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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38029/2023 del 18/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la conferma della condanna pronunziata dal Tribunale di Velletri sostenendo: 1) violazione dell'art. 143 c.p.p. e dell'art. 6 CEDU per mancata nomina di un interprete e incapacità di comprendere l'italiano, con conseguente dichiarazioni confessorie rese senza piena comprensione; 2) la condanna si sarebbe basata esclusivamente su tali dichiarazioni senza riscontri; 3) assenza di interprete avrebbe viziato il consenso a rendere dichiarazioni; 4) per il capo 3) mancava qualunque prova del porto di arma in luogo pubblico e nessuna arma era stata sequestrata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano generici e manifestamente infondati. Sul punto dell'interprete la Corte ha ritenuto che non sussiste l'obbligo automatico di nomina: l'art. 143 c.p.p. richiede che l'imputato dimostri o dichiari l'incapacità di comprendere l'italiano, e non è emersa alcuna richiesta né prova in tal senso. Quanto all'affermazione di responsabilità, la Corte ha ritenuto che la condanna non si sia fondata esclusivamente sulle dichiarazioni del ricorrente, ma su plurimi elementi di riscontro (esito perquisizione/sequestro, filmati, riconoscimenti fotografici, dichiarazioni delle parti offese, verbali acquisiti) e che la valutazione del merito non sia sindacabile in questa sede. Inoltre il capo 3) non è stato oggetto di condanna, quindi manca interesse a impugnarlo. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 143 cod. proc. pen.

    Il diritto all'assistenza dell'interprete non spetta automaticamente allo straniero; è condizionato alla dimostrazione o dichiarazione dell'incapacità di comprendere l'italiano e l'Autorità giudiziaria deve valutare la necessità della nomina

  • art. 6 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    Richiamato in relazione al diritto a un equo processo; la Corte ha ritenuto che non sia stata dimostrata una violazione perché non è emersa incapacità di comprensione dell'italiano né richiesta di interprete

  • Giurisprudenza di Cassazione (Sez. 2, n. 17327/20.01.2023 Kakashvili; Sez. 2, n. 30379/19.06.2018 Khadraoui; Sez. 2, n. 40660/09.10.2012 Haymad)

    Principi consolidati secondo cui la nomina dell'interprete richiede che l'imputato dichiari o provi l'incapacità di comprensione; se non emergono elementi processuali in tal senso la mancata nomina non configura automaticamente vizio

Massime di principio

  • La nomina dell'interprete non è automatica per lo straniero: l'interessato deve dichiarare o dimostrare l'incapacità di comprendere la lingua del procedimento; in assenza di tale prova la richiesta di annullamento per mancata assistenza linguistica è difficilmente accoglibile
  • Le dichiarazioni confessorie sono valutabili insieme ad altri elementi: se esistono riscontri oggettivi (perquisizioni, sequestri, filmati, riconoscimenti, dichiarazioni di terzi) la condanna non può essere ritenuta fondata "esclusivamente" sulle confessioni
  • In sede di Cassazione non è consentito rieditare il merito o proporre una lettura alternativa delle prove: le doglianze devono dimostrare errori di diritto o vizi logico-giuridici non una differente valutazione probatoria
  • Chi impugna deve specificare i fatti e gli elementi sui quali si fonda la richiesta (non bastano affermazioni generiche); la genericità dei motivi aumenta la probabilità di inammissibilità
  • Non si può impugnare utilmente un capo di imputazione rispetto al quale non c'è stata condanna (difetto di interesse)

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