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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18640/2025 del 17/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che li aveva riconosciuti responsabili di reati connessi allo spaccio di cocaina (art. 73, comma 1 DPR 309/1990) e applicato l'aggravante di cui all'art. 80, comma 2 DPR 309/1990. PACE deduceva vizio di motivazione e violazione di legge nella dosimetria (pena più grave rispetto al coimputato) e contestava il sequestro della somma di denaro, ritenendola pertinente a una cessione precedente e non alla fattispecie contestata. DE GENNARO censurava la comparazione degli elementi circostanziali e la valutazione dei precedenti (anche molto remoti) e chiedeva maggiore riconoscimento della collaborazione/spontaneita nel agevolare l'apertura del vano segreto dell'auto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha ritenuto manifestamente infondati i motivi di PACE e DE GENNARO, confermando che il giudice del merito ha legittimamente valutato videoriprese, dichiarazioni di collaboratori e altre emergenze probatorie per ricostruire i ruoli e le condotte. Il sequestro della somma è stato ritenuto pertinente rispetto all'operazione criminosa in ragione della datio e delle immagini; la differente dosimetria tra imputati è stata considerata adeguatamente motivata, anche in forma non analitica, essendo la pena al di sotto della media edittale. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 309/1990, art. 73

    Norma che integra il reato di cui all'imputazione (traffico/cessione di sostanze stupefacenti), applicata per qualificare la condotta.

  • D.P.R. n. 309/1990, art. 80 comma 2

    Aggravante utilizzata nella valutazione sanzionatoria per la rilevanza delle circostanze, oggetto di valutazione comparativa tra imputati.

  • Codice di procedura penale, art. 321 comma 1

    Richiesto per il sequestro preventivo impeditivo: periculum in mora può sussistere quando la cosa pertinente al reato sia strumentale anche ad altri reati; giustifica il sequestro della somma come pertinente all'operazione criminosa.

  • Codice di procedura penale, art. 253

    Definizione di corpo di reato; la Corte richiamata sottolinea che la nozione di 'cose pertinenti' (art.321) è più ampia e può includere beni legati indirettamente alla fattispecie.

  • Codice penale, art. 133

    Criteri per la determinazione della pena; il giudice di merito può motivare la dosimetria anche sinteticamente quando la pena è inferiore alla media edittale e la comparazione delle circostanze è esercizio di valutazione riservato al merito.

Massime di principio

  • La Corte di legittimità non riesamina liberamente il merito: le censure che mirano solo a una diversa valutazione delle prove sono inammissibili salvo evidenti vizi logico-giuridici della motivazione.
  • Videoriprese e dichiarazioni di collaboratori, se non contestate, possono costituire base sufficiente per ricostruire ruoli, datio e pertinenzialità del denaro sequestrato.
  • Il sequestro di denaro contante può essere legittimato come 'cosa pertinente' anche se non è provato quale prezzo esatto della singola cessione, purché emerga il nesso strumentale o funzionale con l'operazione criminosa.
  • Differenze di dosimetria fra coimputati sono ammesse se il giudice di merito fornisce motivazione logicamente coerente; quando la pena è sotto la media edittale, la motivazione può essere anche sintetica ma deve collegare i parametri di cui all'art. 133 cod. pen.
  • Chi contesta l'ammissibilità di atti processuali o la pertinenzialità di beni deve proporre argomenti capaci di dimostrare aporie o illogicità nel ragionamento del giudice, non una mera alternativa ricostruttiva dei fatti.

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