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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44085/2024 del 03/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha ripristinato la misura cautelare in carcere, deducendo manifesta illogicità della motivazione (art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.). Sostiene che, durante il periodo in cui era sottoposto agli arresti domiciliari (senza "braccialetto elettronico"), aveva osservato le prescrizioni e ciò dimostrerebbe l'adeguatezza della misura domiciliare; contesta l'uso, da parte del Tribunale, di valutazioni di esperienza e congetture non verificabili a sostegno del ripristino della custodia in carcere.

La decisione

Il giudice ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse dato motivazione completa e logica: ha valorizzato la lunga latitanza dell'imputato, il fatto che fosse stato catturato con documenti falsi e il conseguente aggravamento del pericolo di fuga; ha ritenuto irrilevante il mero decorso del tempo rispetto ai fatti e il fatto che altri coimputati fossero ormai liberi per decorrenza dei termini. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000 alla Cassa delle ammende; è stata disposta la comunicazione alla Cancelleria per gli adempimenti esecutivi.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990 (art. 73 e 74)

    Norme che definiscono i delitti di traffico e detenzione di sostanze stupefacenti; sono i reati contestati all'imputato e giustificano la gravità del quadro cautelare.

  • cod. proc. pen. art. 275, comma 3

    Prevede una presunzione relativa di adeguatezza e pericolosità della custodia in carcere in presenza di determinati elementi (es. associazioni di narcotraffico). Tale presunzione può essere superata mediante allegazioni idonee e precise che dimostrino l'assenza del rischio o l'adeguatezza di misura alternativa.

  • cod. proc. pen. art. 310

    Regola l'appello in materia di misure cautelari e prevede, tra l'altro, l'effetto sospensivo e gli adempimenti in caso di decisione definitiva; qui rilevante per la procedura di impugnazione e per la comunicazione alla Cancelleria.

  • cod. proc. pen. art. 606, comma 1, lett. e)

    Indica il vizio di motivazione manifestamente illogica come possibile motivo di ricorso per cassazione; il ricorrente lo invocava ma il giudice ha ritenuto la motivazione del Tribunale completa e logica, quindi il vizio non provato.

  • cod. proc. pen. art. 616, comma 1

    Consente la condanna del ricorrente al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso infondato o inammissibile; applicata per la sanzione pecuniaria di €3.000.

  • reg. esec. cod. proc. pen. art. 28

    Norme regolamentari sugli adempimenti di esecuzione delle misure cautelari; richiamata in relazione alla comunicazione alla Cancelleria per gli adempimenti esecutivi in seguito alla decisione definitiva.

Massime di principio

  • La mera buona condotta durante un periodo di arresti domiciliari non supera, di per sé, la presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere prevista dall'art. 275, comma 3, se sussistono elementi aggravanti (es. lunga latitanza, uso di documenti falsi).
  • La decorrenza del tempo rispetto ai fatti di reato non è automaticamente idonea a escludere le esigenze cautelari: il giudice valuta il contesto complessivo (pericolo di fuga, gravità del ruolo nell'associazione, condotte postume).
  • Le presunzioni legali a favore della custodia possono essere superate solo con allegazioni concrete, specifiche e verificabili: argomentazioni generiche o meri richiami alla condotta domiciliare sono inadeguate.
  • La decisione di riesame che motivi in modo organico e logico l'aggravamento delle esigenze cautelari è difficilmente censurabile per "illogicità manifesta"; i ricorsi vaghi o privi di precisa prospettazione fattuale/giuridica sono frequentemente dichiarati inammissibili.
  • Il possesso di documenti falsi e la lunga latitanza sono elementi particolarmente rilevanti e rafforzano la valutazione del pericolo di fuga, giustificando il ripristino della custodia cautelare in carcere.

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