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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40912/2022 del 28/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la conferma della condanna per il delitto di appropriazione indebita di un'autovettura concessa in leasing. Il ricorrente deduceva, in sintesi: 1) tardività della querela (eccepita ai sensi dell'art. 124 cod.pen.), sostenendo di aver ceduto il contratto di leasing già nel 2011 e quindi la querela sarebbe stata presentata oltre i termini; 2) onere della prova e violazione di legge, perché la comunicazione della cessione del contratto alla società di leasing escluderebbe la volontà appropriativa, configurando solo una questione di natura civilistica.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e meramente reiterativo di quesiti già esaminati e decisi dalla corte di appello. In particolare la Corte ha ritenuto che: la cessione del contratto non risultava opponibile né accettata dalla società locatrice, mentre la diffida inviata a giugno 2014 e la querela di settembre successivo risultavano tempestive; il ricorrente non ha provato che i canoni fossero stati pagati dal presunto cessionario; il comportamento del ricorrente (trasferire il mezzo ad altri senza curarsi della sua restituzione) dimostrava il dolo di appropriazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende. Sentenza a motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • art. 606 cod.proc.pen.

    La norma è stata applicata per dichiarare l'inammissibilità del ricorso che si limita a riproporre questioni già decise in appello senza prospettare un motivo di legittimità nuovo o di evidenza logicolegale che giustifichi la Cassazione.

  • art. 616 cod.proc.pen.

    Richiamato come conseguenza della declaratoria di inammissibilità: produce l'obbligo di condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla comminazione di una somma alla Cassa delle ammende.

  • art. 124 cod.pen.

    Citato nel motivo del ricorrente in relazione alla presunta tardività della querela; la Corte ha interpretato che i termini decorrono rispetto alla conoscenza effettiva della vicenda da parte della persona offesa e che la presunta cessione del contratto non era provata né opponibile alla parte offesa, rendendo quindi tempestiva la querela.

Massime di principio

  • La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso se esso si limita a ripetere ragionamenti già esaminati e risolti dai giudici di merito senza proporre questioni di diritto nuove o vizi di motivazione rilevanti ai fini di legittimità.
  • La presunta cessione di un contratto di leasing rileva penalmente solo se provata e resa opponibile alla società locatrice; la mera asserzione della cessione non esclude automaticamente il dolo di appropriazione se la locatrice non ha accettato o non ha avuto conoscenza della cessione.
  • La tempestività della querela va valutata rispetto alla conoscenza effettiva del fatto da parte della persona offesa (es. diffida di consegna): una querela presentata dopo una diffida recente può essere considerata tempestiva.
  • Il comportamento materiale del soggetto (trasferire il bene ad altri e non restituirlo alla società locatrice) costituisce elemento probatorio rilevante per dedurre il dolo di appropriazione, specialmente se non vi è prova che i canoni siano stati regolarmente pagati dal cessionario.
  • Chi propone ricorso privo di fondamento soggettivo o reiterativo può essere condannato alle spese processuali e a una somma a favore della Cassa delle ammende; pertanto è importante valutare la fondatezza giuridica e probatoria prima di ricorrere in Cassazione.

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