Norme richiamate

  • art. 606, lett. b, cod. proc. pen.

    Fondamento del ricorso per cassazione per violazione di legge; il ricorso contestava la legittimità della decisione del giudice di merito in relazione all'applicazione delle norme sul trattamento sanzionatorio.

  • art. 545-bis, cod. proc. pen.

    Dispositivo introdotto per regolare taluni aspetti del 'sentencing' e della revisione della sanzione; la Corte ha ritenuto che non possa essere utilizzato per intervenire sul dispositivo già pronunciato e per sanare l'assenza del riconoscimento dell'attenuante speciale richiesta per consentire la sostituzione della pena.

  • art. 4-bis, legge 26 luglio 1975, n. 354

    Elenca ipotesi di reati per le quali sono previste esclusioni dai benefici trattamentali in ambito penitenziario; la rapina aggravata contestata rientra fra quelle ipotesi, rendendo in linea di principio preclusa la concessione di benefici e la sostituzione della pena salvo specifiche eccezioni.

  • art. 59, primo comma, lett. d), legge 24 novembre 1981, n. 689

    Prevede la preclusione alla sostituzione della pena detentiva per i reati elencati, salvo che sia stata riconosciuta la circostanza attenuante specifica (art. 323-bis, secondo comma, c.p.). La Corte ha richiamato questa regola per escludere la legittimità della sostituzione operata dal giudice di merito in mancanza del riconoscimento dell'attenuante.

  • art. 52, legge 24 novembre 1981, n. 689

    Riguarda i benefici e le forme di sanzione sostitutiva; richiamato nel quadro normativo che regola le preclusioni per i reati elencati da art. 4-bis.

  • art. 323-bis, secondo comma, cod. pen.

    Prevede una specifica circostanza attenuante che, se riconosciuta espressamente, può consentire di superare la preclusione alla concessione di benefici per i reati indicati dall'art. 4-bis; la Corte ha sottolineato che tale attenuante ha un ambito di applicazione specifico e non può essere estesa per analogia ad altri reati.

  • art. 62-bis e art. 62 n.4, cod. pen.

    Rappresentano, rispettivamente, l'attenuante della particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche; la sentenza di merito aveva fatto riferimento a queste attenuanti nella determinazione del quantum, ma la Corte ha ritenuto che esse non sostituiscono la necessità del riconoscimento dell'attenuante speciale di cui all'art. 323-bis per rimuovere la preclusione alla sostituzione prevista per i reati di cui all'art. 4-bis.

  • art. 71, d.lgs. 150/2022

    Richiamato quale modifica normativa intervenuta sulla materia dei benefici e delle misure alternative (mediante modifiche alla L. 689/1981); la Corte lo considera nel complesso normativo aggiornato che regola la preclusione alla sostituzione della pena per i reati elencati.

Massime di principio

  • Se il reato rientra nell'elenco di art. 4-bis L. 354/1975, i benefici penitenziari e la sostituzione della pena sono normalmente preclusi salvo il riconoscimento espresso della specifica attenuante prevista dall'art. 323-bis, secondo comma, c.p.
  • L'attenuante speciale di cui all'art. 323-bis, secondo comma, ha un ambito applicativo specifico e non può essere estesa per analogia a reati non ricompresi nella lista prevista dalla norma.
  • La sostituzione della pena deve essere disposta in conformità alle preclusioni normative (es. art. 59 L. 689/1981): se il giudice intende consentirla non può limitarsi a richiamare attenuanti generiche, ma deve formalmente riconoscere le circostanze che la rendono possibile.
  • Una volta pronunciato il dispositivo che fissa titolo e quantum della pena, non è possibile utilizzare la fase di 'sentencing' (o meccanismi come l'art. 545-bis) per sopperire alla mancata applicazione o al mancato riconoscimento di una specifica causa che rende lecita la sostituzione; l'assenza di tale riconoscimento può giustificare il ricorso per violazione di legge e l'annullamento della sola statuizione illegittima.
  • In casi simili il pubblico ministero ha titolo a impugnare con successo se dimostra che la concessione di benefici è incompatibile con le previsioni di legge e che nel dispositivo non è stato riconosciuto quanto richiesto dalla normativa speciale.
  • Se la parte da eliminare è confinata alla sola statuizione sulla sostituzione della pena, la Corte di cassazione può annullare senza rinvio limitatamente a quella parte quando l'irregolarità è emendabile con l'elisione della statuizione illegittima.

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