Cassazione Penale, Sentenza n. 18250/2025 del 14/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli Nord (22/11/2024) che aveva accolto l'istanza di Granata volta ad applicare la disciplina della continuazione (art. 671 c.p.p.) rispetto a tre sentenze di condanna emesse dalla Corte d'appello di Napoli (1/4/2015, 14/7/2020, 29/3/2023). Il Procuratore ha denunciato errore di diritto e violazione della disciplina della competenza del giudice dell'esecuzione, sostenendo che, alla luce dell'art. 665 c.p.p. e del principio di unità dell'esecuzione nei procedimenti plurimi, competente a decidere fosse la Corte di appello di Napoli (essendo la sentenza di appello del 29/3/2023 quella irrevocabile per ultima e avendo questa operato riforme sostanziali per alcuni coimputati).
La decisione
Il ricorso è stato accolto. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha trasmesso gli atti alla Corte di appello di Napoli per il prosieguo del procedimento. La Corte ha ritenuto erronea l'individuazione del giudice dell'esecuzione da parte del Tribunale, affermando che, ai sensi dell'art. 665, comma 2 e comma 4 c.p.p., e in presenza di riforme sostanziali operate in sede d'appello (es. riconoscimento delle attenuanti generiche o del vincolo della continuazione per alcuni coimputati), la competenza spetta alla Corte d'appello, anche con riferimento alla posizione degli altri imputati in procedimenti con pluralità di soggetti.
Norme richiamate
Stabilisce la regola di competenza del giudice dell'esecuzione: se l'appello ha riformato sostanzialmente la decisione (non solo in ordine alla pena, misure di sicurezza o disposizioni civili) la competenza spetta al giudice d'appello; inoltre, se l'esecuzione riguarda provvedimenti emessi da giudici diversi, competente è chi ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo.
Norma invocata dal Tribunale per l'applicazione della continuazione tra sentenze; tuttavia la Corte di Cassazione ha ritenuto che la questione primaria fosse la competenza del giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 665 c.p.p., rimettendo la valutazione sull'applicazione concreta della continuazione alla Corte d'appello competente.
principio dell'unitarietà dell'esecuzione (giurisprudenziale)
Secondo la giurisprudenza, nei procedimenti con pluralità di imputati la competenza del giudice d'appello ad agire in executivis si estende non solo a coloro per cui la sentenza di primo grado è stata riformata, ma anche a coloro nei cui confronti la decisione sia stata confermata, quando la riforma sostanziale incida sull'assetto complessivo delle posizioni.
Massime di principio
- Quando vi sono più provvedimenti eseguibili nei confronti dello stesso soggetto, competente è il giudice che ha pronunciato la condanna diventata irrevocabile per ultima (art. 665, comma 4 c.p.p.).
- Se l'appello ha riformato in modo sostanziale la pronuncia di primo grado (es. riconoscimento di attenuanti generiche o del vincolo della continuazione), la competenza per l'esecuzione spettante è del giudice d'appello (art. 665, comma 2 c.p.p.).
- In procedimenti con pluralità di imputati, la competenza dell'appello in sede esecutiva può estendersi anche alle posizioni dei coimputati per i quali la decisione di primo grado è stata confermata, per effetto del principio di unità dell'esecuzione.
- Se il giudice dell'esecuzione ritiene di essere competente ma manca la condizione prevista dall'art. 665 c.p.p., la decisione può essere annullata in Cassazione e gli atti trasmessi al giudice effettivamente competente.
- La circostanza che in appello sia intervenuta una diversa determinazione della pena non esclude automaticamente la competenza dell'appello: va valutato se l'intervento sia meramente in tema di pena o costituisca una riforma sostanziale della pronuncia di primo grado.
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