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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36814/2026 del 20/10/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L’indagato ha presentato ricorso per cassazione contro l’ordinanza dell’11 maggio 2026 del Tribunale di Bari, sezione per il riesame, che aveva accolto l’appello del pubblico ministero e ripristinato la custodia cautelare in carcere, in luogo degli arresti domiciliari disposti dal Tribunale di Trani il 12 gennaio 2026. La misura era stata applicata in relazione all’ipotesi di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, come richiamati nel testo. Con un unico motivo, la difesa ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sulla persistenza e consistenza delle esigenze cautelari, sostenendo che il Tribunale non avesse valutato adeguatamente il complesso degli elementi e non avesse spiegato perché una misura meno grave fosse inidonea.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Ha ritenuto che la censura, nella parte in cui sollecitava una diversa valutazione degli elementi e delle esigenze cautelari, eccedesse i limiti del giudizio di legittimità. L’ordinanza impugnata non presentava vizi motivazionali rilevanti ai sensi dell’art. 606 c.p.p.: il Tribunale aveva motivato sulla persistenza e consistenza delle esigenze cautelari richiamando la presunzione prevista dall’art. 275, comma 3, c.p.p., la gravità dei fatti, le gravi attività estorsive commesse nelle settimane precedenti, l’ammissione della sola materialità dei fatti senza effettiva resipiscenza, il mancato rinvenimento dell’arma, la personalità dell’indagato e l’assenza di elementi idonei a superare la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, c.p.p.

    Ciò anche considerate/la personalità del ricorrente e l'assenza di elementi idonei a superare la presunzione di adeguatezza della sola misura cautelare in carcere prevista dall'art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Nel caso concreto la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere non risultava superata, alla luce degli elementi indicati dal Tribunale e dell’assenza di elementi contrari idonei.

  • art. 606 c.p.p.

    Nel caso di specie il provvedimento impugnato non è affetto da alcuno dei vizi previsti tassativamente dall'art. 606 cod. proc. pen. e il ragionamento esposto a fondamento della conclusione non è manifestamente illogico o contraddittorio.

    In cassazione sono sindacabili i vizi tassativamente previsti dalla legge; non è consentito sostituire la valutazione degli elementi compiuta dal giudice di merito con una diversa valutazione.

Massime di principio

  • Nei procedimenti cautelari personali, il ricorso per cassazione che contesti la sussistenza delle esigenze cautelari è ammissibile se denuncia la violazione di specifiche norme di legge o una manifesta illogicità della motivazione; non può invece mirare a ottenere una nuova valutazione dei fatti o degli elementi già esaminati dal giudice di merito.
  • Il controllo di legittimità sul vizio di motivazione riguarda il rapporto tra motivazione e decisione e resta circoscritto ai requisiti minimi di esistenza e logicità del ragionamento; non consente un nuovo esame del rapporto tra prova e decisione né una diversa ponderazione dello spessore degli indizi e delle esigenze cautelari.
  • Quando la custodia cautelare in carcere è sorretta dalla presunzione prevista dall’art. 275, comma 3, c.p.p., il giudice deve motivare sulla persistenza delle esigenze cautelari e sull’eventuale inidoneità di misure meno gravi considerando gli elementi concreti del caso; la decisione è sindacabile in cassazione nei limiti dei vizi di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieCustodia cautelareEsigenze cautelariImpugnazioni
RamiMisure cautelariProcesso penale
SottomaterieCarcere

Testo integrale

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