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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30462/2025 del 09/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere applicata a Cutrì per il reato di illecita importazione di 2.227 kg di cocaina (in concorso, in qualità di funzionario doganale). Il ricorso deduceva difetto di considerazione delle sopravvenienze e di attenuazione delle esigenze cautelari: tempo trascorso (2 anni e 7 mesi), licenziamento, incensuratezza e resipiscenza; chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari in comune diverso e con braccialetto elettronico (misura concessa ai coindagati).

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di merito aveva adeguatamente valutato il ruolo non marginale di Cutrì nella commissione del grave reato e che il decorso del tempo, il licenziamento e l'incensuratezza non costituiscono di per sé elementi idonei a escludere il rischio di reiterazione o di inquinamento delle prove. Ha stabilito inoltre che la diversa misura concessa ad altri coindagati non costituisce sopravvenienza rilevante. Perciò è stata confermata la custodia cautelare in carcere e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; disposti gli adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, art. 73

    d.P.R. 9 ottobre 1990 - art. 73

    Richiamata per qualificare il fatto come illecito di importazione di sostanze stupefacenti; la gravità e l'entità della droga (2.227 kg) sono state ritenute rilevanti ai fini della valutazione delle esigenze cautelari.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, art. 80

    d.P.R. 9 ottobre 1990 - art. 80

    Richiamata come norma aggravante prevista per determinate circostanze del reato di stupefacenti; contribuisce a delineare la gravità del fatto e quindi la necessità di misure cautelari più restrittive.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 94, comma 1-ter, disposizioni attuative

    art. 94, comma 1-ter, disp. att.

    Richiamata in riferimento agli adempimenti di cancelleria conseguenti alla decisione (formalità esecutive/amministrative a seguito della sentenza).

Massime di principio

  • Il mero decorso del tempo dall'applicazione della misura cautelare non elimina automaticamente le esigenze cautelari: occorre dimostrare mutamenti concreti e rilevanti.
  • La perdita del posto di lavoro (licenziamento) non esclude di per sé il rischio di reiterazione, soprattutto se permangono rapporti con ambienti criminali o capacità di influire sulle indagini.
  • L'assenza di precedenti (incensuratezza) non è, da sola, prova sufficiente per escludere il pericolo di recidiva quando tale assenza ha facilitato la commissione del reato.
  • La concessione di misure meno afflittive a coindagati non vincola automaticamente il giudice rispetto ad altri indagati: la valutazione è individuale e dipende dal ruolo concreto svolto nel reato e dal rischio specifico di inquinamento probatorio o di reiterazione.
  • Per ottenere la sostituzione della custodia in carcere con misura meno grave è necessario produrre elementi nuovi e specifici che dimostrino un'effettiva, significativa attenuazione delle esigenze cautelari (es. probanti cambiamenti di contesto, perdita di contatti con i gruppi criminosi, misure di controllo effettive e verificabili).
  • Proposte come il trasferimento in un domicilio in altro comune e l'uso di braccialetto elettronico possono essere valutate favorevolmente solo se accompagnate da misure e prove che rendano concreto il contenimento dei rischi (assenza di contatti, controlli verificabili, difficoltà oggettiva di reiterazione).

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