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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33848/2024 del 05/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La Corte d'appello si è ritenuta "funzionalmente incompetente" a decidere sull'istanza di attenuazione della misura cautelare della custodia in carcere proposta da Daniele Licciardello nel procedimento in cui è imputato di associazione di stampo mafioso e reati connessi; il G.i.p. si era in precedenza dichiarato incompetente a provvedere, determinando la sollevazione del conflitto negativo di competenza e la rimessione degli atti alla Corte di Cassazione per la decisione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato ammissibile il conflitto e ha risolto affermando la competenza del G.i.p. del Tribunale di Catania in qualità di giudice dell'esecuzione. Ha ritenuto che, dato che l'appello pende solo da parte civile e concerne questioni civilistiche (quantificazione delle spese di lite), i capi penali della sentenza di primo grado sono irrevocabili; perciò le questioni sulle misure cautelari dopo la irrevocabilità della sentenza spettano al giudice dell'esecuzione. La Corte ha quindi trasmesso gli atti al G.i.p. perché provveda sull'istanza, con ordinanza ai sensi dell'art. 667, comma 4, c.p.p., suscettibile di opposizione.

Norme richiamate

  • art. 28, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    art. 28, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Fondamento formale per la rimessione del conflitto alla Corte di Cassazione: la norma disciplina il conflitto di attribuzione tra giudici in materia penale

  • art. 30 cod. proc. pen.

    Regola la competenza della Corte di Cassazione a decidere sui conflitti di attribuzione tra giudici

  • art. 300, comma 4, cod. proc. pen.

    art. 300, comma 4, cod. proc. pen.

    Prevede ipotesi di inefficacia della misura cautelare in relazione al decorso del tempo; la Corte indica che tali valutazioni rientrano nelle competenze del giudice dell'esecuzione dopo l'irrevocabilità della sentenza

  • art. 667, comma 4, cod. proc. pen.

    art. 667, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma applicabile per l'adozione dell'ordinanza del giudice dell'esecuzione sulla misura cautelare e sull'eventuale opposizione alla stessa

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. dalla legge 18/12/2020, n. 176

    art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. dalla legge 18/12/2020, n. 176

    Norma straordinaria che ha consentito lo svolgimento del procedimento a trattazione scritta dinanzi alla Corte di Cassazione

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 20156 del 05/05/2022 (Nuredin)

    Sez. 4, n. 20156 del 05/05/2022, Nuredin, Rv. 283214-01

    Conferma che, ove l'appello non investa i capi penali (o sia proposto solo per ragioni civili), i capi penali della sentenza di primo grado possono ritenersi irrevocabili

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 3423 del 29/10/2020 (Gialluisi)

    Sez. U, n. 3423 del 29/10/2020, dep. 2021, Gialluisi, Rv. 280261-01

    Stabilisce che la pena irrogata, quando certa e completa, è eseguibile, circostanza che influisce sulla competenza per le misure cautelari

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 18353 del 31/03/2011 (Maida)

    Sez. U, n. 18353 del 31/03/2011, confl. comp. in proc. Maida, Rv. 249481-01

    Indica che il giudice dell'esecuzione è competente anche per misure di ordine non custodiale dopo l'irrevocabilità

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 14753 del 31/01/2018

    Sez. 6, n. 14753 del 31/01/2018, R., Rv. 272983-01

    Conferma la competenza del giudice dell'esecuzione in caso di misure detentive dopo l'irrevocabilità della sentenza

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 25504 del 10/02/2017 (Russo)

    Sez. 6, n. 25504 del 10/02/2017, Russo, Rv. 270059-01

    Precisazioni sui limiti delle questioni proponibili dopo l'irrevocabilità: il giudice dell'esecuzione può valutare inefficacia ex lege per decorso del tempo, autorizzazioni per allontanamento dagli arresti domiciliari per motivi di salute, aggravamento delle esigenze cautelari e violazioni delle prescrizioni; non può invece riesaminare la persistenza delle esigenze cautelari in funzione di assicurare l'esecuzione della pena

Massime di principio

  • Se i capi penali di una sentenza di primo grado sono divenuti irrevocabili (ad es. perché l'appello investe solo profili civilistici), le istanze attinenti a misure cautelari successive alla irrevocabilità spettano al giudice dell'esecuzione (G.i.p. in funzione di giudice dell'esecuzione).
  • Quando sia pendente un appello proposto unicamente dalla parte civile su questioni civilistiche, il giudice di merito non può ritenersi competente a decidere sull'attenuazione o revoca di misure detentive già esecutive; tali decisioni devono essere adottate dal giudice dell'esecuzione.
  • Il giudice dell'esecuzione può esaminare aspetti quali l'inefficacia della misura per decorso del tempo (art. 300, comma 4 c.p.p.), richieste di autorizzazione all'allontanamento per motivi di salute dagli arresti domiciliari, aggravamenti delle esigenze cautelari e trasgressioni delle prescrizioni.
  • Il giudice dell'esecuzione non ha invece competenza per riesaminare le esigenze cautelari nel senso di rimettere in discussione la necessità della misura al fine di verificare la persistenza o l'affievolimento delle esigenze cautelari che giustificano l'esecuzione della pena (cioè non può sostituirsi al giudice del fatto prima della irrevocabilità).
  • Se entrambi i giudici si rifiutano di provvedere su una stessa istanza, il conflitto è ammissibile perché causa una stasi dell'attività processuale e può essere risolto dalla Corte di Cassazione ai sensi degli artt. 28 e 30 c.p.p.
  • L'ordinanza del giudice dell'esecuzione resa ai sensi dell'art. 667, comma 4, c.p.p. è opponibile e la procedura di opposizione segue le regole previste per tale decreto/ordinanza.

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