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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1287/2023 del 16/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che disponeva il sequestro preventivo per equivalente del profitto presunto della truffa aggravata (circa euro 200.000) contestata in capo al fratello Rizza Gabriele. Si deducevano: violazione degli artt. 321 e 546 c.p.p. e dell'art. 111 Cost., mancata e carente motivazione in ordine alla distinzione tra fondi PSR e PAC (PSR usati per acquisto di beni mobili registrati aggredibili e quindi non giustificanti sequestro per equivalente; PAC erogati sulla base del possesso di titoli e quindi non sequestrebili), mancata valutazione del fumus commissi delicti e del periculum in mora in presenza di polizza fideiussoria che coprirebbe l'investimento, e richiesta che venisse preferito un sequestro di beni immobili direttamente individuabili piuttosto che misura per equivalente.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso in parte inammissibile e in parte manifestamente infondato. Ha ritenuto che, in tema di misure reali, la Corte di legittimità possa sindacare soltanto vizi di legge e l'assoluta mancanza della motivazione; non sono pertanto riesaminabili pienamente questioni di merito e valutazioni probatorie. Sul merito ha ritenuto che il tribunale del riesame avesse fornito autonoma motivazione circa il fumus commissi delicti (emersione che Rizza Gabriele non aveva la qualifica di imprenditore agricolo attivo: residenza stabile a Roma, frequenza universitaria, delega della gestione al fratello, risultanze testimoniali e intercettazioni), e che la scelta di vincolare beni immobili, avendo mancato il reperimento del profitto diretto, fosse legittima. Quanto alla fideiussione, la Corte ha osservato che la copia non era stata integralmente prodotta e che comunque non risultava idonea a coprire integralmente gli importi erogati, per cui non escludeva il pericolo di dispersione. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Riguarda il sequestro preventivo; la Corte sottolinea che il riesame in Cassazione è limitato ai vizi di legge relativi alle misure reali, in particolare alla sussistenza del fumus commissi delicti e del periculum in mora valutati alla luce degli atti prodotti; il tribunale del riesame può ritenere legittimo il sequestro anche di beni immobili quando non sia reperibile il profitto diretto.

  • art. 546 cod. proc. pen.

    Citato dalla difesa come presidio di impugnazione; la Corte ricorda i limiti della cognizione in sede di legittimità sulle misure reali e che non sono rimesse a questa Corte valutazioni di merito o intrinseche contraddizioni della motivazione, salvo assoluta mancanza di motivazione.

  • art. 111 Costituzione

    Richiamato in relazione al diritto al giusto processo e al principio della motivazione degli atti giurisdizionali; la Corte conferma che la Cassazione può intervenire solo in caso di violazione di legge o assoluta assenza di motivazione, non per sindacare apprezzamenti probatori.

  • Disciplina del sequestro preventivo e confisca per equivalente

    La Corte ricorda che se il profitto immediato non è reperibile, è legittimo il sequestro di beni equivalenti (anche immobili) per evitare la dispersione del profitto e garantire il risarcimento dell'ente pubblico; la mera esistenza di una fideiussione non esclude automaticamente il periculum in mora, specialmente se non provata integralmente o se non copre tutti gli importi.

Massime di principio

  • In sede di legittimità il sindacato sulle misure reali è limitato a vizi di legge e all'eventuale assoluta mancanza di motivazione; non è consentito riaprire la valutazione probatoria del fumus e del periculum se il giudice di merito ha dato adeguata motivazione.
  • Se il profitto diretto del reato non è reperibile, il sequestro preventivo può legittimamente essere applicato a beni equivalenti, compresi beni immobili, quando ciò sia necessario per evitare la dispersione della garanzia.
  • La produzione integrale della documentazione (es. polizze fideiussorie) è essenziale: un accenno difensivo senza prova completa può non essere ritenuto idoneo a escludere il periculum in mora.
  • Distinzioni tecniche tra diverse tipologie di fondi (es. PSR vs PAC) possono essere rilevanti, ma devono essere dedotte e provate nelle sedi competenti; in Cassazione non è ammesso trasformare censure di merito non cogliendo vizi di legge.
  • La mera apertura di partita IVA o atti formali che simulano attività non impediscono al giudice di ritenere l'esistenza di artifici quando elementi fattuali (residenza, frequenza universitaria, intercettazioni, documentazione) mostrino che l'attività non era effettivamente svolta.

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