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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24320/2025 del 02/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di appello che lo ha dichiarato estinto per prescrizione rispetto alle contravvenzioni (capo A e B), assolto per i delitti ambientali (art. 256 comma 3 e 265-bis D.Lgs. 152/2006, capo F) e condannato per il reato di violazione di sigilli (art. 349 c.p., capo C) alla pena di 8 mesi di reclusione. I motivi di cassazione deducono: (1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla affermazione di responsabilità per l'art. 349, sostenendo che delle tre condotte originariamente contestate ne residua solo la rimozione dei cartelli e che le altre opere abusive erano già esistenti al momento dell'apposizione dei sigilli; contestazione della mancanza del dolo e della illegittima inferenza della responsabilità da precedenti penali; conflitto tra ingiunzione amministrativa di rimozione e obbligo di custodia giudiziaria; (2) violazione in materia di trattamento sanzionatorio e del divieto di reformatio in peius, perché il primo grado aveva escluso la recidiva e concesso attenuanti in misura maggiore rispetto alla decisione di appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha rigettato le censure. Ha confermato i principi applicati dalla Corte territoriale: il reato di violazione di sigilli tutela la funzione simbolica e di custodia dei sigilli più che la materialità della cosa; la fattispecie è a forma libera e si integra con qualsiasi condotta che muti lo stato del bene sottoposto a sequestro; il dolo richiesto è il dolo generico (consapevolezza della presenza e natura dei sigilli), e il custode ha obblighi particolari di astensione e vigilanza, quindi l'ordine amministrativo non legittima l'accesso senza dissequestro. Quanto alla reformatio in peius, la Corte ha ritenuto che non è stata violata: in sede di giudizio di rinvio la pena per il reato residuo è stata determinata autonomamente dopo che il reato-base era venuto meno, con conseguente applicazione del minimo edittale (pena di mesi 8 e multa di euro 200) e complessivamente la pena risultò inferiore rispetto a quella di primo grado. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 349 cod. pen.

    Il reato di violazione di sigilli tutela la funzione simbolica e di custodia dei sigilli; è un reato a forma libera integrato da qualsiasi condotta che muti lo stato del bene sottoposto a sequestro. L'elemento soggettivo richiesto è il dolo generico (consapevolezza dell'esistenza e natura dei sigilli).

  • art. 256 comma 3 D.Lgs. 152/2006

    Norma penal-ambientale richiamata per i delitti contestati (capo F); la Corte d'appello ha assolto l'imputato per tali reati per non aver commesso i fatti.

  • art. 265-bis D.Lgs. 152/2006

    Ulteriore norma del D.Lgs. 152/2006 richiamata nei capi di imputazione ambientali, rispetto alla quale il giudice ha pronunciato assoluzione.

  • art. 81, comma 2 cod. pen.

    Regola sull'aumento per continuazione: se viene meno il reato-base in sede di rinvio, non si può più applicare automaticamente l'aumento riferito a quella continuazione al reato residuo; la pena per il reato satellite va determinata autonomamente quando viene meno la continuazione.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma richiamata nel contesto della determinazione del trattamento sanzionatorio e delle riduzioni: la Corte ha esercitato il proprio potere discrezionale in materia di equivalenza tra aggravanti e attenuanti e nella quantificazione della pena residua.

  • art. 97 Cost.

    Richiamato per richiamare l'interesse al buon andamento della pubblica amministrazione quale valore tutelato anche dal reato di violazione di sigilli.

Massime di principio

  • Il reato di violazione di sigilli tutela più la funzione simbolica e di custodia dei sigilli che la mera integrità materiale del bene: qualsiasi atto che alteri lo stato di custodia può integrare il reato.
  • L'elemento soggettivo richiesto è il dolo generico: è sufficiente la consapevolezza della presenza e natura dei sigilli; il ruolo di custode implica un obbligo rafforzato di astensione e vigilanza.
  • Un ordine amministrativo (es. ingiunzione di rimozione) non legittima l'accesso o la rimozione di sigilli disposti dall'autorità giudiziaria: l'intervento deve avvenire dopo dissequestro o previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria.
  • Quando in sede di impugnazione viene meno il reato-base (ad es. assoluzione o estinzione), la pena per il reato residuo va determinata autonomamente; non si può applicare automaticamente l'aumento derivante dalla continuazione se è venuta meno la struttura di continuazione.
  • Il divieto di reformatio in peius non è violato se, nel giudizio di rinvio, la nuova determinazione della pena per il reato residuo è autonoma e la pena complessiva risultante non è aumentata rispetto alla precedente; la mutazione della struttura del reato richiede valutazione cauta del trattamento sanzionatorio.
  • In contestazioni multiple, il giudice valuta singolarmente la sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi per ciascuna condotta: fatti preesistenti al sequestro non possono formare oggetto di una contestazione che richiede comportamento successivo alla apposizione dei sigilli.

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