Cassazione Penale, Sentenza n. 1855/2024 del 16/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'Appello che aveva riconosciuto la riparazione per ingiusta detenzione e liquidato l'indennizzo in euro 105.414,10; l'Amministrazione chiedeva la riduzione, in particolare sostenendo che, essendo il richiedente condannato e non innocente, l'indennizzo andava sensibilmente diminuito (anche fino alla metà) rispetto al calcolo aritmetico applicato dalla Corte
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso per infondatezza. Ha ritenuto corretta la motivazione della Corte di Appello che ha applicato il criterio aritmetico come base (rapporto tra tetto massimo di indennizzo e termine massimo di custodia) integrandolo con una maggiorazione di 10 euro al giorno per 67 giorni (periodo 21/11/2016-27/01/2017) per il ritardo e l'inerzia nella gestione giudiziale dell'incidente di esecuzione, confermando quindi l'importo liquidato di euro 105.414,10 e condannando l'Amministrazione al pagamento delle spese processuali
Norme richiamate
norma che disciplina l'azione di riparazione per ingiusta detenzione, richiamata come fondamento procedurale della domanda
limite massimo indennizzo euro 516.456,90
fissa il tetto massimo dell'indennizzo e rinvia, in quanto compatibili, alle norme sulla riparazione dell'errore giudiziario; la Corte lo usa come parametro per il calcolo aritmetico e come limite massimo di integrazione equitativa
termine massimo della custodia cautelare pari a sei anni
utilizzato per determinare il parametro giornaliero del criterio aritmetico (tetto massimo diviso giorni massimi di custodia)
sentenza Corte Costituzionale n. 219/2008
principio secondo cui spetta al giudice di merito valutare le peculiarità di ciascuna fattispecie e adeguare l'indennizzo alla compromissione del valore della persona; ciò limita l'applicazione assoluta del criterio che privilegia l'innocente
Sezioni Unite e giurisprudenza di legittimità (es. Sez. U. 13/01/1995; Sez. U. 09/05/2001; Sez. U. 30/10/2008 e successive pronunce)
tramite più pronunce la Corte ha stabilito che il calcolo aritmetico è parametro di riferimento ma il giudice può integrarlo in aumento o diminuzione in ragione delle specificità del caso (conseguenze personali e familiari, durata, gravità), e che la differenza tra innocente e condannato è un criterio tendenziale non assoluto
norma richiamata per la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso
Massime di principio
- Il criterio aritmetico (tetto massimo diviso giorni massimi di custodia, poi moltiplicato per i giorni di ingiusta detenzione) costituisce il parametro di riferimento obbligatorio, ma il giudice di merito deve valutare le specificità e può aumentare o ridurre l'importo in modo motivato
- La circostanza che il richiedente sia stato riconosciuto colpevole non implica automaticamente la riduzione dell'indennizzo: il confronto tra la sofferenza dell'innocente e del condannato è solo tendenziale e va calibrato con le peculiarità del caso
- La responsabilità o l'inerzia della gestione giudiziale (ritardi ingiustificati, decisioni errate seguite da correzioni tardive) possono giustificare una maggiorazione dell'indennizzo per il periodo interessato dalla cattiva gestione
- Le condotte del detenuto possono ostare o ridurre la riparazione solo se imputabili al periodo anteriore alla richiesta formale (es. fino alla presentazione dell'incidente di esecuzione); la gestione successiva del procedimento non è in genere imputabile al detenuto
- In Cassazione il sindacato è limitato al controllo della logicità e completezza della motivazione adottata dal giudice di merito; non si sostituisce alla valutazione equitativa salvo che la decisione sia manifestamente arbitraria o simbolica
- Per ottenere una maggiore integrazione dell'indennizzo è utile documentare con precisione i ritardi, i passaggi procedurali irregolari e le conseguenze personali e familiari direttamente riconducibili alla ingiusta detenzione
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