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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36553/2024 del 01/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 07/12/2023 che aveva rigettato il suo reclamo contro l'obbligo imposto dall'Amministrazione penitenziaria di riconsegnare gli oggetti in dotazione (arnesi per cucinare) nella fascia oraria 20:00-07:00, chiedendo la disapplicazione dell'art. 6 della circolare DAP del 2 ottobre 2017. Lupo ha denunciato omissione di istruttoria da parte del Magistrato di sorveglianza e ha contestato la disparità di trattamento nei confronti dei detenuti sottoposti al regime 41-bis rispetto ai detenuti in regime ordinario, sostenendo che la restrizione incide sul diritto di alimentarsi e, quindi, su una posizione di diritto soggettivo.

La decisione

La Corte ha annullato l'ordinanza del 7 dicembre 2023 e ha disposto il rinvio al Magistrato di sorveglianza competente per un nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto che il Magistrato non abbia applicato correttamente l'art. 35-bis ord. pen.: doveva preliminarmente qualificare la pretesa del detenuto e, se risultante una situazione di diritto soggettivo, svolgere l'istruttoria e valutare ragionevolezza e proporzionalità della limitazione. Non è stata decisa la legittimità sostanziale dell'art. 6 della circolare DAP; la decisione è di natura procedurale (annullamento e rinvio affinché il Magistrato proceda ai sensi di legge).

Norme richiamate

  • Circolare DAP 2 ottobre 2017, art. 6

    Predispone l'obbligo di riconsegna di oggetti in dotazione in specifiche fasce orarie (qui contestata per effetto restrittivo sui detenuti 41-bis). La Corte non ha dichiarato la norma illegittima, ma ha richiamato la necessità di valutare ragionevolezza e proporzionalità.

  • Art. 41-bis Ordinamento penitenziario

    Dispositivo che disciplina il regime detentivo speciale: giustifica misure più rigide per esigenze di ordine e sicurezza, ma non legittima limitazioni che determinino una disparità ingiustificata o un carattere vessatorio rispetto ai detenuti ordinari.

  • Art. 35-bis Ord. pen.

    Disciplina il reclamo giurisdizionale per la tutela dei diritti soggettivi del detenuto; il Magistrato di sorveglianza è tenuto a qualificare la pretesa e a svolgere l'istruttoria quando è in gioco un diritto soggettivo. La Corte ha ravvisato la mancata applicazione di questa norma e ha disposto il rinvio.

  • Art. 35, comma 1, n. 5 Ord. pen.

    Prevede il reclamo generico; va adottato quando non è configurabile una situazione di diritto soggettivo. La Corte ha ricordato la distinzione tra reclamo generico e reclamo giurisdizionale ex art. 35-bis.

  • Art. 69, comma 6, lett. b) Ord. pen.

    Norma collegata alla disciplina del reclamo giurisdizionale; richiamata nell'ambito della procedura di tutela avanti al Magistrato di sorveglianza.

  • Sentenza Corte Cost. n. 186/2018

    Richiamata per il principio secondo cui limitazioni trattamentali irragionevoli si configurano come supplemento d'ingiustificata afflittività e sono contrarie al senso di umanità; utile parametro per valutare la proporzione delle misure detentive.

Massime di principio

  • Se una misura dell'Amministrazione penitenziaria incide sul diritto di alimentarsi (es. divieto di cottura in determinate fasce orarie), può configurarsi una posizione di diritto soggettivo e non solo un interesse legittimo: il reclamo va qualificato come reclamo giurisdizionale ex art. 35-bis.
  • Il Magistrato di sorveglianza è obbligato a procedere alla corretta qualificazione della pretesa e, se emergono profili di diritto soggettivo, a svolgere l'istruttoria sui profili di legittimità, ragionevolezza e proporzionalità della misura impugnata.
  • Le limitazioni imposte ai detenuti 41-bis possono essere giustificate per ragioni di ordine e sicurezza, ma l'amministrazione deve dimostrare che la disparità rispetto ai detenuti ordinari è proporzionata e non assume carattere vessatorio.
  • In caso di mancata o erronea qualificazione del reclamo da parte del Magistrato, il rimedio tipico è l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio, senza decisione di merito sulla legittimità della norma impugnata.
  • Chi impugna una misura restrittiva deve argomentare l'effettivo pregiudizio al diritto soggettivo (es. impatto sulla salute o capacità di alimentarsi) per obbligare il giudice a valutare la proporzionalità della scelta amministrativa.
  • La giurisprudenza costituzionale e di legittimità rappresenta parametro per valutare quando una misura diventa eccessivamente afflittiva: il controllo giudiziale include ragionevolezza e proporzionalità oltre alla mera legalità formale.

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