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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10882/2024 del 14/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato perché dall'esame degli atti risultava effettivamente depositata, con l'atto di appello del 6 luglio 2023, la nomina del difensore contenente l'elezione di domicilio. Perciò ha annullato senza rinvio l'ordinanza di inammissibilità emessa dalla Corte d'appello di Bologna e ha trasmesso gli atti alla Corte d'appello per il giudizio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della dichiarazione di inammissibilità dell'appello per presunta omissione del deposito della nomina del difensore con l'elezione di domicilio. Il ricorrente sosteneva che l'elezione di domicilio era stata invece depositata insieme all'atto di appello (mediante PEC) in data 6 luglio 2023, e denunciava la violazione dell'art. 581 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art.173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata per i limiti di esposizione del motivo di ricorso nella cassazione; utilizzata per delimitare l'esposizione del motivo nei termini necessari alla decisione.

  • art.581 cod. proc. pen. (comma 1-ter)

    «Con l'atto d'impugnazione delle parti private e dei difensori è depositata, a pena d'inammissibilità, la dichiarazione o elezione di domicilio, ai fini della notificazione del decreto di citazione a giudizio».

    La norma impone a pena di inammissibilità il deposito della dichiarazione o elezione di domicilio con l'atto di impugnazione; la Corte ha verificato empiricamente la presenza di tale atto e ha ritenuto che l'obbligo fosse adempiuto.

  • art.606 c.p.p., comma 1, lett. c) ed e)

    La censura è stata qualificata come error in procedendo ai sensi dell'art.606 c.p.p., lett. c), ambito nel quale la Cassazione può esaminare anche gli atti processuali (cioè "anche del fatto"); l'esame è precluso solo se denunziata la mancanza o la manifesta illogicità della motivazione ai sensi della lett. e).

  • Giurisprudenza CED: Sez. Un. 31 ottobre 2001, Policastro, rv. 220092

    Cita il principio secondo cui la Corte di Cassazione, quando procede sull'error in procedendo, può accedere all'esame degli atti per valutare i fatti necessari alla decisione.

Massime di principio

  • Prima di dichiarare inammissibile un'impugnazione per omesso deposito dell'elezione di domicilio, il giudice d'appello deve verificare attentamente gli atti depositati (compresi i depositi via PEC) perché la Cassazione può riesaminare i fatti quando è dedotto un error in procedendo.
  • L'elezione di domicilio può essere validamente depositata insieme all'atto di impugnazione (anche tramite PEC) e, se documentalmente provata, previene la dichiarazione di inammissibilità per mancata allegazione.
  • La parte che lamenta l'inammissibilità deve controllare e conservare le ricevute/attestazioni di deposito (PEC, timbri, date) per poter dimostrare l'avvenuto deposito; tali documenti sono decisivi in caso di verifica in sede di legittimità.
  • Quando il ricorso per Cassazione è fondato su error in procedendo, la Corte può esaminare gli atti e correggere la decisione impugnata; l'annullamento può essere disposto senza rinvio se la vicenda è pacifica e risolvibile con il controllo documentale effettuato dalla Cassazione.
  • Il giudice d'appello deve motivare esplicitamente la sua valutazione sulla sussistenza o meno dell'elezione/dichiarazione di domicilio, indicando se ha esaminato i documenti depositati; l'assenza di una verifica documentale può comportare l'annullamento dell'ordinanza di inammissibilità.

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