Cassazione Penale, Sentenza n. 23095/2022 del 14/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato il sequestro preventivo urgente disposto nell'ambito di indagini su un presunto sistema di frode fiscale posto in essere dal gruppo Cegalin-Hotelvolver. Il ricorrente contestava la nullità dell'ordinanza per violazione di legge e vizio di motivazione (artt. 125, 321, 324 c.p.p. e artt. 2 e 13-bis d.lvo 74/2000), sostenendo che la decisione del riesame avesse dato valutazioni "apparenti e apodittiche" sul fumus commissi delicti e sull'esistenza della circostanza aggravante di cui all'art. 13-bis (che aumenta le pene se il reato è commesso nell'esercizio dell'attività di consulenza fiscale svolta da un professionista). Cariani ha dedotto di non essere stato un consulente fiscale significativo per le società indagate (non avendo predisposto né trasmesso le dichiarazioni fiscali) e che il Tribunale avrebbe erroneamente qualificato la sua posizione come quella di "soggetto a servizio del gruppo" senza valutare se il contributo fosse stato concreto, consapevole, seriale e ripetitivo.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto generiche e quindi inammissibili le doglianze sulla presunta mancanza di interesse ad impugnare la qualificazione dell'aggravante. Quanto al merito, ha ritenuto manifestamente infondate le censure sulla sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 13-bis d.lgs. 74/2000, richiamando la nozione estensiva di "professionista" e confermando che dagli atti (fatture predisposte dal Cariani, e-mail, assunzioni di funzioni contabili e trasmissione di denunce retributive e UniEmens per "società serbatoio") emergono elementi idonei a configurare il fumus del reato aggravato e la consapevolezza e continuità dell'attività dell'indagato. Il ricorso è stato quindi rigettato; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
Richiamata fra le norme proceduralmente rilevanti nelle censure difensive; nessuna interpretazione sostanziale svolta dalla Corte oltre a richiedere specificità nella deduzione dell'interesse ad impugnare
Richiamato nella cornice delle doglianze relative a vizio di motivazione e nullità dell'ordinanza impugnata; la Corte richiede specificità nella censura sulla motivazione
Richiamato in relazione ai vizi di motivazione contestati; la Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale del Riesame fosse esaustiva e logica
art. 2 d.lvo 10 marzo 2000, n. 74
Norma richiamata nell'ambito del capo di imputazione (delitti tributari); la Corte valuta la sussistenza del fumus sulla base degli elementi di fatto
art. 13-bis d.lgs. n. 74 del 2000 (comma 3)
«Le pene stabilite per i delitti di cui al titolo II sono aumentate della metà se il reato è commesso dal concorrente nell'esercizio dell'attività di consulenza fiscale svolta da un professionista o da un intermediario finanziario o bancario attraverso l'elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale».
La Corte interpreta la nozione di "professionista" in senso ampio, includendo chiunque svolga attività di consulenza fiscale nell'esercizio della propria professione (commercialisti, avvocati, consulenti ecc.). Per l'aggravante è necessario che il concorso sia nell'esercizio di consulenza fiscale e che sia riconducibile a un professionista; nel caso concreto la Corte ha ritenuto che gli atti indicassero attività continuativa e consapevole del ricorrente, idonea a configurare l'aggravante
Massime di principio
- La nozione di "professionista" ai fini dell'art. 13-bis d.lgs. 74/2000 va intesa in senso sostanziale e ampio: qualunque soggetto che svolga consulenza fiscale nell'esercizio della propria professione può rientrarvi (commercialisti, avvocati, consulenti ecc.).
- Per configurare l'aggravante di cui all'art. 13-bis è rilevante non solo la titolarità formale della qualifica, ma la prova di un'attività di consulenza fiscale concreta, continua e consapevole (es. predisposizione di fatture/rapporti contabili, trasmissione di denunce retributive/UniEmens, partecipazione abituale alla gestione fiscale/contabile).
- Nelle impugnazioni avverso misure cautelari reali (sequestro), le doglianze generiche sulla motivazione o sulla non configurabilità del fumus sono spesso inammissibili: è necessaria specificità nella deduzione di fatto e diritto, non limitata a mere affermazioni ricostruttive.
- Per la difesa che intenda escludere l'aggravante conviene documentare in modo preciso e probatorio l'assenza di una reale attività di consulenza fiscale (es. assenza di deleghe, mancata predisposizione di dichiarazioni fiscali o di atti contabili rilevanti, attività sporadica o meramente esecutiva priva di autonoma responsabilità), e dimostrare la non continuità e non consapevolezza di comportamenti integranti il reato.
- Nel valutare il fumus commissi delicti per misure reali il giudice si riferisce a elementi probatori raccolti (e-mail, documentazione contabile, accertamenti bancari, dichiarazioni di lavoratori); contestazioni formali della qualificazione del ruolo devono contrastare direttamente tali elementi probatori con argomentazioni e prove specifiche.
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