Cassazione Penale, Sentenza n. 312/2022 del 10/01/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente censura la sentenza d'appello per violazione dell'art. 192 c.p.p. e per vizio di motivazione. Sostiene che la Corte di appello ha fondato la condanna su testimonianze contraddittorie dei coimputati (fratelli Mingerulli) e sull'attendibilità del teste Nicola Livornia, il quale tuttavia non avrebbe riferito di avere visto La Sala colpire il Mingerulli. Denuncia l'omessa valutazione, da parte della corte di appello, delle incongruenze segnalate con l'atto di appello.
La decisione
La Corte di cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Rigetta il motivo come manifestamente infondato, rilevando che la motivazione della sentenza d'appello integra per relationem quella del primo grado (doppia conformità) e che il Tribunale aveva adeguatamente valutato le testimonianze (compreso il teste Livornia) e gli elementi di riscontro medico. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Regola i criteri di giudizio e l'apprezzamento della prova. La Corte precisa che la sola dedotta violazione dell'art. 192 non costituisce motivo autonomamente rilevante in cassazione se l'inosservanza non è sanzionata dalle conseguenze previste dalla legge (nullità, inutilizzabilità, ecc.), pertanto deve tradursi in un concreto vizio di motivazione per essere valutabile in sede di legittimità.
art. 606, comma primo, lett. c) cod. proc. pen.
Norma che elenca i motivi di ricorso per cassazione rilevanti. La Corte richiama l'orientamento secondo cui le violazioni di norme processuali non sanzionate dalle conseguenze tassative non sono di per sé rilevanti in cassazione ai sensi di questa disposizione.
art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137
Norma emergenziale che disciplina modalità processuali (ad es. udienze a distanza) durante il periodo di riferimento; qui indicata per motivare la modalità di svolgimento dell'udienza in Cassazione.
Massime di principio
- La mera deduzione della violazione dell'art. 192 c.p.p. non è sufficiente in Cassazione: occorre dimostrare un concreto vizio di motivazione o una lesione di principi suscettibile di configurare motivo di legittimità.
- In caso di doppia conformità tra sentenza di primo grado e sentenza d'appello (stessi convincimenti e stesse conclusioni), la motivazione per relationem è ammessa; la sentenza di secondo grado può richiamare e integrare la motivazione del primo grado senza ripetere punto per punto tutte le argomentazioni.
- Per contestare efficacemente una valutazione probatoria concorde nei due gradi, la difesa deve indicare elementi specifici di contraddittorietà o insufficienza logica delle valutazioni probatorie, confrontandosi direttamente con le argomentazioni del primo giudice; deduzioni generiche o riproposizioni apodittiche risultano inammissibili.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per carenze riconducibili a profili di colpa, il ricorrente può essere condannato non solo alle spese processuali ma anche a pagare una somma alla Cassa delle Ammende.
- La presenza di testimonianze contraddittorie non esclude automaticamente la condanna se esistono elementi di riscontro (ad es. certificazioni mediche, riscontri di terzi) che consentono di formare il ragionevole convincimento del giudice.
- Nel preparare un ricorso in Cassazione relativo a motivi di prova, è fondamentale articolare in modo preciso e documentato il presunto vizio motivazionale, mostrando la mancanza di logica o il contrasto insanabile tra le risultanze probatorie e la decisione impugnata.
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