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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33406/2022 del 12/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso il decreto che ha confermato il rigetto della revoca della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente deduceva: errata applicazione/interpretazione dell'art. 14, comma 2-ter, d.lgs. 6/9/2011 n.159 in tema di persistenza della pericolosita sociale dopo periodo detentivo; carenza o apparente motivazione; omessa o incompleta istruttoria. Argomentava che la misura era stata nuovamente innescata automaticamente subito dopo una lunga detenzione per espiazione pena (oltre quattro anni), violando il disposto di sospensione previsto dall'art. 14 comma 2-ter; che, alla nuova applicazione, erano trascorsi quasi sette anni dal fatto associativo e cinque anni di detenzione dalla precedente applicazione della misura; e che sussistevano elementi a favore dell'assenza di attualita della pericolosita (assenza di ulteriori condotte, condanna limitata al reato associativo con assoluzioni per altri reati, mancanza di altri precedenti, regolare attivita lavorativa, natura del carico pendente). Il ricorso lamentava che la Corte d'appello si era limitata a richiamare l'appartenenza all'associazione mafiosa e l'assenza di elementi di abbandono delle logiche criminali, senza confrontarsi con le deduzioni difensive e senza decidere sulla richiesta subordinata di riduzione della durata della misura.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha precisato il quadro normativo: va valutata preliminarmente l'iscrizione del soggetto in una delle categorie criminologiche di cui agli artt. 1 e 4 del d.lgs. n.159/2011 e, solo dopo, la fase prognostica sulla attualita della pericolosita; l'art. 14 comma 2-ter sospende l'esecuzione della sorveglianza speciale durante la detenzione e impone la verifica della persistenza della pericolosita se la detenzione si e protratta per almeno due anni. Nel caso concreto la Corte d'appello non ha dato risposta adeguata alle specifiche deduzioni difensive (valore della sentenza in parte assolutoria, attivita lavorativa, elementi idonei a provare l'abbandono delle logiche associative) e non ha motivato in modo idoneo la decisione sulla attualita della pericolosita dopo cinque anni di detenzione, né ha esaminato la richiesta di riduzione della durata della misura. Per tale carenza motivazionale la Cassazione ha annullato il decreto impugnato e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla Corte di appello di Catanzaro.

Norme richiamate

  • Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia)

    Gli artt. 1 e 4 definiscono le categorie criminologiche cui ancorare l'attribuzione della pericolosita; prima di ogni prognosi occorre verificare l'appartenenza del soggetto a tali categorie.

  • Art. 14, comma 2-ter, d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159

    "l'esecuzione della sorveglianza speciale resta sospesa durante il tempo in cui l'interessato è sottoposto a detenzione per espiazione di pena" e "dopo la cessazione dello stato di detenzione, se esso si è protratto per almeno due anni, il tribunale verifica... la persistenza della pericolosità sociale..."

    La norma sospende l'esecuzione della sorveglianza durante la detenzione e impone al giudice una verifica specifica e motivata della persistenza della pericolosità quando la detenzione ha avuto durata pari o superiore a due anni.

  • Legge 17 ottobre 2017, n. 161 (modifica art. 14 d.lgs. n.159/2011)

    Ha introdotto il comma 2-ter all'art.14, rafforzando l'obbligo di verifica della pericolosità dopo prolungata detenzione.

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione (principi richiamati)

    In materia di prevenzione la sindacabilità in Cassazione riguarda la mancanza assoluta di motivazione e non i vizi della motivazione intesi come critiche sulla logica o sulla valutazione di merito; tuttavia il provvedimento deve contenere i requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità così da dimostrare che le deduzioni difensive sono state valutate.

  • Sentenze costituzionali e di merito rilevate (es. Corte Costituzionale n.291/2013; n.24/2019; Cass. Sez. 2 n.8541/2020 e Sez.1 n.54119/2017)

    Richiamate per stabilire l'obbligo di rivalutazione della pericolosità dopo detenzione prolungata e l'esigenza di non presumere automaticamente la persistenza della pericolosità sulla base di condotte pregresse, in particolare nei casi di appartenenza a organizzazioni mafiose.

Massime di principio

  • Quando la sorveglianza speciale resta sospesa per detenzione protratta almeno due anni, il tribunale deve riesaminare e motivare specificamente la persistenza della pericolosità sociale al termine della detenzione.
  • Per l'applicazione o la conferma di misure di prevenzione occorre prima verificare l'iscrizione del soggetto in una delle categorie criminologiche tipizzate e poi procedere alla prognosi sulla attualità della pericolosità.
  • Nei procedimenti di prevenzione la Cassazione sindaca la mancanza assoluta della motivazione: il provvedimento impugnato deve contenere un percorso logico minimo, completo e coerente che dia conto delle deduzioni difensive rilevanti.
  • Nei casi di presunta appartenenza a organizzazioni mafiose non è ammessa una presunzione automatica di persistenza della pericolosità basata solo sulle condotte pregresse; elementi successivi alla scarcerazione (es. attività lavorativa, assenza di nuovi comportamenti delittuosi, sentenze assolutive/parziali) devono essere valutati e motivati.
  • La richiesta subordinata di riduzione della durata della misura deve essere esplicitamente esaminata e motivata dal giudice; l'omessa risposta costituisce vizio che può portare all'annullamento e al rinvio.

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