Cassazione Penale, Sentenza n. 24336/2025 del 02/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Roma che ha confermato la condanna per il reato di corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.). Il ricorso si fonda su quattro motivi principali: 1) contestazione della sussistenza del reato perché le elargizioni sarebbero state donativi di modico valore (si richiama l'art. 4 del codice di comportamento che fissa la soglia di 150 euro) e non vi sarebbe prova di passaggio di somme; 2) genericità dell'imputazione ai sensi dell'art. 429, comma 1, lett. c), c.p.p., con il richiamo indistinto ad art. 318 e 319 c.p. e mancata indicazione chiara delle condotte e della data d'inizio; 3) difetto di correlazione (art. 521 c.p.p.) tra il fatto contestato (rilascio di certificati di residenza falsi, ascritto a un altro ufficio) e la condotta per cui è stata condannata (agevolazione nelle pratiche propedeutiche all'iscrizione anagrafica svolta presso il PUA); 4) utilizzazione di conversazioni intercettate in lingua straniera e non tradotte, ritenute inutilizzabili e non valutabili ai fini probatori.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso in tutte le sue parti. Sul primo motivo ha ritenuto che le risultanze dimostrino una condotta reiterata e sistematica di favoritismi, con sollecitazioni ripetute a ottenere compensi per ogni pratica, idonea a escludere la natura di donativo di modico valore e a configurare il sinallagma corruttivo. Sul secondo e terzo motivo (genericità dell'imputazione e difetto di correlazione) la Corte ha osservato che l'imputato ha avuto effettiva possibilità di difendersi, che la precisazione operata in giudizio ha invece ristretto l'addebito originario e che non si è verificata una trasformazione radicale del fatto tale da pregiudicare il diritto di difesa; quindi tali censure sono infondate e/o generiche. Sul quarto motivo ha rilevato che le intercettazioni in lingua straniera non sono state valorizzate in sentenza né in appello; il riferimento ad esse da parte del Pubblico Ministero in dibattimento non è stato provato aver inciso sulle decisioni giudiziarie. Conseguentemente il ricorso è respinto e la condanna viene confermata; la ricorrente è condannata al pagamento delle spese di giudizio ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Ritenuta applicabile: la condotta reiterata di agevolazione delle pratiche in cambio di compensi è stata qualificata come corruzione per l'esercizio della funzione, non come donativo occasionale.
Richiamato nell'imputazione originaria; la Corte osserva che l'addebito poteva essere precisato in dibattimento senza pregiudizio per la difesa.
art. 4 codice di comportamento dei dipendenti pubblici
La soglia di 150 euro per il 'modico valore' è stata richiamata dalla difesa ma la Corte ha valutato che la sistematicità delle elargizioni e il patto affaristico escludono la qualificazione come donativo di modico valore.
art. 429, comma 1, lett. c), c.p.p.
La norma sulla indicazione chiara dell'imputazione è stata applicata nella prospettiva che il diritto di difesa sia concretamente esercitabile: la Corte ha ritenuto l'imputazione sufficientemente chiara per consentire la difesa.
In tema di correlazione tra imputazione e sentenza la Corte ha ritenuto che non vi sia stato un mutamento radicale del fatto; la precisazione operata in giudizio non ha pregiudicato l'esercizio della difesa.
Applicata per la condanna della ricorrente al pagamento delle spese di giudizio a seguito del rigetto del ricorso.
Massime di principio
- La reiterazione e la sistematicità delle condotte di favore e delle richieste di compenso possono trasformare elargizioni apparentemente 'donative' in corrispettivi corruttivi: non è necessario che vi siano prove documentali di ogni singolo passaggio di denaro se il quadro indiziario dimostra un patto continuativo.
- La presenza di conversazioni intercettate che menzionano somme o richieste non richiede sempre la prova del concreto versamento; la valutazione complessiva delle comunicazioni e della condotta può consentire la configurazione del reato.
- L'imputazione iniziale può essere precisata o limitata nel corso del processo senza violare il diritto di difesa, purché l'imputato abbia potuto conoscere il materiale probatorio e difendersi concretamente: la nullità per genericità richiede la prova di un pregiudizio effettivo nella difesa.
- Per ritenere che vi sia stata una 'mutazione del fatto' inaccettabile occorre che la fattispecie giudicata sia radicalmente diversa da quella contestata; una mera specificazione o restrizione dell'addebito non è di per sé sufficiente.
- L'utilizzazione, in dibattimento, di intercettazioni in lingua straniera non tradotte può essere censurata solo se il loro impiego è stato determinante e il loro contenuto è stato fatto valere dai giudici: il richiamo generico del PM non comporta automaticamente la inutilizzabilità dell'intero materiale se i giudici non vi hanno fatto riferimento.
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