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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35825/2023 del 28/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del 9/2/2023 che aveva confermato la custodia in carcere nei suoi confronti per i reati di omicidio volontario, ricettazione e detenzione di arma comune da sparo. I motivi di impugnazione erano: (1) vizio di motivazione nella valutazione dei gravi indizi riguardo ai reati di ricettazione e detenzione d'arma, sostenendo che dalle immagini video non si evinceva che l'oggetto occultato fosse una pistola; (2) vizio di motivazione nella valutazione delle esigenze cautelari, contestando la sussistenza del pericolo di inquinamento probatorio (assenza di comportamenti ostruzionistici dei parenti, rilievi già eseguiti) e denunciando l'asserita nullità dell'ordinanza per mancata indicazione del termine per il quale sussiste l'esigenza cautelare.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, nelle more del giudizio, il procuratore speciale del ricorrente ha depositato il 4 giugno 2023 una rinuncia al ricorso, corredata da apposita procura speciale a rinunciare. In conseguenza dell'inammissibilità, la Corte ha disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle ammende della somma di euro 500. L'organo requirente aveva nel frattempo chiesto l'inammissibilità del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 591, comma 1, lett. d), cod. proc. pen.

    La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso in forza della rinuncia intervenuta; l'art. 591, comma 1, lett. d) è richiamato come norma applicabile per la dichiarazione di inammissibilità in presenza di rinuncia.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    In base a questa norma la decisione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e la determinazione, in via equitativa, della somma da versare alla Cassa delle ammende; la Corte ha applicato tale disposizione condannando il ricorrente alle spese e a 500 euro.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in ordine al contenimento dell'esposizione dei motivi di ricorso, ossia il vincolo a esporre i motivi nei limiti strettamente necessari; la Corte non è entrata nel merito dei motivi sostanziali in ragione della rinuncia.

Massime di principio

  • La rinuncia al ricorso, qualora sia valida e tempestivamente depositata con procura speciale ove richiesta, determina l'inammissibilità della causa e impedisce la decisione sul merito delle doglianze.
  • Quando il giudizio viene estinto per rinuncia, il giudice può comunque condannare il ricorrente alle spese e disporre somme a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.1; pertanto la rinuncia non è neutra sotto il profilo economico.
  • Le questioni sostanziali sulla sussistenza dei gravi indizi o sulla valutazione delle esigenze cautelari (es. pericolo di inquinamento probatorio, apprezzamento delle immagini video) vengono esaminate solo se il ricorso resta in vita; una rinuncia preclude tale esame e la possibilità di riforma dell'ordinanza.
  • Per contestare la valutazione delle esigenze cautelari è necessario fornire elementi concreti che dimostrino l'assenza di esigenze cautelari (es. prova che non vi siano atti ostruzionistici o che le misure probatorie decisive sono già state compiute), mentre valutazioni puramente critiche sulla motivazione possono essere insufficienti.
  • Nel valutare immagini e fotografie come elementi a sostegno dei gravi indizi, è richiesta una ricostruzione chiara e congruente: se dalle riprese non emerge chiaramente la natura dell'oggetto occorre argomentare tecnicamente la mancata identificazione e, se possibile, proporre acquisizioni probatorie alternative.

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