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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12698/2023 del 27/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari di Catanzaro che aveva applicato la disciplina del reato continuato in favore di Aliberti, deducendo che il GIP non era competente a decidere sulla continuazione: la competenza, secondo il ricorrente, era della Corte di appello di Catanzaro perché l'ultima sentenza passata in giudicato era quella della Corte di appello del 12/07/2018 (irrevocabile il 29/10/2019), che aveva riformato pronunce di primo grado in relazione ad alcuni imputati, radicando così la competenza in capo alla Corte di appello (principio dell'unitarietà dell'esecuzione). Il ricorso è stato motivato ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b) e c., cod. proc. pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato: ha ritenuto applicabile il principio secondo cui, quando in appello la decisione sia stata riformata (non limitatamente alla pena, misure di sicurezza o disposizioni civili) anche solo per alcuni imputati, la competenza spetta alla Corte d'appello per il principio di unitarietà dell'esecuzione. Dalla lettura del dispositivo della sentenza della Corte di appello del 12/07/2018 risultava che tale sentenza aveva confermato la condanna di Aliberti ma aveva riformato la decisione su alcuni capi rispetto ad altri imputati; pertanto la Corte di appello è funzionalmente competente. La Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza del GIP e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di appello di Catanzaro per la decisione.

Norme richiamate

  • art. 665, comma 2, cod. proc. pen.

    Stabilisce la regola di competenza per le questioni connesse all'esecuzione quando è stato proposto appello: se l'appello ha confermato o ha riformato soltanto in relazione alla pena, misure di sicurezza o disposizioni civili, la competenza è del giudice di primo grado; nei restanti casi la competenza è del giudice di appello. La Corte applica questa norma tenendo conto del principio di unitarietà dell'esecuzione.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e c., cod. proc. pen.

    Individua i motivi di ricorso per cassazione invocati dal Procuratore (inosservanza o erronea applicazione della legge penale): qui usato per censurare la competenza del giudice che ha deciso sull'istanza di continuazione.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiama il limite della motivazione in cassazione (il ricorso è sviluppato nei limiti strettamente necessari per la motivazione), ossia la regola procedurale sul contenuto delle deduzioni in cassazione.

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Consente la presentazione di memorie difensive; nel procedimento è stata depositata una memoria difensiva a sostegno della correttezza del provvedimento del GIP, ma la Cassazione ha ritenuto fondato il motivo del Procuratore.

  • Principio dell'unitarietà dell'esecuzione (giurisprudenza consolidata)

    Secondo la giurisprudenza citata, se in grado d'appello la sentenza è stata riformata su statuizioni non limitate alla pena per alcuni imputati, la competenza all'esecuzione spetta alla Corte d'appello anche relativamente agli altri imputati per garantire l'unità dell'esecuzione.

Massime di principio

  • Per stabilire la competenza a decidere sulla continuazione occorre individuare l'ultima sentenza passata in giudicato e verificare se in appello vi sia stata riforma non limitata alla pena/misure/civili; se sì, la Corte d'appello è competente per il principio di unitarietà dell'esecuzione.
  • Se l'appello ha confermato la decisione di primo grado oppure l'ha riformata soltanto quanto a pena, misure di sicurezza o disposizioni civili, resta competente il giudice di primo grado (es. GIP/tribunale) per le questioni esecutive.
  • La circostanza che l'esecuzione sia curata dalla Procura generale o le annotazioni nel casellario possono essere indizi utili ma non sono determinanti: conta la sostanza della pronuncia di appello e se essa abbia inciso su statuizioni diverse dalla sola pena.
  • Se un provvedimento è adottato da un giudice ritenuto incompetente, la parte che vi abbia interesse (anche il Pubblico Ministero) può impugnare e la Corte di legittimità può annullare l'atto e rinviare o trasmettere gli atti alla autorità funzionalmente competente.
  • Prassi consigliata: prima di chiedere o applicare la continuazione verificare il dispositivo delle sentenze passate in giudicato per tutti gli imputati coinvolti, annotando eventuali riforme in appello e valutando la ricaduta sulla competenza; documentare la scelta sul presupposto normativo (art. 665 cod. proc. pen.)

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