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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38927/2024 del 24/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Ravenna che ha rigettato l'istanza di riesame avverso la convalida e il sequestro preventivo dell'autocarro Fiat Iveco 35 targa DY 834 BP, nel quadro del procedimento per reato previsto dall'art. 256 del d.lvo n.152/2006. Il ricorrente deduceva errore di applicazione della legge penale (menzionando anche l'art. 184 del d.lvo n.152/2006) e carenza di motivazione.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché l'indagato, non essendo proprietario del bene sequestrato (appartenente a terzo, Gallo Nadia), non ha allegato un interesse concreto e attuale all'impugnazione necessario per proporre ricorso per cassazione contro il sequestro di beni di terzi. Viene applicato il principio secondo cui l'interesse dell'indagato si manifesta solo se diretto alla restituzione della cosa. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare, in via equitativa, € 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.lvo n.152/2006

    art. 256 d.lvo n.152/2006

    Articolo che individua il reato a cui è riferito il sequestro preventivo del veicolo; la Corte non entra nel merito della qualificazione del reato, avendo rigettato il ricorso per motivi di legittimazione ad impugnare.

  • d.lvo n.152/2006

    art. 184 d.lvo n.152/2006

    Norma richiamata dal ricorrente come presunta errata applicazione; la decisione non approfondisce interpretazioni sostanziali di questa norma perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse processuale.

  • codice di procedura penale

    Disciplina la cassazione contro le ordinanze emesse ai sensi degli artt. 322-bis e 324; la Corte richiama i limiti soggettivi e sostanziali per proporre ricorso per cassazione in tema di misure cautelari reali.

  • codice di procedura penale

    art. 322, artt. 322-bis e 324 cod. proc. pen.

    Norme che regolano il riesame e le misure cautelari reali; la giurisprudenza citata precisa che l'indagato non proprietario può impugnare solo se sussiste un interesse concreto finalizzato alla restituzione del bene.

  • codice di procedura penale

    Norma richiamata per l'imposizione delle spese processuali al ricorrente; la Corte, constatata l'inammissibilità, condanna il ricorrente alle spese ai sensi di questa disposizione.

  • Corte costituzionale

    sentenza n. 186 del 13/06/2000

    Citata dalla Corte per motivare la decisione circa l'assenza di colpa grave nella presentazione del ricorso e per giustificare l'imposizione, in via equitativa, della somma alla Cassa delle Ammende.

Massime di principio

  • Un indagato che non è titolare del bene sequestrato ha legittimazione a impugnare il sequestro solo se dimostra un interesse concreto e attuale finalizzato alla restituzione del bene.
  • La cassazione avverso ordinanze in materia di misure cautelari reali è ammessa nei limiti stabiliti dall'art. 325 c.p.p. e richiede una posizione giuridica rilevante rispetto al bene sottoposto a sequestro.
  • Quando il bene sequestrato appartiene a un terzo estraneo al reato, il giudice di legittimità può dichiarare inammissibile il ricorso dell'indagato per carenza di interesse, senza entrare nel merito della contestazione sostanziale.
  • La presentazione di un ricorso infondato o inammissibile può comportare la condanna alle spese processuali e, se ritenuto opportuno in base ai criteri di equità e alla giurisprudenza costituzionale, a un versamento alla Cassa delle Ammende, salvo assenza di colpa grave.

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