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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13637/2024 del 03/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Istanza di rimessione del procedimento ad altro giudice ai sensi degli artt. 45 e 46 c.p.p., dedotta per il pericolo concreto di mancanza di imparzialità del Tribunale di Monza. La ricorrente sostiene che la parte civile (coniuge dell'imputata) e un teste indicato dalla difesa sono rispettivamente cugino e marito della dott.ssa Letizia Brambilla, magistrato con funzioni apicali presso il Tribunale di Monza; tale legame determinerebbe un timore reverenziale e influenzerebbe le indagini e la libera determinazione dei soggetti del processo. Si lamentano altresì carenze investigative (ad es. mancata audizione del teste indicato).

La decisione

La Corte ha dichiarato l'istanza di rimessione inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che l'istituto della rimessione sia eccezionale e richieda prova di una grave situazione locale esterna alla dialettica processuale, idonea a compromettere concretamente l'imparzialità dell'ufficio giudiziario. Le deduzioni della ricorrente sono state valutate come mere congetture e timori soggettivi, non supportate da elementi seri e specifici. La Corte ha quindi respinto la richiesta, dichiarandola inammissibile e condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 45 c.p.p.

    Norma che disciplina l'istanza di rimessione ad altro giudice; utilizzata come base normativa dell'istanza, ma interpretata restrittivamente: serve prova di una situazione locale grave ed esterna alla dialettica processuale.

  • art. 46 c.p.p.

    Collegato all'art. 45 per la rimessione; richiede elementi concreti che giustifichino la translatio iudicii.

  • art. 48, co. 6 c.p.p.

    Richiamato in combinato disposto per la declaratoria di inammissibilità del ricorso quando manifestamente infondato.

  • art. 49, co. 2 c.p.p.

    Consente la condanna alle spese e l'applicazione di sanzioni pecuniarie nei casi di istanze chiaramente infondate; usato per irrogare la sanzione di euro 3.000,00.

  • Cass. S.U. 28/01/2003, n. 13687

    Giurisprudenza delle Sezioni Unite che sottolinea il carattere eccezionale dell'istituto della rimessione e la necessità di un'interpretazione restrittiva delle relative disposizioni.

  • Cass. sez. V, 15/07/2011, n. 41694

    Precedente che afferma l'inammissibilità delle richieste fondate su congetture o timori soggettivi.

  • Sez. V, 27/04/2011, n. 22275; Sez. 2, Ordinanza n. 55328 del 23/12/2016; Sez. 3, n. 24050 del 18/12/2017

    Giurisprudenza richiamata a spiegare il concetto di 'grave situazione locale' come fenomeno esterno alla dialettica processuale, di portata tale da compromettere concretamente l'imparzialità del foro.

  • Corte Costituzionale, n. 186 del 13/6/2000

    Richiamata in relazione alla possibilità di ritenere colpa nella proposta di istanze manifestamente infondate e all'applicabilità di sanzioni.

Massime di principio

  • L'istanza di rimessione ad altro giudice è eccezionale: per avere accoglimento occorre dimostrare una grave situazione locale, esterna alla dialettica processuale, che produca un pericolo concreto per l'imparzialità del foro.
  • Legami familiari o rapporti fra parti, testimoni e magistrati, da soli, non sono sufficienti a giustificare la rimessione: servono elementi specifici e concreti che dimostrino influenza o timore reverenziale effettivi e apprezzabili.
  • Mere congetture, sospetti non supportati da fatti o vaghi timori soggettivi vengono considerati inammissibili; la prova deve essere puntuale e idonea a far ritenere compromessa la serenità dell'ufficio giudiziario.
  • Chi propone istanze manifestamente infondate può essere condannato alle spese e a sanzioni pecuniarie; occorre valutare il rischio di responsabilità economica prima di proporre richieste prive di fondamento.
  • Per ottenere la rimessione è utile documentare comportamenti concreti (es. decisioni, atti, omissioni investigative) direttamente riconducibili alla situazione locale di anomalia, non limitarsi a ricostruzioni basate solo sui rapporti personali.

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