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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 230/2024 del 03/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugna l'ordinanza del Tribunale di Napoli che, pur avendo convalidato l'arresto in flagranza di Luigi Monaco per il reato di cui all'art. 337 c.p., ha disposto la restituzione degli atti al Pubblico Ministero e ha ritenuto di non procedere con il rito direttissimo a causa dell'assenza dell'arrestato (evaso dagli arresti domiciliari). Il ricorrente censura la decisione come contraria all'art. 558, comma 6, c.p.p., e come abnorme perché ha determinato una indebita regressione del procedimento alle indagini preliminari in presenza di tutte le condizioni per il direttissimo; inoltre sostiene che l'assenza dell'imputato non impedisce lo svolgimento del rito direttissimo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto illegittima e funzionalmente abnorme la decisione del Tribunale che, dopo la convalida dell'arresto, ha restituito gli atti al PM e ha rifiutato il rito direttissimo in ragione dell'assenza dell'imputato. La Corte ha richiamato la consolidata giurisprudenza secondo cui, ove l'arresto sia convalidato, si deve procedere immediatamente al giudizio direttissimo salvo che il PM opti per le cautele previste dall'art. 449, quarto comma. Ha inoltre affermato che la presenza fisica dell'imputato non è un presupposto per il direttissimo. Ha annullato senza rinvio l'ordinanza nella parte che disponeva di non procedere a rito direttissimo e ha trasmesso gli atti al Tribunale di Napoli per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 558, comma 6, cod. proc. pen.

    se l'arresto è convalidato a norma dei commi precedenti, si procede immediatamente al giudizio

    La Corte interpreta la norma nel senso che la convalida dell'arresto obbliga il giudice a procedere al giudizio direttissimo, salvo che il Pubblico Ministero non eserciti l'opzione prevista dall'art. 449, quarto comma, per tutelare le indagini.

  • art. 449, commi 3 e 4, cod. proc. pen.

    Il comma 3 conferma il legame tra convalida e giudizio direttissimo; il comma 4 consente al PM di sospendere il giudizio direttissimo quando la sua celebrazione possa arrecare grave pregiudizio alle indagini. Solo in quel caso il giudice deve accogliere la richiesta di non procedere al direttissimo.

  • art. 450, comma 2, e art. 452, comma 2, cod. proc. pen.

    La giurisprudenza invocata dalla Corte chiarisce che il rito direttissimo è compatibile con l'assenza dell'imputato e può essere adottato anche nei confronti di imputati in stato di libertà; dunque la mancata presenza non costituisce di per sé ostacolo alla celebrazione del direttissimo.

Massime di principio

  • Se il giudice convalida l'arresto in flagranza, deve procedere al giudizio direttissimo salvo che il Pubblico Ministero eserciti espressamente l'opzione prevista dall'art. 449, comma 4, per evitare pregiudizio alle indagini.
  • La restituzione degli atti al Pubblico Ministero dopo la convalida dell'arresto configura di regola un atto funzionalmente abnorme e suscettibile di annullamento, perché determina una indebita regressione del procedimento.
  • L'assenza fisica dell'imputato non è, di per sé, incompatibile con il rito direttissimo; il giudice non può rifiutare il direttissimo basandosi solo sull'assenza dell'arrestato.
  • La richiesta di giudizio direttissimo è una forma di esercizio dell'azione penale: il ruolo del giudice è verificare solo i presupposti legali predeterminati e non sindacare l'opportunità o la convenienza dell'azione del PM.
  • Se il PM ritiene che il direttissimo possa pregiudicare gravemente le indagini, deve formulare espressa richiesta nei termini di legge; in assenza di tale richiesta il giudice non può interrompere il corso del direttissimo.

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