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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10670/2023 del 13/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della condanna per il reato di falso ideologico (art. 479 c.p.) relativa alla relazione di collaudo della riqualificazione della scuola S. Allende di San Mauro Torinese. L'imputato era stato ritenuto autore di un'attestazione secondo cui "i lavori sono stati, in genere, eseguiti secondo il progetto e le variazioni approvate, salvo lievi modifiche...", nonostante secondo i giudici di merito alcune opere non fossero state eseguite o fossero difformi. Il ricorrente ha lamentato: omissione di una valutazione complessiva del fascicolo di collaudo (che conteneva dettagliate riserve e segnalazioni), erronea applicazione della normativa di settore (D.P.R. 207/2010, art. 227), assenza di prova del dolo generico perché la frase contestata sarebbe stata una mera leggerezza e non un atto volontario di falsificazione, e carenza di motivazione sul trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza della Corte d'appello di Torino, disponendo il rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Torino. La cassazione è motivata da omissioni istruttorie e carenze di motivazione della Corte territoriale: in particolare mancata valutazione del contenuto complessivo del fascicolo di collaudo e insufficiente esame del profilo soggettivo (dolo generico vs. mera leggerezza). Non vi è stata una dichiarazione di assoluzione definitiva: la causa è rimessa al giudice d'appello per nuovo giudizio e motivazione adeguata.

Norme richiamate

  • art. 479 cod. pen. (falso ideologico)

    Norma contestata: punisce chi, in atto pubblico, attesta cose non corrispondenti al vero. La Corte ha richiamato che per integrare il reato è sufficiente il dolo generico (consapevolezza della immutatio veri), ma occorre escludere il reato quando la falsità derivi da mera leggerezza; pertanto il giudice deve accertare specificamente la volontarietà dell'immutatio veri.

  • D.P.R. 207/2010, art. 227 (Regolamento opere pubbliche)

    Prevede che difetti di scarsa entità nel lavoro possano essere ripianati con prescrizioni o con detrazioni dal credito dell'appaltatore; il ricorrente ha sostenuto che tali attività di segnalazione erano documentate nel fascicolo di collaudo e quindi la frase finale non poteva essere letta come attestazione assoluta di conformità.

  • art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)

    Richiamato in relazione agli altri soggetti del procedimento (direttore dei lavori e RUP) che in primo grado furono assolti per questo reato; nella vicenda serve a contestualizzare le posizioni degli altri operatori coinvolti, sebbene non sia centrale nella decisione di cassazione qui commentata.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principio sul dolo generico vs. leggerezza)

    La Corte ha richiamato numerosi precedenti secondo cui il dolo richiesto per il falso ideologico è anche il dolo generico (consapevolezza della falsità), ma tale elemento deve essere provato e non può essere presunto quando l'errore derivi da pura leggerezza; il giudice di merito deve motivare in modo puntuale sulla distinzione tra volontarietà e superficialità.

Massime di principio

  • In casi di falso ideologico relativo a certificazioni tecniche il giudice deve valutare l'intero fascicolo di collaudo e non limitarsi a una frase finale di 'stile': documenti, verbali di visita, riserve e atti successivi possono smentire o confermare la portata attestatoria di una formula apparentemente conforme.
  • Per integrare il reato di falso ideologico non è richiesta una finalità specifica di lucro o di danno: è sufficiente il dolo generico, cioè la consapevolezza dell'immutatio veri; tuttavia il dolo generico deve essere provato e va distinto dalla mera leggerezza o superficialità.
  • Se la documentazione mostra che il collaudatore ha rilevato difformità, disposto prescrizioni, operato detrazioni o attivato provvedimenti correttivi, ciò può rendere meno probabile l'esistenza del dolo e giustificare un esame più approfondito prima di ritenere sussistente il reato.
  • La Corte d'appello è tenuta a fornire motivazioni chiare e circostanziate quando ritiene che una frase 'di stile' costituisca immutatio veri volontaria: deve spiegare perché le evidenze contrarie nel fascicolo non escludono la volontarietà della falsificazione.
  • In fase di impugnazione è opportuno contestare non solo l'inesattezza materiale della certificazione, ma anche il quadro documentale complessivo e gli elementi soggettivi (assenza di finalità agevolativa, modalità di redazione, abitudini tecniche), poiché sono decisivi per distinguere dolo e colpa.
  • Il rinvio per nuova valutazione deciso dalla Cassazione indica che, quando emergono omissioni motivazionali su punti critici (contenuto degli atti, valutazione delle riserve, profilo soggettivo), il rimedio corretto è la rinnovazione del giudizio di merito anziché la conferma sommaria della condanna.

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