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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2092/2023 del 19/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della responsabilità penale per truffa sostenendo che la Corte territoriale ha erroneamente escluso il vincolo della continuazione con la precedente sentenza n. 860/2019 (15.02.2019). Si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione per non avere riconosciuto l'identità delle fattispecie, l'identico modus operandi, la coincidenza dei luoghi (Bagheria e comuni limitrofi) e la prossimità temporale, posto che la condanna anteriore comprendeva condotte protrattesi fino a febbraio 2015, dunque non così distanti rispetto ai fatti del presente procedimento.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che la motivazione della Corte d'appello non ha adeguatamente considerato il contenuto della pronuncia richiamata e ha errato nel ritenere che i fatti anteriori risalissero solo al 2013, mentre in realtà le condotte erano protratte sino a febbraio 2015. Ha altresì osservato che i luoghi delle condotte erano gli stessi (Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia) e che gli elementi indicati avrebbero potuto sorreggere il riconoscimento della continuazione. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Palermo.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p. (cpv)

    La norma è richiamata nella sentenza precedente come base per l'unificazione delle pene per continuazione; nella vicenda il giudice di primo grado aveva unificato più fattispecie per continuazione ai sensi di tale disposizione

  • art. 56 c.p.

    Norma richiamata nella sentenza dedotta nel ricorso; nella pronuncia richiamata è stata applicata a talune condotte (come indicato nel capo di imputazione originario)

  • art. 640 c.p.

    Articolo sulla truffa: nella sentenza richiamata e nel presente procedimento le condotte contestate sono state inquadrate come reati di truffa

  • art. 642 co. 2 c.p.

    Circostanza aggravante/forma specifica collegata a talune condotte di truffa citata nella sentenza richiamata

  • art. 497-bis c.p.

    Norma richiamata nella sentenza richiamata; indicata tra le fattispecie per le quali il ricorrente era già stato condannato e che erano state unificate per continuazione

Massime di principio

  • Per riconoscere il vincolo della continuazione non è decisiva una mera differenza temporale apparentemente ampia: conta la effettiva sovrapposizione o prossimità temporale delle condotte e la loro sostanziale collegabilità (identità del dolo, analogia di mezzi e fini).
  • Il giudice di merito deve esaminare concretamente il contenuto delle sentenze pregresse usate come fondamento per negare la continuazione; una valutazione superficiale dei soli anni può essere insufficiente e viziata.
  • La coesistenza di elementi quali identico modus operandi, identità o prossimità dei luoghi e continuità delle condotte è indizio forte a favore del riconoscimento della continuazione.
  • Chi impugna dovrebbe documentare e allegare le sentenze pregresse (con i capi di imputazione) per consentire alla Corte di valutare efficacemente l'eventuale sovrapposizione dei fatti.
  • Se la continuazione viene riconosciuta, ciò incide sulla determinazione della pena (riunificazione e possibile applicazione degli effetti attenuanti per continuazione), mentre la sua esclusione richiede motivazione specifica e non apparente.
  • In caso di carenze motivazionali della Corte d'appello relative alla valutazione della continuazione, la Cassazione può annullare con rinvio per una nuova valutazione da parte di diversa sezione.

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