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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17874/2025 del 13/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato su tre motivi: 1) omessa pronuncia della Corte d'appello sulla richiesta, avanzata sia in primo che in secondo grado, di concessione dei doppi benefici di legge (sospensione condizionale della pena e non menzione della condanna nel casellario giudiziale); 2) erronea applicazione del diritto in relazione all'utilizzo, quale prova, di una presunta 'confessione' stragiudiziale resa dall'imputato alla De Petrini senza la presenza del difensore e in stato di forte pressione psicologica, nonché mancanza di riscontri documentali o testimoniali; 3) il fatto non costituire reato in quanto l'IVA non sarebbe un profitto personale ma un'imposta dovuta e non percepita come vantaggio dall'imputato. Il ricorso impugnava la sentenza della Corte d'appello di Torino che, in parziale riforma del Tribunale di Novara, aveva riconosciuto le circostanze attenuanti e rideterminato la pena in 2 anni di reclusione e euro 4.000 di multa, eliminando le pene accessorie.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi sono manifestamente infondati o non consentiti. Sul primo motivo la Corte ha osservato che, sebbene la Corte d'appello non abbia espresso esplicita decisione sui benefici richiesti, il certificato penale dell'imputato dimostra che egli non poteva in alcun caso ottenere tali benefici in ragione di numerose precedenti condanne e della reiterata fruizione della sospensione condizionale; sulla base della giurisprudenza consolidata la reiterazione della sospensione non è ammessa. Sul secondo motivo la Corte ha richiamato l'orientamento secondo cui la confessione stragiudiziale è valutabile come mezzo di prova e può avere valore probatorio se corroborata da altri elementi, e ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito che hanno dato rilievo alla confessione acquisita tramite registrazione insieme ad altri riscontri. Sul terzo motivo la Corte ha confermato che la ricostruzione di merito, fondata su acquisizioni probatorie, dimostra che l'imputato aveva emesso fatture per operazioni inesistenti, non aveva versato l'IVA e aveva trattenuto per sé l'importo corrispondente all'IVA come 'corrispettivo', materialmente trasferendo e incorporando somme illecite per complessivi euro 309.086,00, dunque risultando infondato il profilo secondo cui non vi fosse profitto illecito. Per l'inammissibilità del ricorso il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p. La sentenza impugnata resta quindi confermata nei suoi effetti.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen. (comma 4)

    Il fatto è stato ricondotto alla fattispecie di riciclaggio prevista dal quarto comma dell'art. 648 c.p., consistente nella gestione di somme provenienti da delitto, anche mediante fatture per operazioni inesistenti, allo scopo di ostacolare l'identificazione della provenienza illecita.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la liquidazione della somma a favore della Cassa delle Ammende quando il ricorso è manifestamente infondato o inammissibile, oltre alla condanna alle spese processuali.

  • Cass. Sez. 3, n. 50617 del 18/06/2014 (Festino)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui l'amnistia sopravvenuta non elimina gli effetti penali della condanna in relazione all'impossibilità di ottenere la reiterazione della sospensione condizionale della pena.

  • Cass. Sez. 5, n. 11296 del 22/11/2019 (Vegini)

    Principio secondo cui la confessione stragiudiziale non gode delle garanzie della confessione processuale ma è valutabile come mezzo di prova e può essere ritenuta attendibile se corroborata da altri elementi.

  • Cass. Sez. 6, n. 23777 del 13/12/2011 (Zedda)

    Ulteriore riferimento giurisprudenziale che conferma la possibilità di utilizzare e valutare la confessione stragiudiziale nel procedimento come elemento probatorio.

Massime di principio

  • L'omessa pronuncia su richieste di benefici (es. sospensione condizionale, non menzione) può essere assorbita o ritenuta non causa di danno se dagli atti emerge che il beneficiario non avrebbe potuto ottenerli per legge (es. precedenti sospensioni già fruite).
  • La confessione stragiudiziale è ammissibile come mezzo di prova: il suo valore probatorio dipende dalla valutazione del giudice e dalla presenza di riscontri e elementi di corrobrazione; la sua utilizzabilità non è esclusa dalla mancanza del difensore al momento della dichiarazione.
  • La trattenuta o l'utilizzo di somme corrispondenti all'IVA, quando collegata a fatture per operazioni inesistenti e a un sistema volto a trasferire e occultare proventi illeciti, può costituire profitto illecito rilevante ai fini del reato di riciclaggio o di altre fattispecie collegate.
  • I motivi di cassazione manifestamente infondati o non consentiti dalla legge procedurale comportano l'inammissibilità del ricorso e possono determinare la condanna alle spese e il pagamento di somme a favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • La riduzione della pena in sede d'appello può eliminare pene accessorie, ma non incide sugli effetti penali pregressi delle condanne che possono ostare alla concessione di nuovi benefici (es. reiterazione della sospensione condizionale).

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