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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19403/2025 del 23/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti impugnano la sentenza di secondo grado che aveva parzialmente riformato il giudizio di primo grado confermando la responsabilità per concorso in furto pluriaggravato. Gli specifici motivi dedotti: 1) violazione del principio di correlazione tra imputazione e sentenza (presunta trasformazione in furto in abitazione ex art. 624-bis); 2) insufficienza della prova del pactum sceleris e dell'effettivo concorso (assenza di apporto apprezzabile di Mariani e Hudorovich); 3) erronea valutazione dell'aggravante della destrezza; 4) illegittima enunciazione della aggravante per minorata difesa sulla sola base dell'età anagrafica; 5) errata valutazione della recidiva reiterata/specifica e uso di pendenze per aggravare Hudorovich; 6) mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche a Hudorovich e contestazione del criterio di equivalenza usato per Mariani.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi, in gran parte, inammissibili o manifestamente infondati e li ha respinti. In particolare: il Collegio ha escluso qualsiasi violazione del principio di correlazione tra imputazione e sentenza, rilevando che il nucleo essenziale del fatto (l'accesso predatorio nell'abitazione mediante la scusa del bisogno del bagno per lo stato di gravidanza) era già presente nell'imputazione e nella sentenza di primo grado; ha confermato la sussistenza del concorso di persone, ritenendo provato un coordinamento e una divisione di ruoli idonei a fornire un contributo apprezzabile alla commissione del furto; ha ritenuto adeguatamente motivate la configurazione della destrezza e della minorata difesa (valutate in concreto, con riferimento all'età della vittima e alla posizione isolata dell'abitazione); ha rigettato le censure sulla recidiva, precisando l'errata indicazione difensiva della data dell'ultimo precedente e valutando la recidiva in termini concreti; ha dichiarato non specifiche e aspecifiche le doglianze relative al diniego delle attenuanti generiche, ritenendo la motivazione del giudice di merito adeguata e non illogica. Complessivamente i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili/respinti e la condanna confermata.

Norme richiamate

  • art. 625 cod. pen.

    primo comma, nn. 4 e 5; ultimo comma

    Elemento incriminatore della sentenza: il furto è stato ritenuto aggravato per la destrezza (n.4) e per l'aver agito in tre o più persone riunite (n.5); la pena base e la sua individuazione sono riferite a questo articolo

  • art. 61 cod. pen.

    Utilizzato per qualificare la circostanza aggravante della minorata difesa della vittima (persona anziana), valutata concretamente alla luce dell'età e delle condizioni di vulnerabilità

  • art. 624-bis cod. pen.

    Norma richiamata dalla difesa (furto in abitazione) ma la Corte ha ritenuto che non si sia trattato di un cambiamento di fattispecie: l'elemento psicologico specifico di 624-bis non è stato attribuito né necessario per la condanna per furto aggravato ex art. 625

  • artt. 516, 521, 522 cod. proc. pen.

    Norme processuali richiamate dalla difesa in relazione al contenuto della sentenza e alla descrizione del fatto; la Corte ha ritenuto che non vi sia stata violazione del principio di correlazione fra imputazione e decisione

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma citata a limitare le censure ai termini richiesti dall'atto di impugnazione; la difesa ha presentato i motivi nei limiti previsti

  • art. 99 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla valutazione della recidiva: la Corte ha ritenuto legittima la valutazione della recidiva e della pericolosità sociale basata sulla concretezza dei precedenti

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Richiamato rispetto alla specificità del motivo di ricorso: la Corte ha ritenuto aspecifici alcuni motivi perché non confrontavano in modo critico la motivazione impugnata

  • art. 568 cod. proc. pen.

    Riferito al principio di interesse all'impugnazione: la Corte osserva che non sussiste un interesse concreto a una diversa qualificazione che comporterebbe pena maggiore per le ricorrenti

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in motivazione giurisprudenziale: per il concorso di persone è sufficiente un contributo consapevole e apprezzabile alla realizzazione del reato, non la partecipazione a tutti gli elementi della fattispecie

Massime di principio

  • Principio di correlazione imputazione-sentenza: la sentenza non viola il principio se mantiene un 'nucleo comune' di fatto rispetto all'imputazione; la mera enunciazione di particolari diversi non è sufficiente a decretare la nullità se il fatto essenziale è lo stesso
  • Concorso di persone: non è richiesto che ciascun concorrente realizzi tutti gli elementi del reato monosoggettivo; è sufficiente un contributo esteriore, consapevole e apprezzabile che favorisca la commissione del reato
  • Aggravante della destrezza e minorata difesa: devono essere valutate in concreto; l'età avanzata della vittima e la posizione isolata possono legittimamente essere valorizzate se la motivazione mostra una reale situazione di vulnerabilità
  • Recidiva e pericolosità sociale: il giudizio sulla recidiva deve essere ancorato alla concretezza dei precedenti (tipologia, epoca, relazione con il fatto) e non a un generico stato di pericolosità
  • Circostanze attenuanti generiche: il giudice di merito può rifiutarle senza elencare tutti gli elementi favorevoli purché motivi adeguatamente le ragioni decisive del diniego; la Cassazione sindaca la logicità e la non arbitrarietà della motivazione
  • Specificità dei motivi in cassazione: i ricorsi devono indicare con precisione il travisamento o l'errore decisivo che intaccano la motivazione; censure generiche o atomistiche sono frequentemente dichiarate inammissibili

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