Cassazione Penale, Sentenza n. 8944/2024 del 01/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente deduceva, in sintesi: 1) violazione degli artt. 56 e 628 c.p., sostenendo che si sarebbe trattato di una tentata rapina e non di rapina consumata perché non si sarebbe effettivamente impossessato in modo duraturo né della borsa né della cassa; 2) vizio di motivazione rispetto alla ricostruzione della dinamica (la violenza sarebbe stata finalizzata all'impossessamento e non successiva alla sottrazione, come ritenuto in appello); 3) violazione dell'art. 62, n.4 c.p. e vizio di motivazione nella mancata concessione dell'attenuante per il danno di speciale tenuità, avendo il danno economico (circa 97 e 100 euro) un valore modesto e non essendo emerso un concreto pregiudizio documentale.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendolo generico e manifestamente infondato. Ha confermato la valutazione di merito secondo cui la condotta integrava sia rapina impropria (violenza esercitata per garantirsi il possesso della borsa sottratta) sia rapina propria (impossessamento della cassa dell'azienda, collocata nel veicolo). La Corte ha chiarito che la sottrazione seguita anche da brevissimo impossessamento e dal collocamento nel veicolo integra il reato consumato; il guasto del veicolo che ha impedito la fuga non esclude l'impossessamento. Quanto all'attenuante per danno di speciale tenuità, la Corte ha confermato la sua esclusione valutando non solo il modesto valore dei beni ma anche gli effetti dannosi sulla libertà, integrità fisica e morale (lesioni riportate dalla moglie con prognosi di 10 giorni e lesioni al padre). Per l'inammissibilità del ricorso è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3000 a favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
Ricollegata al tentativo: la Suprema Corte ricorda che il tentativo si configura quando la sottrazione non si realizza per cause indipendenti dalla volontà dell'agente; ma distingue la rapina impropria, che si consuma quando l'agente, dopo atti idonei alla sottrazione, impiega violenza o minaccia per garantirsi l'impunità o il possesso
La Corte interpreta la norma ricordando che la rapina può essere propria o impropria: la rapina si considera consumata anche quando la cosa sottratta sia caduta nel dominio esclusivo dell'agente anche per breve tempo e anche se immediatamente successivamente egli venga costretto ad abbandonarla; nel caso concreto la presa della borsa e della cassa e il loro collocamento nel veicolo costituiscono impossessamento
La disposizione relativa all'attenuante del danno di speciale tenuità non è applicabile automaticamente per il basso valore del bene: la Corte la esclude quando, oltre al danno patrimoniale, sussistono rilevanti effetti lesivi sulla persona (lesioni, compressione della libertà), valutando la natura plurioffensiva del reato
Massime di principio
- Distinguere rapina propria e rapina impropria: la rapina impropria può considerarsi consumata se, dopo atti idonei alla sottrazione, l'agente usa violenza o minaccia per assicurarsi il possesso anche se la sottrazione non si conclude perfettamente.
- L'impossessamento anche se temporaneo e di breve durata (p. es. collocazione della cosa nel veicolo) può integrare la consumazione della rapina; il successivo impedimento alla fuga (guasto del veicolo, intervento di polizia) non esclude l'impossessamento già avvenuto.
- Per escludere l'attenuante del danno di speciale tenuità non basta il modesto valore economico del bene: il giudice deve valutare anche le lesioni, la minaccia alla libertà personale e l'impatto morale sulla vittima; la presenza di lesioni o di danni non patrimoniali rilevanti giustifica la esclusione dell'attenuante.
- Le valutazioni conclusive dei giudici di merito, se coerenti e fondate, si sostengono in Cassazione salvo vizi di motivazione seri; censure generiche o riproposizioni dei fatti senza argomentazioni nuove sono inammissibili.
- Se i fatti descrivono condotte distinte (es. reati consumati in più momenti o in continuazione) il giudice può contestare unitariamente la condotta o in continuazione con riflessi sul trattamento sanzionatorio; la qualificazione in continuazione influisce sulla determinazione della pena.
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