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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39625/2024 del 29/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Torino che aveva dichiarato inammissibile l'atto di appello proposto dal difensore dell'imputato. Il difensore deduceva violazione di legge sostenendo che l'atto di appello indicava le ragioni per cui il giudice di primo grado avrebbe dovuto concedere la sospensione condizionale della pena. La Corte d'appello aveva ritenuto l'atto generico e, in particolare, non confrontato con le motivazioni della sentenza impugnata, che avevano escluso il beneficio in quanto precluso dai precedenti penali irrevocabili (tre condanne definitive). In cassazione il ricorrente non ha contestato specificamente la valutazione che il beneficio fosse precluso ex art. 164 cod. proc. pen., limitandosi a riproporre questioni di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione. Ha ritenuto non sussistente violazione di legge nella motivazione della Corte d'appello sulla genericità dell'atto di appello e sull'assenza di un confronto con le motivazioni della sentenza impugnata circa l'impossibilità de iure di concedere la sospensione condizionale. Per l'inammissibilità del ricorso e non ravvisando assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma pari a euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 164 cod. proc. pen.

    La norma disciplina la preclusione della sospensione condizionale della pena nei confronti di chi abbia riportato condanne irrevocabili. La Corte ha ritenuto che, essendo presenti tre condanne definitive, il beneficio fosse precluso de iure e che l'appello non avesse affrontato tale specifica motivazione.

  • Corte costituzionale, sent. n. 186/2000

    Corte cost. sent. n. 186/2000

    La giurisprudenza costituzionale citata è stata richiamata in relazione al principio secondo cui, in presenza di inammissibilità del ricorso, può essere esclusa l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; ciò giustifica l'applicazione della sanzione pecuniaria a carico del ricorrente.

Massime di principio

  • L'atto di impugnazione deve essere specifico: l'appello deve confrontarsi espressamente con le motivazioni della decisione impugnata indicando i punti di doglianza e gli errori di diritto o di motivazione; una generica riproposizione delle ragioni di merito non è sufficiente.
  • Quando la decisione di merito esclude un beneficio per una causa di preclusione 'de iure' (es. precedenti irrevocabili che escludono la sospensione condizionale ex art. 164 c.p.p.), l'appello deve contestare esplicitamente la valutazione interpretativa o la sussistenza del presupposto di preclusione, altrimenti risulta inammissibile.
  • In caso di inammissibilità del ricorso per carenza di specificità, la parte ricorrente può essere condannata alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria, salvo che risulti l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
  • Per evitare l'inammissibilità, il difensore deve: a) indicare chiaramente i motivi di impugnazione; b) confrontare punto per punto le argomentazioni della decisione impugnata; c) in caso di questioni di diritto già regolate da norme che producono effetti di preclusione, dimostrare perché tali norme non si applichino al caso concreto o perché la loro interpretazione sia errata.

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