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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37385/2024 del 10/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 9/4/2024 con cui il Tribunale di Roma, giudice dell'esecuzione, aveva respinto la domanda di riconoscimento della continuazione tra fatti giudicati con più decisioni irrevocabili. Il ricorrente deduceva erronea applicazione di norme e vizio di motivazione, sostenendo che la distanza temporale tra le condotte derivava dall'interruzione dovuta alla carcerazione e che la lesione definita con patteggiamento doveva essere ricondotta al medesimo disegno criminoso, anche alla luce della medesimezza della persona offesa (la compagna). La difesa contestava che il patteggiamento impedisse la verifica della riconducibilità dell'episodio alla precedente deliberazione criminosa.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per vizio di motivazione apparente: ha affermato che il giudice dell'esecuzione deve valutare i concreti indicatori di unicità del disegno criminoso (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità, medesimezza della persona offesa, ecc.) e che il patteggiamento non sospende il potere-dovere di verificare la riconducibilità del fatto alla serie di condotte precedenti. Considerando che il Tribunale non ha svolto una motivazione adeguata e che esiste un indizio oggettivo (la stessa persona offesa), la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale di Roma per nuova decisione.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p., comma 2 (continuazione)

    La continuazione richiede l'unicità del disegno criminoso, ossia una rappresentazione unitaria delle diverse condotte sin dal momento ideativo, almeno nelle linee essenziali; non si identifica con una mera reiterazione di reati o con un generico stile di vita criminoso

  • Sez. I, n. 40123 del 22.10.2010 (giurisprudenza)

    Ribadito che la ricaduta nel reato e l'abitualità non costituiscono di per sé l'elemento intellettivo della continuazione; serve l'unità di ideazione

  • Sez. I, n. 12905 del 17.3.2010 (giurisprudenza)

    La programmazione iniziale dei reati può essere anche generale, purché i reati risultino previsti almeno nelle linee essenziali e finalizzati al medesimo scopo, con possibilità di adattamenti alle circostanze

  • Sez. Un., n. 28659 del 18.5.2017 (giurisprudenza)

    In sede esecutiva come in cognizione è necessaria una verifica approfondita degli indicatori concreti (omogeneità, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, ecc.) per riconoscere la continuazione; non è sufficiente valorizzare solo alcuni indici se gli altri elementi indicano determinazione estemporanea

Massime di principio

  • La continuazione si valuta sulle concrete modalità e sui nessi esteriori tra le condotte, non sulla mera reiterazione o sulla recidiva: serve l'unicità di disegno criminoso anche nelle sue linee generali
  • Il giudice dell'esecuzione ha il dovere di accertare la riconducibilità di atti successivi al medesimo disegno criminoso anche se il reato successivo è stato definito con patteggiamento; il patteggiamento non impedisce l'accertamento
  • La medesimezza della persona offesa è un indizio oggettivo rilevante ai fini del riconoscimento della continuazione, ma va valutata insieme ad altri indicatori (contiguità spazio-temporale, modalità, omogeneità del bene protetto)
  • Una pausa temporale giustificata da eventi come la carcerazione non esclude automaticamente la continuazione: il giudice deve valutare se la ripresa delle condotte rientri nel progetto criminoso originario
  • In caso di motivazione insufficiente o contraddittoria sull'esistenza di indici di continuazione, la decisione può essere annullata con rinvio per un nuovo esame motivato

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