Cassazione Penale, Sentenza n. 43639/2022 del 17/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Amato ha impugnato la conferma della condanna per tentata violenza privata denunciando la violazione dell'art. 650 c.p.p. e chiedendo l'improcedibilità del nuovo procedimento per precedente giudicato: in un altro processo era già intervenuta sentenza irrevocabile per il reato di minaccia basata sulla stessa frase contestata, sicché, secondo il ricorrente, i due procedimenti riguardano il medesimo fatto storico e la Corte d'appello ha erroneamente ritenuto i reati come concorso formale nonostante la minaccia sia elemento costitutivo della violenza privata
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ritenendo che tra la precedente sentenza per minaccia e il procedimento per tentata violenza privata sussista identità storico-naturalistica del fatto. Poiché nella fattispecie si procede per tentata violenza privata (assenza dell'elemento evento), non vi è differenza rispetto al fatto già giudicato e quindi l'azione penale non poteva essere iniziata per precedente giudicato
Norme richiamate
norma richiamata per la disciplina della discussione orale e della requisitoria scritta dinanzi alla Corte di cassazione; in questo procedimento è stata utilizzata la requisitoria scritta
richiamato nella censura del ricorrente in relazione al rigetto della richiesta di improcedibilità per precedente giudicato; la questione è stata valutata dalla Corte di legittimità sul presupposto dell'identità del fatto
art. 4 del Protocollo n. 7 alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo
garantisce il divieto di doppio processo per lo stesso fatto; richiamato nella prospettiva costituzionale di tutela del ne bis in idem
Sentenza Sezioni Unite Donati
Sez. U, n. 34655 del 28/06/2005 (Donati)
definisce la nozione di identità del fatto in chiave storico-naturalistica: l'identità sussiste quando c'è corrispondenza nella configurazione del reato considerando condotta, evento, nesso causale e circostanze di tempo, luogo e persona
Sentenza Corte Costituzionale n. 200 del 2016
ha ribadito l'adesione alla concezione storico-naturalistica dell'idem factum e la necessità di garantire che chi è già stato definitivamente giudicato non sia imputato per il medesimo fatto storico; ha richiamato il rapporto con l'art. 4 del Protocollo 7 CEDU
Giurisprudenza della Cassazione su reato complesso e pregiudicato
tra le altre, Sez. 5, n. 48743 del 29/10/2014 (Flecchia); Sez. 5, n. 4404 del 18/11/2008 (Ricci); Sez. 5, n. 37567 del 04/04/2003 (Sivieri)
principi secondo i quali la pronuncia irrevocabile su un reato integrante elemento di un reato complesso non sempre preclude la procedibilità per il reato complesso; il giudice, tuttavia, deve evitare duplicazioni di pena assorbendo o tenendo conto della precedente condanna nella commisurazione della pena per il reato complesso
Massime di principio
- Per valutare il divieto di bis in idem occorre applicare il criterio storico-naturalistico dell'identità del fatto: verificare corrispondenza di condotta, evento, nesso causale e circostanze di tempo, luogo e persona
- La condanna irrevocabile per un reato che sia solo elemento costitutivo di un reato complesso non sempre impedisce il successivo processo per il reato complesso; tuttavia il giudice deve evitare duplicazioni di pena assorbendo o tenendo conto della precedente sanzione
- Se il reato successivo è una forma incompleta (es. tentativo) che non include un elemento presente nel reato pienamente consumato, potrebbe sussistere l'identità del fatto e quindi l'improcedibilità per precedente giudicato
- La distinzione tra "idem legale" e "idem factum" è cruciale: non conta solo la diversa qualificazione giuridica, ma la corrispondenza empirica del fatto storico; pertanto anche reati con diverso inquadramento formale possono essere lo stesso fatto se coincidono gli elementi storico-naturalistici
- In presenza di precedente giudicato, la difesa deve chiedere l'improcedibilità e il giudice di merito deve valutare l'identità del fatto; in sede di legittimità la Corte può sindacare i presupposti della decisione anche indipendentemente dalla motivazione data dal giudice di merito
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