Cassazione Penale, Sentenza n. 43150/2024 del 27/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Le ricorrenti impugnavano la sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione. Contestavano: 1) la valutazione dell'irrilevanza del prezzo di cessione del ramo d'azienda (sostenendo che i giudici avrebbero confuso capitale sociale con patrimonio e avrebbero dovuto valutare il valore delle quote sociali); 2) l'assenza di prova della destinazione del corrispettivo ricavato dalla cessione (le ricorrenti affermavano che i creditori privilegiati erano stati pagati); 3) la valutazione come ingiustificata della cessione delle quote a società estera e la qualificazione della fallita come "scatola vuota" (segnalando che il collegio sindacale aveva avallato le operazioni); 4) il difetto di nesso causale tra le operazioni e il fallimento; 5) il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi in toto. Ha confermato che la cessione del ramo d'azienda a prezzo irrisorio e la mancata prova della destinazione del corrispettivo integrano la fattispecie di bancarotta fraudolenta per distrazione. Ha ritenuto legittima la valutazione dell'irrilevanza del prezzo, anche considerando il valore dell'immobile e la ricaduta sul capitale sociale, e ha richiamato la giurisprudenza che ammette l'inversione dell'onere della prova circa la destinazione dei beni/ricavi da parte dell'amministratore. Ha inoltre stabilito che non è necessaria una prova diretta del nesso causale tra distrazione e fallimento: è sufficiente il depauperamento idoneo a creare pericolo concreto per la garanzia dei creditori, non neutralizzato da successiva ricostituzione patrimoniale. L'assenza di rilievi del collegio sindacale non esclude di per sé la rilevanza penale dell'operazione. Infine, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto adeguatamente motivato in base alla gravità e alla spregiudicatezza delle operazioni.
Norme richiamate
Applicazione delle pene accessorie previste dalla normativa fallimentare in seguito alla condanna per bancarotta
Richiamato esclusivamente per osservare che la responsabilità dell'acquirente rispetto ai debiti pregressi non esclude la sussistenza del reato di bancarotta: la garanzia per i debiti è un "post factum" rispetto all'eventuale distrazione già consumata
Richiamato per giustificare l'onere di verità gravante sul soggetto interpellato dal curatore circa la destinazione dei beni e per legittimare, in caso di mancata prova o documentazione, l'inversione dell'onere probatorio a carico dell'amministratore
Massime di principio
- La cessione di beni o di un ramo d'azienda a prezzo nullo o manifestamente inferiore al valore reale può integrare il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione anche se l'acquirente assume la responsabilità per i debiti: la garanzia dell'acquirente non cancella il reato già consumato
- Se dalla documentazione non risulta la destinazione dei proventi della cessione, l'amministratore deve dimostrare concretamente e documentatamente l'impiego dei fondi per la gestione aziendale o per soddisfare i creditori; la mancanza di tale prova può giustificare la presunzione di distrazione
- Non è necessario provare un nesso causale temporale stretto tra l'atto distrattivo e il fallimento: rileva il depauperamento idoneo a creare un pericolo concreto per la garanzia dei creditori, valutato nella prospettiva dell'esito concorsuale
- L'approvazione o la mancata contestazione da parte del collegio sindacale non esime automaticamente gli amministratori dalla responsabilità penale; l'assenza di rilievi non costituisce di per sé prova della liceità dell'operazione
- Per ottenere attenuanti generiche è necessario fornire elementi positivi di meritevolezza; la mera assenza di precedenti o di elementi negativi non garantisce il riconoscimento automatico delle attenuanti
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