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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1287/2024 del 11/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Teramo che, in qualità di giudice dell'esecuzione, aveva riconosciuto la continuazione tra sette reati di ricettazione (art. 648 c.p.) commessi nel periodo 2/2/2011 - 16/9/2015 nella provincia di Teramo, rideterminando la pena a 4 anni e 6 mesi di reclusione e 1.500 euro di multa. Il Procuratore ricorre denunciando un vizio di motivazione: sostiene che non sia comprensibile in base a quali indici il giudice abbia ritenuto sussistente la continuazione

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e generico e, pertanto, inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia correttamente applicato i criteri di valutazione della continuazione (identità della norma incriminatrice, prossimità geografica e arco temporale compatibile) e abbia motivato in modo sufficiente il riconoscimento dell'unico disegno criminoso; il semplice dissenso del ricorrente senza specificazione di vizi nella motivazione non è idoneo a fondare il ricorso

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    Norma dell'illecito (ricettazione) che costituisce il titolo dei reati collegati; la Corte rileva l'identità della norma come indice per il riconoscimento della continuazione

  • Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)

    Giurisprudenza che afferma la necessità di un'approfondita e rigorosa verifica, anche in sede di esecuzione, per accertare se i reati successivi siano stati programmati al momento del primo; il principio è stato richiamato per sostenere l'esigibilità di motivazione sui criteri adottati

  • Sez. 3, n. 3111 del 20/11/2013 (P.)

    Decisione che individua negli elementi di omogeneità della violazione, del bene protetto e nella contiguità spazio-temporale indici rivelatori dell'unicità del disegno criminoso

  • Sez. 1, n. 34502 del 02/07/2015 (Bordoni)

    Sottolinea che la continuazione richiede l'esistenza, sul piano intellettivo, di più azioni criminose rispondenti a determinate finalità e, sul piano volitivo, l'elaborazione di un programma di massima riconoscibile

  • Sez. 1, n. 354 del 28/01/1991 (Livieri)

    Afferma che l'accertamento degli elementi che dimostrano l'unicità del disegno criminoso è rimesso al giudice di merito ma il suo convincimento deve essere sorretto da motivazione esaustiva e congrua, esente da vizi logici

  • Sez. U, n. 3775 del 21/12/2017 (dep. 2018)

    Richiamata in relazione alla declaratoria d'inammissibilità di ricorsi proposti dalla parte pubblica quando manifestamente infondati o generici

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede una valutazione approfondita e motivata: è necessario dimostrare che i reati successivi siano riconducibili a un unico progetto criminoso elaborato al momento del primo fatto
  • Indicatori utili per la continuità: identità della norma violata, prossimità geografica, contiguità temporale, omogeneità delle modalità operative, sistematicità delle azioni e corrispondenza alle abitudini di vita dell'agente
  • Il giudizio di merito sulla continuazione è sottoposto al sindacato della Cassazione solo sotto il profilo della correttezza e completezza della motivazione; il mero dissenso senza specifici rilievi motivazionali non è sufficiente
  • In sede di esecuzione valgono gli stessi criteri rigorosi applicati in sede di cognizione per accertare la continuità tra reati
  • I ricorsi della parte pubblica possono essere dichiarati inammissibili se formulati in termini generici e senza indicare i precisi vizi di motivazione che si contestano

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