Cassazione Penale, Sentenza n. 43140/2024 del 27/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 08/05/2024 che aveva rigettato l'istanza di revoca del sequestro preventivo di merce importata. Il ricorrente contestava la qualificazione dell'IVA all'importazione e del "contributo Stazione Sperimentale Carta" come "diritti di confine", sostenendo che l'IVA all'importazione è un tributo interno e pertanto l'omesso versamento non configurerebbe il reato di contrabbando doganale: di conseguenza la merce non sarebbe soggetta a sequestro finalizzato alla confisca. Inoltre si lamentava carenza di motivazione in relazione al contributo Stazione Sperimentale Carta.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto condivisibile l'orientamento giurisprudenziale che qualifica l'IVA all'importazione (e, con essa, il contributo contestato) come rientrante nella nozione di "diritti di confine" ai sensi dell'art. 34 T.U.L.D. e del rinvio operato dall'art. 70 D.P.R. n. 633/1972; ciò rende configurabile, nel caso di false dichiarazioni doganali finalizzate all'evasione dell'IVA, il reato di contrabbando e legittima il sequestro preventivo finalizzato alla confisca. La Corte ha inoltre osservato che la successiva disciplina introdotta dal d.lgs. 26/09/2024, n.141 conferma e chiarisce l'inclusione dell'IVA all'importazione tra i diritti di confine (con specifiche eccezioni), rafforzando l'orientamento accolto. Il secondo motivo (carenza motivazionale sul contributo Stazione Sperimentale Carta) è stato ritenuto inammissibile: la corte ha giudicato adeguata la motivazione dell'ordinanza impugnata.
Norme richiamate
d.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (T.U.L.D.) art. 34
Si considerano "diritti doganali" tutti quei diritti che la dogana è tenuta a riscuotere in forza di una legge, in relazione alle operazioni doganali. Fra i diritti doganali costituiscono "diritti di confine": i dazi di importazione e quelli di esportazione, i prelievi e le altre imposizioni all'importazione o all'esportazione previsti dai regolamenti comunitari e dalle relative norme di applicazione ed inoltre, per quanto concerne le merci in importazione, i diritti di monopolio, le sovrimposte di confine ed ogni altra imposta o sovrimposta di consumo a favore dello Stato.
La Corte interpreta l'art. 34 nel senso che l'IVA all'importazione e il contributo Stazione Sperimentale Carta possono rientrare nella nozione di "diritti di confine" (imposte di consumo a favore dello Stato) quando l'obbligo si concreti in sede di operazione doganale, consentendo l'applicazione delle norme penali sul contrabbando.
d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (decreto IVA) art. 70
L'art. 70 opera un rinvio alle disposizioni doganali "per quanto concerne le controversie e le sanzioni" relative all'IVA all'importazione; la Corte ne valorizza il contenuto come elemento che consente di assoggettare l'IVA all'importazione alle procedure e alle conseguenze proprie dei diritti di confine.
d.lgs. 26 settembre 2024, n. 141 (Disposizioni nazionali complementari al Codice doganale dell'Unione)
Fra i diritti doganali di cui al comma 1 costituiscono diritti di confine, oltre ai dazi all'importazione e all'esportazione previsti dalla normativa unionale, i prelievi e le altre imposizioni all'importazione o all'esportazione, i diritti di monopolio, le accise, l'imposta sul valore aggiunto e ogni altra imposta di consumo, dovuta all'atto dell'importazione, a favore dello Stato
Il decreto legislativo conferma espressamente che l'IVA all'importazione è un diritto di confine (salvo specifiche eccezioni quali i regimi di immissione in libera pratica senza assolvimento dell'IVA per successiva immissione in consumo in altro Stato membro e il vincolo a un regime di deposito diverso dal deposito doganale), legittimando l'applicazione delle disposizioni doganali anche all'IVA.
Regolamento (UE) n. 952/2013 (Codice doganale dell'Unione - CDU)
Fornisce la nozione di obbligazione doganale e disciplina i regimi di importazione; la Corte utilizza il CDU per collegare l'obbligo doganale e la rilevanza dell'IVA in occasione delle operazioni doganali.
Direttiva 2006/112/CE (sistema comune IVA)
Stabilisce che l'importazione di beni è un'operazione soggetta a IVA; la giurisprudenza comunitaria utilizzata dalla Corte spiega come l'IVA all'importazione colga l'immissione nel circuito economico e può seguire procedure doganali.
Massime di principio
- Quando l'IVA all'importazione è dovuta in occasione dell'immissione di merci nel circuito economico nazionale, i tribunali possono ritenere l'IVA parte integrante dei "diritti di confine" e applicare, in caso di evasione mediante false dichiarazioni doganali, le norme sul contrabbando.
- Il pagamento successivo dell'imposta e delle sanzioni non esclude automaticamente la possibilità che sussista il reato di contrabbando o che sia legittimo il sequestro preventivo finalizzato alla confisca se l'accusa è fondata su artifici o falsificazioni idonee a indurre in errore l'autorità doganale.
- Le modifiche legislative recenti (d.lgs. n.141/2024) rafforzano l'orientamento che considera l'IVA all'importazione diritto di confine; pertanto, in casi analoghi la giurisprudenza sarà orientata ad applicare procedure e misure proprie del diritto doganale.
- Esistono eccezioni: se l'importazione rientra in regimi specifici (per es. immissione in libera pratica senza assolvimento dell'IVA per successiva immissione in consumo in altro Stato membro; depositi IVA), l'IVA potrebbe non essere considerata diritto di confine — è fondamentale verificare il regime doganale applicato.
- In contestazioni penali il focus difensivo utile è dimostrare l'estraneità dell'IVA al regime doganale applicato o l'assenza di dolo/frode nelle dichiarazioni doganali (prova della corretta condizione di resa, documentazione di pagamento dell'IVA in altro Stato membro, ecc.).
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