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Ordinanza

Ordinanza n. 1509/2026 - Roma, Sezione 2Q

per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della “ordinanza di rimessione in pristino e demolizione di opere edilizie eseguite in assenza di titolo abilitativo in totale difformità ovvero con variazioni essenziali in Loc. Pianaccio” dell’11 dicembre 2025 a firma del Responsabile dello Sportello unico per l’edilizia Arch. Piergiorgio Pagliaccia, notificata in data 12 dicembre 2025, nonché di ogni altro provvedimento comunque inerente e/o connesso, preparatorio e/o consequenziale, a quello impugnato;

Giustizia amministrativa202601737

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza di rimessione in pristino e demolizione di opere edilizie eseguite in assenza di titolo abilitativo, in totale difformità o con variazioni essenziali

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazioni competenti)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare, l’ordinanza comunale dell’11 dicembre 2025, notificata il 12 dicembre 2025, con la quale è stata disposta la rimessione in pristino e la demolizione di opere edilizie realizzate in assenza di titolo abilitativo, in totale difformità o con variazioni essenziali, nonché degli atti connessi e consequenziali. Il testo dell’ordinanza cautelare non espone analiticamente i singoli motivi di ricorso, ma dà conto delle questioni relative alla legittimità degli interventi contestati, alla loro riferibilità al compendio immobiliare e alla necessità di una valutazione unitaria delle opere. Nel giudizio si è costituito un comproprietario del compendio immobiliare, richiamando anche le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio disposta in un procedimento civile pendente dinanzi al Tribunale Ordinario di Roma.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare, ritenendo che il ricorso non presentasse, allo stato e salva ogni diversa valutazione nella fase di merito, adeguati profili di fumus boni juris. La decisione cautelare è stata fondata sulle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio resa nel procedimento civile indicato, sulle deduzioni del comproprietario costituito e sulla necessità di considerare unitariamente gli interventi edilizi contestati, secondo l’indirizzo richiamato del Consiglio di Stato. Non è stata formulata una decisione definitiva sulla legittimità dell’ordinanza demolitoria. Le spese della fase cautelare sono state compensate in ragione della particolarità delle questioni.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La disposizione disciplina la tutela cautelare collegiale; l’istanza di sospensione è stata respinta per l’assenza, allo stato, di adeguati profili di fumus boni juris.

Massime di principio

  • In sede cautelare, la sospensione di un’ordinanza edilizia può essere negata quando gli elementi disponibili, comprese risultanze tecniche formate in altro giudizio e le deduzioni del comproprietario interessato, non offrano adeguati profili di fumus boni juris, anche senza definire in via conclusiva la legittimità dell’atto impugnato.
  • Ai fini della valutazione cautelare della legittimità di interventi edilizi contestati, le opere devono essere considerate unitariamente quando la loro possibile qualificazione giuridica dipenda dalla valutazione complessiva dell’intervento e non dall’esame atomistico delle singole opere.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniTutela cautelare
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiTutela cautelareDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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